Il terrore corre nell’etere; da facebook ai media, dalle e-mail a
whatsapp. Da tempo non si leggeva il terrore multidimensionale per un evento di
fronte al quale non sappiamo difenderci.
A ben vedere ogni epidemia influenzale è molto simile.
All’inizio della stagione influenzale si suggerisce la vaccinazione,
che non raggiunge spesso neppure il 40% della popolazione.
L’influenza nelle fasce a rischio causa ogni inverno un numero numerosi
casi di morte (durante l’ottava settimana di sorveglianza del 2020 si segnalano
33 decessi – fonte https://www.epicentro.iss.it/influenza/stagione-in-corso
). Ma nessuno se ne scandalizza.
Da tempo invero si va segnalando l’uso improprio del Pronto Soccorso.
Il servizio di pronto Soccorso dovrebbe fornire prestazioni di “soccorso”
in caso di urgenza, emergenza, traumi e comunque prestazioni che non possono
essere erogate sul territorio.
Invece da anni il Pronto Soccorso viene intasato da ogni richiesta; in
pediatria si va dalla tosse alla puntura di insetto, passando per le orticate e
la febbre, senza alcun passaggio attraverso i servizi dei Pediatri e dei Medici
di famiglia.
Evidentemente, di fronte alle prime infezioni da coronavirus, spesso
esordite con sintomi aspecifici di tosse e febbricola, il ricorso incondizionato
al Pronto Soccorso ha contribuito alla diffusione della malattia, con gravi
ripercussioni sulle fasce più deboli: anziani, defedati e immunocompromessi.
Questo il risultato. Tutti siamo pronti a criticare l’atteggiamento
degli Altri e poi spesso siamo i primi ad abusare dei servizi di Pronto Soccorso
i cui addetti sono indifesi.
Gli operatori sanitari in genere e quelli del Pronto Soccorso degli
adulti, e ancor più quelli pediatrici sono i veri eroi di questa percepita catastrofe,
indifesi di fronte agli accessi indiscriminati di fronte ai quali non possono
sottrarsi.
Le infezioni contratte dai medici e dagli infermieri in prima linea ne
sono la prova lampante.
Diamo un segnale di maturità; anche quando l’epidemia sarà passata!
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