04 marzo 2011

Dolce il caffè, amare le donne, pulire le sonde…

Questa mia frase sibillina, che occhieggia dai monitor dei miei ecografi mi accompagna e mi ha reso famoso, si fa per dire, fra gli addetti ai lavori.
Più passano gli anni, più si avvicinerebbe l’epoca della pensione, più mi nascono dentro progetti e più mi butto in corsi d’aggiornamento.
Oggi è toccato al corso di accesso vascolare eco-assistito all’ospedale di Milano Niguarda – Ca’ Granda.
L’ospedale è immenso ma ben organizzato; due parcheggi sotterranei a più piani garantiscono un accesso comodo a tutte le ore e il prezzo è politico.
Mi sovviene il raccapriccio dei colleghi di Genova e di Catania ogni mattina alla ricerca di un parcheggio.
Il corso è stato fantastico, divertente e motivante.
Il problema quando si porta a casa qualcosa di nuovo è farlo accettare; i conservatori non sempre sono le persone più anziane.
La serata si è conclusa con una pizza gigantesca in compagnia del segretario Simeup Lombardia, al secolo Marco Pitea, e il suo degno compare Cristiano, mio figlio più piccolo.

02 marzo 2011

Perchè?



Forse ho tenuto in ostaggio per troppo tempo la luna
fermo nella bottiglia del temporale
Tramontana dove vai
portami via da questo posto
ogni ombra è una vela ed ogni cuore ha un timone…

Forse sono inciampato nella mia catena
forse ho sbagliato la strada e la direzione
Tramontana cosa fai
fai tacere questa voce
guardo il muro della cella e col gesso cancello il mondo…

E diciamo tutti che ormai è tardi
e diciamo tutti che è troppo presto
e diciamo tutti che è presto, è tardi, ma nessuno sa per che cosa
e diciamo tutti che eravamo angeli e che però ci hanno dirottato
e abbiamo le ali stropicciate e ripiegate sotto il cappotto…

Forse ho ancora il segno sulla mia schiena
il diavolo fa i tatuaggi col suo forcone
Tramontana dove sei...
non lasciarmi solo
e' un viavai di fantasmi e mi domandano tutti perchè...

Forse la mia risposta ormai è fredda
dentro la clessidra di questa prigione
Tramontana cosa vuoi... abbiamo un tuono senza voce
Ogni clessidra sogna di perdere la sabbia in un deserto...

E diciamo tutti che ormai è tardi
e diciamo tutti che è troppo presto
e diciamo tutti che è presto, è tardi, ma nessuno sa per che cosa
e diciamo tutti che eravamo angeli e che però ci hanno dirottato
e abbiamo le ali stropicciate e ripiegate sotto il cappotto…
(Davide Van De Sfroos)

01 marzo 2011

Trattoria Milla a Sala Baganza (Parma)

Un po’ persa nella campagna parmense, ci sono arrivato solo grazie al navigatore satellitare in una serata di foschia e piovigine.
La sala è accogliente.
Come spesso nelle trattorie emiliane, sopratutto in quelle suggerite dalla fidata guida gialla Slow Food, c’è l’uso di mantenere l’aspetto tipico degli anni ’50 e ’60, senza rinunciare né in sala né in cucina alla tecnologìa avanzata, però ben dissimulata.
E’ una trattoria di tradizione, fondata dalla mitica Signora Milla, di cui sentivo parlare nei miei anni universitari a Parma, ma che non ho mai avuto la ventura di conoscere.
Oggi la tradizione prosegue, soprattutto con la “torta fritta”, la migliore assaggiata sinora, e con leggendari anolini in brodo di cappone, che mi hanno riportato indietro di quarant’anni.
Dolci onestissimi, secondo robusta dolce tradizione, e una buona cantina completano il quadro.
Per quanto riguarda quest’ultima ho notato una propensione alla Lombardia, cosa un po’ insolita in terra emiliana; io mi sono attenuto rigorosamente a un Lambrusco molto classico.
Il prezzo è giusto: sui 30 euro, che salgono a 40 se si vuole bere molto bene.
Unico appunto: il servizio; grande cordialità ma lentezza esasperante.
Voti: cucina 8/10; cantina 8/10; servizio 6/10. Link: Trattoria Milla.

19 febbraio 2011

Back home

L’Airbus dell’AirOne rulla pigramente a Fontanarossa. Presto il ronzio delle turbine si trasformerà repentino nel sibilo che mi accompagnerà nel decollo verso nord.
Nella fila dietro la mia il cretino di turno annuncia, con dovizia di decibel, al cellulare e a tutta l’inclita di essere un medico. L’accento è nordico, allegria!
L’unico che si impressiona è lo steward che accorre e lo prega di spegnere il suo cellulare (del cazzo).
Nonostante il ventunesimo secolo imperversi, qualcuno continua a ignorare che qualunque cellulare possiede un compressore di dinamica che ci permetterebbe di sussurrare anche frasi d’amore nel rombo di un uragano.
L’Airbus si lancia sullo Jonio mentre la luna illumina la costa fino ad Augusta. A settentrione l’orsa maggiore gioca a nascondino con uno strato di nuvole che presto si stenderà argenteo sotto di noi.
Sono in pista da diciotto ore e cedo al sonno fino alla verticale di Sestri Levante.
In genere mi fermavo a dormire a Catania, ma  la tristezza di un’eventuale Villa Cibele in solitaria, una delle mie basi, mi convince a tentare il ritorno a casa e gli inevitabili colpi di sonno connessi.
In ospedale è un delirio.
In questi giorni si susseguono casi interessanti, sconsolanti e routinari; da qualche tempo ci siamo arresi all’influenza in tutte le sue varianti.
Non mancano casi bizzarri: Gabriele ha meno di un mese ed è al secondo ricovero in due diversi ospedali.
Safira ha dolori addominali da quattro anni; forse abbiamo trovato la sua terapia.
Matteo attende la chiamata al Centro di Auxologia inossidabile sotto l’angelo giustiziere, che forse è inossidabile a sua volta se non è dorato.
Ogni sera ci illudiamo di liberare qualche camera e ogni notte la riempiamo.
Qualcuno ha scritto una lettera a un giornale lamentando di essere rimasto in Pediatria sei ore in attesa dei risultati degli esami del sangue, però dimentica che il bambino è stato visitato tempestivamente.
Passo un po’ di tempo a meditare una replica poi decido di lasciar perdere: a Milano la gente aspetta ore ed ore in corridoio e non fa nemmeno notizia.

17 febbraio 2011

Catania!


Prima seduta ecografica a Catania nella Divisione di Pediatria del “Vittorio”.
Per ora lavoro non molto, ma tanta simpatia e trionfo della tavola con scorpacciata di pesce.
Grazie ad Arturo, che mi ha fatto da autista/guida/cicerone, grazie a Raffaele, mitico primario e grazie a Francesco, presidente della Simeup sicula; poi saluti al telefono con Luca, con Annette e con tanti altri.
Grazie alla dolce caposala Sara, che non mi fatto rimpiangere la Gabriella del Lago..
Credo che tornerò presto, per lavorare un po’ di più e mangiare un po’ di meno.
Per oggi è stata una tirata mitica con andata e ritorno in giornata; la prossima volta mi prenderò più tempo.

11 febbraio 2011

Ecografia d'urgenza

Questo corso è entusiasmante, nulla da dire né da eccepire.
Sto imparando la sconvolgente utilità dell’ecografia toracica, la difficile eco-cardiografia e l’utilissimo accesso vascolare eco-guidato.
E’ strano provare tutto questo entusiasmo all’età in cui tutte le persone di buon senso dovrebbero cominciare a pregustare una serena pensione all’ombra di un pergolato, con un vecchio cane fra i piedi e qualche nipotino in braccio.
Invece no.
Ci sono ancora un sacco di cose da imparare e qualcuna ancora da insegnare. Domani si ricomincia come il primo giorno!

10 febbraio 2011

Padova, anzi Abano Terme

Grazie a un amica, si fa per dire, che è riuscita a farmi saltare il corso di Ginecologia Pediatrica di Firenze.
Sono riuscito invece ad iscrivermi all’ultimo momento a uno splendido corso di ecografia d’urgenza a Padova, anzi, ad Abano Terme.
Per tema di nebbia ho deciso di viaggiare in treno, come d’altro canto scritto nel post precedente,
Quindi tre treni, tre treni diversi, tre tipi di compagni di viaggio.
Sondrio-Milano: salgo a Colico; il treno non è molto affollato. Dopo breve ricerca trovo quattro posti liberi e mi ci adagio sparpagliando giacca, borsa e il mitico trolley compagno di ogni viaggio; pregusto un’oretta di lettura tranquilla.
Il destino decide altrimenti e nei quattro posti dall’altra parte del corridoio atterrano quattro studenti delle superiori che tornano a Lecco.
Il realtà sono una dozzina, ma solo quattro si piazzano vicino a me, due maschi e due femmine.
Gli ormoni sono stati devastanti per i maschietti, che soprannomino subito Brufoloso e Brufoletti. Gli ormoni sono stati generosi anche con le femminucce ma in altra direzione; entrambe hanno un’aria piuttosto vissuta.
Brufoloso porta un berretto calato sugli occhi; Brufoletti se lo toglie per mettere meglio le cuffie; poi però decide di farci tutti partecipi della sua musica Rap.
Il volume non è fastidioso; a tratti il volume delle voci si alza per invocare genitali maschili e femminili. Brufoloso e Brufoletti invocano con par condicio; le ragazze preferiscono decisamente invocare il volatile simbolo maschile.
Cullato dalle urologiche invocazioni mi addormento fino a Lecco.
I quattro, accompagnati dagli altri otto, scendono rumorosamente e torna la pace; mi riaddormento fino a Monza mentre il treno accumula il ritardo canonico .
A Milano mi precipito ai distributori automatici per ritirare il biglietto acquistato su internet, e infatti mi va abbastanza bene, poi mi avvio verso la Freccia Bianca Eurostar e Intercity che sul binario 11 attende di partire per Trieste.
Ho il posto prenotato; il treno è pieno; mi piazzo al finestrino, vecchia abitudine di trasvolatore atlantico, in mezzo a tre silenziose fanciulle; una legge, una tortura l’Iphone e la terza sonnecchia.
Il destino è in agguato. Specularmente al mio posto siede un rampante quarantenne con completo gessato da bancario in trasferta ufficiale.
Invece è il titolare di un’Agenzia di Viaggi. E’ armato di un notebook che non guarda, e anche di un micidiale auricolare connesso a un cellulare che non si scarica mai.
Inizia una serie di telefonate con voce sui 90 decibel con un numero impressionante di amici, colleghi e amiche a cui racconta quanto gli sta costando la crisi in Egitto; descritta in modo pittoresco con riferimenti anatomici maschili e femminili, con diversioni sull’onanismo, cui peraltro non si decide nonostante i taciti suggerimenti di tutto lo scompartimento.
Arriviamo in qualche modo a Padova, dove scende anche il cretino, finalmente spento il cellulare.
Non mi resta che prendere il locale sino a Terme Euganee, dove arrivo in tarda serata. Il viaggio, di pochi minuti, è senza storia, su un treno lurido, di fronte a una studentessa triste che annega le sue amarezze nella Settimana Enigmistica.
C’è un solo taxi ad Abano Terme e mi costa 18 euro per quattro chilometri; non male; per una pizza e una birra me la cavo con molto meno.
Finalmente il meritato riposo all’Alexander Palace.

09 febbraio 2011

Andrea e la camera 2

La camera 2, che era stata di Silvia, poi di Amela, poi di Mauro, era diventata da qualche mese la camera di Andrea.
Da questa mattina la porta è chiusa.
Andrea ci ha lasciato ieri sera.
Era una partenza annunciata da tempo, da mesi, ma come sempre succede l’attaccamento alla vita lo ha fatto arrivare quasi a metà febbraio.
Fino a due settimane fa ogni tanto mi spediva alla sera a prendere una pizza margherita alla pizzeria Lumin, in riva al Lago.
Nicoletta, Patrizia e Miriam hanno sempre voluto offrire queste pizze e ieri sera, quando mi hanno visto hanno sperato di offrirgliene un’altra.
Invece avevo passato il pomeriggio a sperare e pregare che il tormento finisse presto.
E ora anche Andrea è un altro di quegli angeli che ho accompagnato nell’ultimo viaggio e spero che, come gli altri, ora che è nella Luce mi aiuti a non fare troppe sciocchezze nel mio lavoro di tutti i giorni.

08 febbraio 2011

Sì, viaggiare...

Dopo un mese di tensione e stress poco sostenibili domani ripartirò.
Dopo tante destinazioni sotto il 40° parallelo mi limiterò a “rimanere” a Padova per un corso di ecografia d’urgenza.
Se non vorrò fare indigestione di nebbia mi toccherà viaggiare con i treni sempre più sporchi delle nostre Ferrovie dello Stato.
Ma forse, quando si chiamavano così, erano ancora una cosa ragionevole; ora che si chiamano Trenitalia e che hanno un sito su internet le cose si sono messe veramente molto male.
Stazioni impresenziate, personale frustrato e supponente, code ad ogni biglietteria, niente più depositi bagagli e una corte dei miracoli di accattoni, attaccabrighe e rompicoglioni che nessuno si sogna di arginare.
Un luogo comune per descrivere le stazioni ferroviarie: flora, fauna e cemento.
E viaggiare in treno in Italia costa come in Germania; molto di più che in automobile.
Non scendiamo nei dettagli, per favore, però negli autogrill i cessi li puliscono ogni tanto, e sono gratuiti.
Sarebbe bello sapere come mai l’acqua minerale alle macchinette costa meno che fare la pipì in Stazione Centrale a Milano: ci sarà un voto di scambio.
Poi, per non smentirmi, la settimana prossima scenderò una scappata all’ombra del vulcano, anzi della Montagna,  per vedere di mettere in pratica gli ecografici insegnamenti.
Gli aeroporti, almeno per ora, sono algidi, impersonali, ma un po’ più puliti delle stazioni ferroviarie.
Malpensa si dà arie intercontinentali al Teminal 1, labirinto di parcheggi con tariffe orarie pari a quelle di una escort;  al Terminal 2 è rimasto invece ancora l’aeroporto della Lombardia del miracolo economico, fermo agli anni ’50 ma molto romantico per arrivi e partenze di fidanzatini low cost.
Linate vuol far credere di essere ancora l’ aeroporto della Milano de la Madunina, invece è un posto dove odiosi vigili urbani cercano di rimpinguare le casse del Comune di Peschiera Borromeo con le multe per divieto di sosta ai danni degli sprovveduti.
Orio al Serio è l’unico simpatico aeroporto di Milano e infatti sta a Bergamo.

06 febbraio 2011

L’ascesa inarrestabile del maiale

Trattoria cresciuta in fretta; osteria giunta faticosamente alla recensione sulla gialla guida Slow Food; ristorante che ha conquistato negli anni la stella della rossa Michelin; pizzeria che a mezzogiorno sfama muratori esausti e medici ipoglicemici, ma alla sera sa darsi un tono.
Nel parcheggio SUV lucidissimi e reduci da trekking sui marciapiedi di Milano, Audi silenziose di ginecologi, Mercedes SW di muratori e idraulici, polverose utilitarie di industriali nel tessile e pick-up 4 porte di artigiani piastrellisti.
Dalla carte dei menu, dalle lavagne finto rustico, da vetrine refrigerate e termostatate con impianto antiappannante fanno capolino fiere fiorentine.
La bontà della Chianina si cimenta con lo spessore della Scottona.
Tagliate alla rucola contendono la palma dell’eccellenza a filetti d’Angus.
Ai tavoli la fauna è divertente.
Le signore ostentano jeans firmati con mises più sexy; qualcuna resiste pateticamente con la pelliccia, ma il casual chic non ha più praticamente rivali.
Le signore in genere hanno avuto una buona educazione; se non l’hanno avuta si sforzano di dimostrare il contrario.
Le posate vengono maneggiate correttamente e silenziosamente; i calici e i bicchieri vengono sollevati con eleganza, i tovaglioli hanno ancora una loro dignità.
I signori no.
Maniche rimboccate con avambracci pelosi usano forchette e coltelli randomizzando l’impugnatura dal joystick al machete.
Affrontano a morsi robusti tranci di focaccia come bull mastiff affamati e si aiutano con le dita per ficcare in bocca gocciolanti e succosi triangoli di pizza capricciosa ripiegati in quattro.
I figli ovviamente li imitano, senza smettere di stuzzicare il Nintendo piazzato davanti al piatto come un navigatore satellitare.
Il cameriere mi chiede premuoso: Chianina, Scottona o Angus?
E io sornione: se cominciassimo dai maiali? Ma non mi segue, perso nel decolletè della vicina di tavolo.

31 gennaio 2011

Costantino e Matera

Sono arrivato per la prima volta a Matera nel 2003, per un corso blasonato di ecografia delle anche.
Blasonato nel senso che il relatore era il professor Graf, nume tutelare e padre spirituale della terapia della displasia dell’’anca e della sua diagnostica.
Mi sono innamorato allora dei Sassi, il suggestivo Barisano e l’allora fatiscente Caveoso.
Avevo scelto come base uno dei primi hotel insediati nei Sassi, esisteva da qualche mese e aveva un prezzo ragionevolissimo.
Mi ero preso qualche giorno in più per conoscere Matera.
La sua suggestione veniva dai miei libri scolastici di geografia e da una bambina, Rosanna, compagna in prima media, dai tratti delicati e dai capelli corvini, mai più rivista negli anni successivi, trascinata lontano da un padre emigrante alla disperata ricerca di lavoro al nord.
La vista della città e del vallo della Gravina dalla Murgia è spettacolo inaspettato e che toglie il fiato.
Ed era nato l’amore.
Amore platonico, come per una donna che incontri e che credi, o speri, non raggiungibile anche se ti sei perso nei suoi occhi.
Poi cinque anni dopo il nuovo incontro, questa volta con Costantino, incontrato nella nebbia bassa  della brughiera frequentata dai pionieri di Anobii.
Costantino scrive, come scriveva suo padre.
Scrive della sua terra con sarcasmo amaro, con ironia sfumata e con ricamo d’aggettivi che non riescono a nascondere l’amore per questa Lucania che appare solo sua, come se fosse l’unico a conoscerne l’anima.
E questa volta è amore totale per questa città, irrazionale come dev’essere l’amore, senza spazio per ripensamenti o pentimenti. Così, se capito nel raggio di duecento chilometri da Matera non posso fare a meno di rivederla.
Inizio sempre dal belvedere della Murgia, che si sporge offrendo là, oltre la Gravina, il Sasso Barisano, dominato dalla cattedrale e il Sasso Caveoso, percorso dall’alto in basso e unito da saliscendi di “greti di ciottoli” lucidi e  quasi umidi.
Poi anche il centro e, disordinatamente e con affanno nell’ansia di non vedere abbastanza, le chiese rupestri, il cimitero alle Malve, e la fuga fra i Sassi a  cercare una porta che non porti all’ennesimo B&B.
Costantino è sornione, sorride sotto i baffi, a tratti apertamente, mentre mi indica qualche angolo o qualche scorcio e mi cede il passo per lasciarmi rapire da un’inquadratura, da un muro, da un gatto, da un tetto, da un grido.
Poi, quando per me sarebbe pomeriggio, mi scorta in trattoria, o in taverna, rimpiangendo piatti che non esistono più, e forse non sono mai esistiti ma avrebbero potuto, e mi esorta ad accontentarmi.
E arrivano antipasti insperati, pasta con le rape, carni grigliate a cui provvede condimento Costantino con  arguzie inaspettate, graffianti e sarcastiche, come nei suoi libri.
La sera, dopo una puntata a Irsina o a Montescaglioso, la cerimonia del convivio si ripete, a volte con Pacifica, moglie e compagna che gli fa vellutata eco, come qui a fianco, al ristorante "Le lucanerie".
Alla fine riparto, ma so che tornerò a Matera.

29 gennaio 2011

Matera e Bari

A Matera piove.
Ne approfitto per visitare il Museo Nazionale a palazzo Lanfranchi.
Ci trovo alcune cose pregevoli del 13° e 14° secolo sia dipinte sia scolpite in pietra calcarea e tavole e tele più recenti , che non amo particolarmente.
Alla Libreria dell’Arco trovo finalmente “Un greto di ciottoli” di Costantino Dilillo.
Costantino è un melanconico meridionalista, oltre ad essere uno scrittore creativo e pessimista.
Per necessità deve fare il direttore di banca come a me tocca fare il pediatra.
Lo trovo alla terza telefonata ed è impegnato inesorabilmente.
Sabato cercherò di liberarmi presto dal congresso e ci diamo appuntamento in trattoria.
Il ritorno a Bari, sotto il diluvio, si concilia con il mio stato d’animo.
Il congresso, tutto sommato, è divertente.
Fatta eccezione per i grossi nomi di Firenze, di Milano e di un entusiasta di Reggio Emilia, tutti gli altri mi sono sconosciuti.
Le relazioni si susseguono interessanti e avvincenti mentre osservo incuriosito il panorama, soprattutto femminile, trattandosi di ginecologia pediatrica.
Tutto sommato mi sembra un mondo un po’ chiuso su sé stesso,  scollegato dal resto della Pediatria, ma è così un po’ per tutte le nicchie culturali.
Arrivo a sera stremato. Niente cena e a letto presto;  per succedermi una cosa simile devo essere proprio esausto…

28 gennaio 2011

Bari e Matera

Ancora in viaggio. Questa volta la destinazione è Bari e non si parlerà di medicina d’urgenza ma di ecografia e ginecologia pediatrica.
Non sarò nel mio solito habitat e potrò forse rilassarmi fra colleghi che non mi conoscono.
Non sono troppo sereno, il pensiero è rimasto al reparto e al piccolo Andrea, che stiamo seguendo tanto affannosamente quanto disperatamente.
Solita partenza alle quattro del mattino; poi Malpensa; tempo nuvoloso sull'Italia; gli squarci fra le nuvole mostrano scorci innevati d’Appennino.
L’aeroporto di Bari è deserto, piccolo, silenzioso; lo ricordavo più vivace, ma forse è solo il riflesso della mia tristezza.
Noleggio una Panda e si mette a piovere; ho la mattina libera e gironzolo fino ad Altamura e poi all’affascinante Matera.
La città cresce e il suo traffico, forse esasperato dalla pioggia, è milanese, se non fosse per il modo di guidare sotto il 40° parallelo, dove il codice della strada assume sfumature machiavelliche.

23 gennaio 2011

Fiumicino

Il rombo di un aereo in partenza promette un orizzonte e invece è solo un altro viaggio verso situazioni identiche e uomini diversi. L’illusione dura l’intervallo fra un decollo e un atterraggio, con il solo conforto di un sonno a tratti su un sedile scomodo.
(Giorgio Faletti – Appunti di un venditore di donne - Pag 275)


Ed eccomi di nuovo su questo Airbus che mi ha portato tante volte avanti e indietro per quest’Italia.
A Fiumicino, l’aerostazione futuristica, nonostante fosse sabato c'era poca gente.
Qualche faccia da onorevole che rientrava in ritardo, qualche religioso con il collarino negligentemente allentato, come la cravatta dei cronisti americani nell’immaginario collettivo.
A tratti sfilavano comitive di orientali con le signore munite di mascherina, non si capisce se per non trasmettere l’aviaria o per non essere infettate dalla suina, o anche viceversa alla luce di usi e costumi correnti.
Mi addormento cullato dalle turbolenze, poi scendo nella fredda e frenetica Milano; un kebab con Cristiano, poi la povera SLK, ogni anno più vecchia ma sempre fedele, mi accompagna frusciando nel vento fino al mio Lago.

22 gennaio 2011

Ritorno a casa

Con la moderazione dell’ultima sessione si conclude il mio convegno nazionale della SIMEUP a Grosseto.
Cosa porto a casa – come è invalso l’uso di dire nei convegni  d’oltreoceano?
Per me non va così male; molte nuove conoscenze e almeno due nuove amicizie; tante idee e la rassicurazione, se ce ne fosse stato ancora bisogno, che i bastoni fra le ruote te li mette chi ti sta di fianco, non chi ti sta di fronte.
Comunque di lavoro da fare ce ne sarà molto e impegnativo; non ci sarà da annoiarsi.
Sul fronte del tempo libero mi sto convincendo ogni giorno di più della comodità degli e-book. Certo il libro tradizionale con le pagine nuove di stampa, profumate e fruscianti, ha un suo fascino duro a moprire.
Però la comodità di portarsi un’intera biblioteca in un sottile apparecchio che pesa cento grammi ed è più sottile di un centimetro  è altrettanto impagabile.
E ora sono qui su un comodo e pulito Eurostar che scivola nella campagna laziale verso Roma; l’altra faccia della medaglia dei treni luridi dell’andata è il prezzo, pari a un viaggio aereo da Milano a Bari andata e ritorno…
Le mie compagne di viaggio sono due giovani e graziose Rom con una bambina vivacissima ma almeno silenziosa, al contrario di mamma e zia, che parlano senza sosta nella loro lingua da almeno un’ora.
Anche sull’Eurostar la ferrovie non si smentiscono e sanno offrire solo un cesso lurido al posto di un dignitoso wc.
A Roma mi aspetta l’Airbus dell’Alitalia, dove a fare la pipì non si rischia il vomito e si spende di meno.
Qualche giorno di pausa, cioè di lavoro, poi si riparte per Bari.

21 gennaio 2011

Grosseto e Catania

 Anche se la Società Italiana di Medicina d’Urgenza ed Emergenza Pediatrica è giovane e dinamica questo convegno non di discosta molto dai classici convegni medici “nazionali”.
Alcune belle relazioni, alcune buone idee, indiscutibilmente, ma anche molti bisbigli di corridoio, abili incontri “casuali” e altrettanto abili diversioni per evitarne.
I relatori non sempre si confrontano e durante il pomeriggio capita di sentir declinare gli stessi concetti con l’accento di quattro differenti regioni italiane; sarebbe il paradiso dei filologi, se non toccasse parlare di pediatria d’urgenza.
Alla fine si arriva alla serata tanto attesa; sulle prime non ho alcun invito e mi si prospetta una serata al ristorante della fattoria, poi arriva il primo invito, visto che nel frattempo sono diventato uno dei moderatori; poi arriva Catania.
Raffaele, poi Francesco, poi Toni, poi Annette, poi gli altri, equanimi nel distribuirsi fra il Vittorio, il Cannizzaro e il Garibaldi, gli ospedali all’ombra dell’Etna, mi trascinano a Grosseto.
Mi strappano alla Lombardia e mi nominano Siciliano onorario fra brindisi goliardici.
La cosa divertente è che ci crede pure la moglie dell’oste che mi augura buon viaggio e mi fa notare che ho uno strano accento per essere un isolano.
Beh, per ora ho perso l’occasione di cambiare accento, magari si vedrà dopo qualche mese di ecografia all’ombra dell’Etna, come vorrebbe Raffaele.
La serata si conclude in allegria: questa sera non devo guidare…      

19 gennaio 2011

Roma e Grosseto

Nebbia a Linate; la pista è comparsa con le sue luci mentre l’aereo si posizionava, in perfetto orario, cosa insolita per Alitalia.
L’urlo dei turbofan mi distoglie dal giornale e l’accelerazione mi schiaccia contro lo schienale mentre l’Airbus si solleva.
Il mare di nebbia sotto cui si stende l’Idroscalo si alza sul finestrino e il Monte Rosa, all’orizzonte, sfila lentamente e passa dietro di me.
Sono di nuovo in viaggio.
Per mesi ho cercato di sconfiggere germi di solitudine cambiando invano latitudine, ora veleggio a rappresentare un centinaio di pediatri lombardi a un convegno nazionale.
Il tempo di leggere qualche stralcio delle prodezze amatorie del nostro Presidente del Consiglio e iniziamo la discesa su Roma. Dal mare di nubi spuntano lontane le montagne della Sardegna, coperte questa mattina di neve.
Poi l’Airbus si tuffa nelle nuvole e sotto compaiono i monti della Tolfa; poi l’aereo plana sui colli etruschi verso Fiumicino. 
Il Tirreno laziale, già poco invitante d’estate, si stende gelido e grigio a destra.
Da Fiumicino gironzolo fino a Termini su treni luridi e sobbalzanti per tirare l’ora di pranzo.
Abbiamo deciso di vederci, dopo due anni, con Maria Luisa, amica di libri e infermiera alla Centrale Operativa 118 del San Camillo.
Infatti ci troviamo a Villa Pamphili per uno spuntino abbondante (o un pranzo leggero?); ci raccontiamo gli ultimi libri e i nostri problemi.
Gli racconto del piccolo Andrea, che oggi va meno bene di ieri, e mi racconta di un bimbo Rom morto in culla.
Maria Luisa va a recuperare i figli a scuola e io riparto per Grosseto su un treno ancora più lurido, anzi è il treno più sporco della mia vita, ma arrivo finalmente a destinazione. Un taxi mi conduce in un agriturismo isolato dove da domani ci sarà il Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina d’Emergenza e Urgenza Pediatrica.
In mezzo alla Maremma potremo solo lavorare; il centro abitato più vicino mi dicono sia a sette chilometri.
Però questa sera c’è il direttivo nazionale e io sono libero.
Posso leggere, dedicarmi alla cucina toscana e poi ancora leggere! Il cellulare prende con difficoltà e ho strappato la spina del televisore.

13 gennaio 2011

Le ho mai raccontato del vento del Nord

More about Le ho mai raccontato del vento del nordPer un blog di un livello imbarazzante come il mio sono rimasto a lungo a pensare come iniziare il primo vero e proprio post dell’anno.
Ma ho deciso.
Questa storia d’amore è di gran lunga la più intrigante, attuale, coinvolgente ed erotica che mi sia capitato di leggere negli ultimi due/tre anni, ma forse anche di più.
Storia speciale per gente speciale, scritta con rara delicatezza in quest’epoca di sudiciume e sesso di contrabbando.
Peccato che vinca Lui; fino all’ultima pagina avevo fatto il tifo per Lei; ma forse ci avevo messo qualcosa di troppo personale per essere obiettivo.

03 gennaio 2011

2011



Oh certo che può sembrare inutile
una stazione a chi non parte mai,
ma i treni che davvero portan via,
non han fiori sui sedili,
ma da fuori non lo sai,
devi entrarci per sapere dove vai.

(Roberto Vecchioni)

31 dicembre 2010

Bilancio 2 e previsioni


Bilancio: parola grossa anche in una piccola azienda; figuriamoci in una grossa e, peggio ancora, a livello individuale.
Per me non ci sono mezze misure. La maggior parte dei miei 25 lettori, e non sono ahimè aumentati, mi conosce e sa che il mio bilancio nel 2010 non è stato molto positivo.
Chi poteva , chi sapeva e chi doveva ha preferito fuggire; chi non avrebbe dovuto, potuto o saputo si è sforzato di starmi vicino e il mio cuore non lo dimenticherà.
Cosa ci aspetta nel 2011?
In senso generale, c’è ben poco da attendersi. Sul piano morale non si può scivolare ancora. Più in basso di noi ci sono solo Sodoma e Gomorra.
Visto che siamo sul biblico citerò l’Ecclesiaste: “ Ho visto servi a cavallo e principi camminare a piedi come servi.”
Per me rimane qualcosa?
Sì, ho ancora tre sogni nel cassetto.  
Auguri; buon 2011!