Fra due settimane ci saranno le elezioni amministrative in questo Comune.
Ho la residenza qui da poco tempo e non conosco candidati né schieramenti.
Saluto regolarmente due candidati sindaco: li incontro spesso sul mio breve tragitto verso l’Ospedale; il terzo lo saluterei se lo incontrassi.
Su Facebook (ordine pubblico a Gravedona ed Uniti) ho sollevato il problema dell’ordine pubblico a Gravedona.
I candidati mi hanno risposto in modo un po’ evasivo e generico.
Non me ne vogliano i lettori lontani, remoti e distanti; come disse il grande Guccini: “Una bolognese me la fate fare?”
E quindi ripropongo il problema ai tre candidati.
il problema che ho sollevato non è quello di conoscere con altre parole le vostre proposte, i vostri intendimenti e le vostre promesse.
Questo mi sembra scontato.
Quale lista riconoscerebbe di non avere a cuore l’interesse dell’ordine pubblico, della viabilità e della nettezza urbana?
No.
Il problema è un altro, e non riguarda, non può, non deve riguardare Gravedona: è un problema di tutta questa sconsolata penisola.
E il problema è: ci sono degli arroganti, dei maleducati e dei prepotenti, che per ora percorrono le strade in senso contrario, mettono a repentaglio la vita altrui (incrocio Via Poncia/Via Regina), disturbano la quiete con motorette scoreggianti e puzzolenti, non usano il casco, lasciano i cani liberi etc. etc.
Qualcuno ha il coraggio di dichiarare a priori che combatterà questo malcostume?
La domanda è pregnante e la risposta intrigante.
La formulo in maniera più esplicita: qualcuno ha il coraggio di fare a meno del voto di queste persone e di prendere posizione senza “se” e senza “ma”?
Si tratta di usare la tolleranza zero, di promettere il sequestro di motorette e di togliere punti sulla patente.
Qualcuno ne ha il coraggio?
Questa scelta a New York negli anni ottanta ha funzionato e la città è cambiata.
Adesso vorrei conoscere il vostro parere; io mi firmo.
E tu?
Immagini catturate con lo scanner, con la fotocamera, con la sonda dell'ecografo, con il pensiero. Immagini che quasi sempre sono frutto della casualità e dell'intuizione.
01 maggio 2011
24 aprile 2011
Buona Pasqua
Pasqua di Resurrezione – Tanto per cambiare rimango in ospedale; i medici specializzandi si sono lamentati di lavorare troppo e di doversi assumere troppe responsabilità.Sono medici abilitati alla professione, ma solo quando è comodo al ministero, altrimenti non possono firmare autonomamente alcunché.
Quindi rimango in reparto a seguire i medici specializzandi e il logorìo del Pronto Soccorso pediatrico.
Febbri, tossi, qualche bronchite, molta ansia, qualche ferita da suturare, cadute in bicicletta. Domani, a Pasquetta, arriveranno le crisi d’acetone, i vomiti e tutto quello che oggi ci si tiene in casa per non guastare la festività.
L’ambulanza scarica una frattura di femore, ma la monotonìa viene interrotta bruscamente da una mamma non proprio giovanissima.
La piccola Sara, che viene da Busto Arsizio, ha il raffreddore e sta aspettando da quaranta minuti. La piccola Sara ha quattro anni ed è un bel demonio, sale e scende dalla casetta in sala giochi, si ingozza di banane e ha una sorella di cinque anni che aspetta, da quaranta minuti ovviamente, nel parcheggio, assieme al papà.
E’ molto verosimile, se buon sangue non mente, che la sorellina stia divorando la tappezzeria dell’Audi ma forse l’incertezza della paternità salverà l’auto di famiglia.
Comunque la signora è spazientita: aspetta da quaranta minuti e ferma ogni infermiera che passa e anche un’ostetrica, per rivendicare il suo diritto alla salute.
Inoltre è arrivata cinque minuti prima di un maschietto con il febbrone a quaranta e il medico di guardia lo ha fatto passare davanti borbottando “triage”…
Il primario, bloccato a sua volta in corridoio si intenerisce e decide di visitarla nell’ambulatorio di ecografia.
La piccola Sara entra, in braccio alla sua mamma, con la bocca piena di banana matura; viene spogliata, pesata e visitata, ovviamente dal primario in quanto gli altri stanno giustamente lavorando.
La piccola Sara non ha un cazzo (e infatti è femmina), ma la mamma riferisce che due anni avanti aveva avuto una crisi di broncospasmo ed ora, ogni volta che ha il raffreddore, la mamma si preoccupa tanto tanto.
La piccola Sara, appena rivestita, stacca a pedate un gradino della scaletta che servirebbe per salire sul lettino di visita mentre la mamma la redarguisce dolcemente.
Il medico assicura la mamma che non serve alcuna terapia e la signora sospira contenta: “E’ proprio quello che volevo sentirmi dire”.
Poi escono dalla sala visite, la mamma camminando regalmente, la figlia saltellando felice.
Buona Pasqua di Resurrezione!
PS: il nome e l’origine del demonio sono di fantasia; chiediamo pubblicamente scusa a tutte le bambine che si chiamano Sara e agli abitanti di Busto Arsizio.
20 aprile 2011
Quasi come Adumas
E de ogni mia dona se regòrdi el surìis
anca se cun nissöena sun rüvaa ai benììs
tanti donn che in sacòcia gh’eren scià el paradis
insèma al rusètt hann lassa i cicatriis…
E di ogni (mia) donna mi ricordo il sorriso;
[...]
ma tante donne che avrebbero avuto in tasca il paradiso
insieme al rossetto mi hanno lasciato solo cicatrici.
16 aprile 2011
Diluvio a Misterbianco
Ormai mi sono rassegnato alla pioggia in Sicilia. Fino a qualche mese fa tenevo sul desktop l’icona meteo di Catania, tanto per soffrire un po’ del confronto.
Dopo le ultime tre “discese” non mi formalizzo più.
Ieri c’è stata la prima sessione del convegno nazionale del gruppo di Studio di Ecografia Pediatrica della Società Italiana di Pediatria.
C’erano poche persone, veramente poche. Dopo le prime due relazioni ho iniziato a capire perché.
Da dieci anni le stesse facce, l’unico valore aggiunto i capelli; qualcuno li ha persi, qualcuno ha cambiato colore.
Sempre le stesse relazioni, tese a nascondere al popolo le novità e a mostrare quanto sono bravi a fare le cose che hanno sempre fatto e che si trovano ormai su tutti i sacri testi in inglese… di cinque anni fa.
In serata c’era l’ultima sessione, presieduta da Raffaele e sono rimasto fino all’ultimo: infatti era una sessione clinica ed è stata l’unica interessante.
Alla sera, come atteso, l’invito a Misterbianco, a casa del “mitico” Arturo, quello del birrificio. Non che la signora Licia e il piccolo Teobaldo siano meno mitici (per Teo sono già lo zio Palolo...), ma il cuoco era lui.
Pertanto, visto che a Grosseto si era finiti in un birrificio con cucina tedesca, cosa di meglio di cucina giapponese alle falde dell’Etna? Poi la zuppa di cozze alla norvegese, retaggio delle loro ultime vacanze a Oslo, una classica e delicata pasta con l’astice poi finalmente cucina sicula: insalata di arance e finocchio, arance al Triple Sec e liquori dell'isola, rigorosamente fatti in casa.Limoncello e cedro molto profumati e infine il diluvio.
Pare che la strada da Misterbianco a Catania sia in discesa e quindi, complici tombini saltati e altre amenità, la piccola caposala Sara mi ha riportato in città discendendo un torrente.
Ah, le mie nuove scarpe scamosciate per il convegno degli ecografisti!
Questa mattina ultime battute del convegno, poi di corsa al Vittorio per le ultime ecografie e tutti i referti delle sedute.
Panino con bistecca di cavallo e verdure grigliate in una “putìa” dove ormai mi conoscono e di nuovo a refertare fino a sera.
Ora a Fontanarossa aspetto l’ultimo volo per Linate; speriamo che non ci siano ritardi, domani alle 8 devo essere in reparto.
15 aprile 2011
Scansioni a Catania
Terza tornata di ecografia a Catania nel 2011; con l’occasione seguita da una cena di reparto della Pediatria del “Vittorio” e che precederà il Convegno del Gruppo di Studio di Ecografia Pediatrica della Società Italiana di Pediatria.Viaggio da Linate su un povero MD80 dell’Alitalia, che ha passato la trentina, spelacchiato e scolorito.
Nebbia e nuvole sotto di noi salvo sopra le Eolie, ma già dopo Milazzo, iniziata la discesa, le nuvole ci inghiottono.
Giornata trascorsa chiuso all’interno dell’ambulatorio di ecografia mentre fuori il tempo migliora, ma basta concludere la seduta per chiamare la pioggia. Un amico e collega di Messina, alle mie rimostranze sul clima dell’Isola, ha risposto che il maltempo lo riservano agli ospiti del nord per non farli sentire a disagio.
Finiamo la serata al ristorante; avrò una ventina di ecografie da refertare domani.
09 aprile 2011
Retraining PBLSD all'Ospedale di Gravedona
Retraining interno con le nuove linee-guida sulla rianimazione cardio-polmonare di base in pediatria.Retraining un po’ arruffato, sia per le slides poco entusiasmanti che ha distribuito la Simeup, sia per il tempo splendido e il lago smeraldino che ci hanno distratto per tutta la mattina.
In ogni caso è trascorsa qualche ora lontana dal reparto, dal pronto soccorso e dalla catena di montaggio; poi a metà pomeriggio l’ecografo ha chiamato, tirannico.
05 aprile 2011
Milano!
Milano in treno + bici. Era ormai un ricordo di tempi idilliaci e arcadici.
Tempi scanditi dai primi corsi di rianimazione cardio-polmonare di base iniziati in Lombardia negli ospedali di Milano.
Primo treno da Sondrio nel gelo del mattino attraverso le brume del Lago e le nebbie delle Brianza.
Levatacce brancolando nel buio e nel silenzio per non svegliare chi pensava solo a sé stessa e scivolata silenziosa dai vicoli della città vecchia verso la stazione.
Poi Milano. Prima Niguarda, poi il Policlinico, poi il S. Paolo, poi Melegnano, poi il S. Carlo, poi Magenta, poi fuori nella provincia, verso Monza, Rho, Magenta.
E sempre con la stessa bicicletta, una Kastle rossa, che ora, dopo aver anche disceso due volte gran parte del Danubio, è quasi in pensione con le sue ruote patetiche da 26 pollici.
Ora in treno parto da Colico, in riva al lago.
Non devo più prendere né il primo treno, che rigurgita studenti, né il secondo, che traghetta bancari e impiegati inamidati e stereotipate segretarie dallo sguardo vitreo.
E’ stato entusiasmante sciamare verso Niguarda attraverso stradine sconosciute ai più, seguendo il senso dell’orientamento al posto dei sensi unici.
Incrociare i tram e sorridere alla moltitudine strombazzante in coda dentro le scatolette di lamiera appestate da troppe sigarette.
Osservare il popolo dei tram e quello postulante attorno ai semafori. Nessuno importuna un povero ciclista; nessuno gli chiede l’elemosina ai semafori; al massimo lo investono.
Oppure guardano con diffidenza il pedalatore in giacca, cravatta e occhialini che entra a testa alta all’Ospedale Maggiore scansando con sufficienza la sbarra e lo sguardo neghittoso del portiere…
04 aprile 2011
Elogio della semplicità: Ristorante “Da Gigi” a Crandola Valsassina
Da almeno una decina d’anni mi suggerivano una tappa in questo ristorante e finalmente l’occasione si è presentata.
Non l’ho trovato sulla gialla Slow Food, ma alla porta d’ingresso c’è l’adesivo della rossa Michelin, che per me non è un valore aggiunto, anzi.
Ma entrando tutto cambia.
Chi ha arredato la sala ha coniugato spientemente rustico, eleganza e buon gusto. La cosa che colpisce è l’affabilità e la cortesia delle sorelle che animano la sala.
Una cortesia d’altri tempi, senza mai essere invadente nè ostentata.
La carta propone piatti assolutamente tradizionali e semplici, rivisitati alla ricerca di accoppiamenti di sapore sapienti.
Quindi “scapinasc”, peraltro unico piatto originale della Valsassina, e tagliatelle curatissimi ed equilibrati.
Pochi secondi di carne dalla qualità eccezionale e che denota una scelta sicura delle materie prime.
Dolci tradizionali, rivisitati negli ingredienti per migliorarne l’equilibrio: eccezionale la cassata al cocco e la semplice ma leggerissima bavarese con sciroppo d’acero.
Carta dei vini buona, con scelte sicure.
Purtroppo mi toccava guidare ma ho sbirciato i distillati per scoprire una bella offerta di grappe, liquori fatti in casa e torbati non banali.
Voti: cucina 9/10; cantina 8/10; servizio 10/10 (e lode) - http://www.dagigicrandola.it/ita/default.aspx
02 aprile 2011
Quanti Santi per Milano
In realtà i mezzi pubblici vanno benone, i treni sono solo “un po’” sudici e i tram “un po’” vecchi: lo sciopero è quello di coloro che una volta si chiamavano “auto-ferro-tranvieri”.
Naturalmente lo sciopero è di venerdì in modo da regalare a qualcuno un wek-end lungo e a qualcun altro un week-end disagevole e ancora più pericoloso.
Però ci consola il proclama che lo sciopero lo fanno “anche” per noi e di questo non vi è alcun dubbio; anzi ringraziamo commossi.
E quindi parto per tempo; fortunatamente devo arrivare solo al San Carlo, di fronte a San Siro. Un altro santo, probabilmente San Cristoforo, mi fa trovare la strada Regina libera e ci scappa un piatto unico al Birrificio di Como con assaggio della nuova birra scura fumè.
La cameriera è insolitamente gentile e chiacchierina, e mi da del “Lei” , segni inequivocabili della mia altrettanto inequivocabile vetustà ma anche dell’esistenza di isole di buona educazione anche fra le generazioni emergenti.
Per fortuna chi aveva a suo tempo deciso la costruzione dell’ospedale San Carlo l’ha fatto ben decentrato per cui, alla faccia degli auto-ferro-tranvieri, arrivo in orario.
Non ci sono partite di calcio quindi anche il parcheggio non è un problema nonostante San Siro incomba.La riunione, sulle nuove linee guida del PBLSD, è dominata dal savoir faire e dalla fretta di partire per il week end.
Lo sciopero ha demoralizzato i Lombardi periferici e c’è solo la gente di Milano, Magenta e Melegnano. Dal nord ci sono solo io e dall’ovest il biondo e rampante Francesco da Varese nonchè l’inossidabile, venusta e dinamica primaria di Busto Arsizio.
Il tempo rimane primaverile e torno verso il Lago con il tetto della vecchia cabrio aperto.
Naturalmente sulla tangenziale c’è un casino d’inferno e allo svincolo di Arese due giovani automobilisti, sotto lo sguardo divertito delle amichette, si scambiano quattro sberle per una precedenza mentre la colonna attende immobile sotto il sole al tramonto di sciamare verso la Milano-Laghi.
Le isole di buona educazione sono al largo dei mari del sud.
31 marzo 2011
Veramente una cattiva stagione
E' solo la recensione di ques'ultimo romanzo dell'inossidabile coppia Guccini - Macchiavelli.
Poiana. Nuovo personaggio questo Forestale che sta sull’Appennino, a cavallo fra Emilia e Toscana e vive in un paese che indubitabilmente sta attraversando una Malastagione.
Ma la stiamo attraversando tutti questa Malastagione in cui la cronaca viene manipolata per nascondere malaffare, malcostume, malgoverno e corruzione.
L’atmosfera è cupa.
In paese ci sono nato e in paese ci vivo; di bastardi ne conosco.
Cito una mia amica di letture: “Nei libri del commissario Santovito di gente strana ce n'era, ma bene o male erano personaggi positivi (Raffis)”, ma qui sembra che non si salvi (quasi) nessuno.
Il ritmo del romanzo è piuttosto lento, ma si vivacizza nel finale, non completamente scontato e velato di malinconia.
28 marzo 2011
Tristezza
Mi è stato detto che è triste questo blog; certamente vero; scritto nelle solitudini del dopo cena; ascoltando la musica di chi ha la mia età, come Massimo Bubola.
Quante storie e canzoni lasciate a metà
dall’altra parte del vento…
Ho guardato i ricordi dal fondo di un bar
sopra uno specchio inclinato.
Mi son visto seduto nell’oscurità,
col mio bicchiere al mio fianco
col mio bicchiere di pianto…
(Massimo Bubola)
25 marzo 2011
Notte di Pino, giornata di Paolo
Notte di Pino, la passata: 2 parti normali, un cesareo, tre ricoveri e un diabete all’esordio in acidosi.
Forse, ancorchè agnostico, gli converrebbe farsi benedire quando passa davanti al convento di Dongo per fare la notte.
Il seguito mio non è stato da meno; entrato in ospedale alle 7, ma in piedi dalle 5, a preparare le slides per l’aggiornamento interno delle 14; a metà mattina due ecografie complesse, poi in ambulatorio per due visite; altre slides in fretta mangiando un pezzo di pane e filadelfia, poi finalmente l’aggiornamento interno.
Eravamo in quattro gatti ma sono riuscito ad accapigliarmi con il primario della Rianimazione; mentre fremevo per altre due visite in ambulatorio è arrivato Giorgio da Milano, storico pediatra della “De Marchi” ma non sono riuscito neppure ad offrirgli un gelato.
Sono tornato in reparto alle 20 anche per dare la buona notte alla giovane dottoressa che attendeva un parto prematuro…
Per mia fortuna il cellulare era rimasto a casa; c’erano 24 chiamate e 14 messaggi.
Insomma, come si dice, fermate il mondo: vorrei fare un giretto in bici.
20 marzo 2011
Acireale - Caverna del Mastro Birraio
Acireale, Caverna del Mastro Birraio; invitato all'assaggio dal "mitico" Arturo; qui siamo alle prese, da sinistra a destra con: weissen, lager, ambrata, stagionale, stout e indian pale ale.
Classifica personale:
1 - stagionale
2 - ambrata
3 - indian pale ale
4 - stout
5 - lager
6 - weissen
Classifica personale:
1 - stagionale
2 - ambrata
3 - indian pale ale
4 - stout
5 - lager
6 - weissen
17 marzo 2011
150° dell’Unità d’Italia
Quanta retorica! Da destra, per giustificare la propria inadeguatezza fuori tempo.
Da sinistra, dimenticando che comunisti e compagni fino a due decenni or sono davano del “fascista” a chiunque esponesse una tricolore.Poi c’è chi, in tempi di Europa Unita, vorrebbe dividere l’Italia e si vergogna della bandiera.
Ma ovunque la bandiera è un simbolo trasversale, che unisce democratici e repubblicani, riformisti e conservatori, liberali e laburisti.Solo in Italia la si espone ogni 50 anni, naturalmente strumentalizzandola alla propria meschinità.
12 marzo 2011
Roma
Il sibilo dei turbofan di questo piccolo Embraer dell’Alitalia è discreto; infatti mi addormento e mi risveglio fra le nuvole, alto sopra Bergamo.
Mi sono proprio addormentato fra le nuvole come mi aveva augurato scherzosamente la piccola Sara ieri mattina.
Arriverò a Roma abbastanza presto sul programma della presentazione delle nuove linee guida per la rianimazione cardio-polmonare di base in età pediatrica.
E’ la quarta release del 1996 e ogni volta si deve imparare ad essere razionali e convincenti anche quando si devono spiegare procedure che sono l’esatto contrario di quelle insegnate l’anno prima.
Comunque la riunione è simpatica al mattino.
Terribile, al limite delle lacrime al pomeriggio.
Fortunatamente c’è stata la solita post-riunione sino a Fiumicino con il clan dei Catanesi, al secolo mezzo direttivo Simeup Sicilia.
Mi sono proprio addormentato fra le nuvole come mi aveva augurato scherzosamente la piccola Sara ieri mattina.Arriverò a Roma abbastanza presto sul programma della presentazione delle nuove linee guida per la rianimazione cardio-polmonare di base in età pediatrica.
E’ la quarta release del 1996 e ogni volta si deve imparare ad essere razionali e convincenti anche quando si devono spiegare procedure che sono l’esatto contrario di quelle insegnate l’anno prima.
Comunque la riunione è simpatica al mattino.
Terribile, al limite delle lacrime al pomeriggio.
Fortunatamente c’è stata la solita post-riunione sino a Fiumicino con il clan dei Catanesi, al secolo mezzo direttivo Simeup Sicilia.
08 marzo 2011
Mimose 2011
Festa della donna; non facciamo polemiche se si tratti di una festa commerciale, storica, giustificata o consumistica.Questo ramo di mimose appartiene a una pianta che cresce sul lago, vicino al porticciolo di Rezzonico, un angolo di Lago che ho sempre amato.
Dedico questo ramo di mimose alle molte donne della mia vita.
Al primo posto ci sono le mamme dei bambini che ho accompagnato nell’ultimo viaggio; non le ho mai dimenticate e sono certo che a volte mi ricordano.
Poi ci sono tutte le infermiere e le colleghe con cui lavoro e ho lavorato e che hanno creduto e credono con me in una “pediatria del sorriso”.
Poi ci sono le poche donne che ho amato e le pochissime che mi hanno ricambiato.
Poi c’è mia madre; forse non l’ho mai vista come donna: mi ha insegnato a nascondere la mia forza e a non vergognarmi della mia debolezza.
Per questo sono pochissime le donne che mi hanno amato.
06 marzo 2011
Rezzonico
04 marzo 2011
Dolce il caffè, amare le donne, pulire le sonde…
Questa mia frase sibillina, che occhieggia dai monitor dei miei ecografi mi accompagna e mi ha reso famoso, si fa per dire, fra gli addetti ai lavori.Più passano gli anni, più si avvicinerebbe l’epoca della pensione, più mi nascono dentro progetti e più mi butto in corsi d’aggiornamento.
Oggi è toccato al corso di accesso vascolare eco-assistito all’ospedale di Milano Niguarda – Ca’ Granda.
L’ospedale è immenso ma ben organizzato; due parcheggi sotterranei a più piani garantiscono un accesso comodo a tutte le ore e il prezzo è politico.
Mi sovviene il raccapriccio dei colleghi di Genova e di Catania ogni mattina alla ricerca di un parcheggio.Il corso è stato fantastico, divertente e motivante.
Il problema quando si porta a casa qualcosa di nuovo è farlo accettare; i conservatori non sempre sono le persone più anziane.
La serata si è conclusa con una pizza gigantesca in compagnia del segretario Simeup Lombardia, al secolo Marco Pitea, e il suo degno compare Cristiano, mio figlio più piccolo.
02 marzo 2011
Perchè?
Forse ho tenuto in ostaggio per troppo tempo la luna
fermo nella bottiglia del temporale
Tramontana dove vai
portami via da questo posto
ogni ombra è una vela ed ogni cuore ha un timone…
Forse sono inciampato nella mia catena
forse ho sbagliato la strada e la direzione
Tramontana cosa fai
fai tacere questa voce
guardo il muro della cella e col gesso cancello il mondo…
E diciamo tutti che ormai è tardi
e diciamo tutti che è troppo presto
e diciamo tutti che è presto, è tardi, ma nessuno sa per che cosa
e diciamo tutti che eravamo angeli e che però ci hanno dirottato
e abbiamo le ali stropicciate e ripiegate sotto il cappotto…
Forse ho ancora il segno sulla mia schiena
il diavolo fa i tatuaggi col suo forcone
Tramontana dove sei...
non lasciarmi solo
e' un viavai di fantasmi e mi domandano tutti perchè...
Forse la mia risposta ormai è fredda
dentro la clessidra di questa prigione
Tramontana cosa vuoi... abbiamo un tuono senza voce
Ogni clessidra sogna di perdere la sabbia in un deserto...
E diciamo tutti che ormai è tardi
e diciamo tutti che è troppo presto
e diciamo tutti che è presto, è tardi, ma nessuno sa per che cosa
e diciamo tutti che eravamo angeli e che però ci hanno dirottato
e abbiamo le ali stropicciate e ripiegate sotto il cappotto…
(Davide Van De Sfroos)
01 marzo 2011
Trattoria Milla a Sala Baganza (Parma)
Un po’ persa nella campagna parmense, ci sono arrivato solo grazie al navigatore satellitare in una serata di foschia e piovigine.
La sala è accogliente.
Come spesso nelle trattorie emiliane, sopratutto in quelle suggerite dalla fidata guida gialla Slow Food, c’è l’uso di mantenere l’aspetto tipico degli anni ’50 e ’60, senza rinunciare né in sala né in cucina alla tecnologìa avanzata, però ben dissimulata.
Come spesso nelle trattorie emiliane, sopratutto in quelle suggerite dalla fidata guida gialla Slow Food, c’è l’uso di mantenere l’aspetto tipico degli anni ’50 e ’60, senza rinunciare né in sala né in cucina alla tecnologìa avanzata, però ben dissimulata.
E’ una trattoria di tradizione, fondata dalla mitica Signora Milla, di cui sentivo parlare nei miei anni universitari a Parma, ma che non ho mai avuto la ventura di conoscere.
Oggi la tradizione prosegue, soprattutto con la “torta fritta”, la migliore assaggiata sinora, e con leggendari anolini in brodo di cappone, che mi hanno riportato indietro di quarant’anni.
Dolci onestissimi, secondo robusta dolce tradizione, e una buona cantina completano il quadro.
Per quanto riguarda quest’ultima ho notato una propensione alla Lombardia, cosa un po’ insolita in terra emiliana; io mi sono attenuto rigorosamente a un Lambrusco molto classico.
Il prezzo è giusto: sui 30 euro, che salgono a 40 se si vuole bere molto bene.
Il prezzo è giusto: sui 30 euro, che salgono a 40 se si vuole bere molto bene.
Unico appunto: il servizio; grande cordialità ma lentezza esasperante.
Voti: cucina 8/10; cantina 8/10; servizio 6/10. Link: Trattoria Milla.
19 febbraio 2011
Back home
L’Airbus dell’AirOne rulla pigramente a Fontanarossa. Presto il ronzio delle turbine si trasformerà repentino nel sibilo che mi accompagnerà nel decollo verso nord.
Nella fila dietro la mia il cretino di turno annuncia, con dovizia di decibel, al cellulare e a tutta l’inclita di essere un medico. L’accento è nordico, allegria!
L’unico che si impressiona è lo steward che accorre e lo prega di spegnere il suo cellulare (del cazzo).
Nonostante il ventunesimo secolo imperversi, qualcuno continua a ignorare che qualunque cellulare possiede un compressore di dinamica che ci permetterebbe di sussurrare anche frasi d’amore nel rombo di un uragano.
L’Airbus si lancia sullo Jonio mentre la luna illumina la costa fino ad Augusta. A settentrione l’orsa maggiore gioca a nascondino con uno strato di nuvole che presto si stenderà argenteo sotto di noi.Sono in pista da diciotto ore e cedo al sonno fino alla verticale di Sestri Levante.
In genere mi fermavo a dormire a Catania, ma la tristezza di un’eventuale Villa Cibele in solitaria, una delle mie basi, mi convince a tentare il ritorno a casa e gli inevitabili colpi di sonno connessi.
In ospedale è un delirio.
In questi giorni si susseguono casi interessanti, sconsolanti e routinari; da qualche tempo ci siamo arresi all’influenza in tutte le sue varianti.
Non mancano casi bizzarri: Gabriele ha meno di un mese ed è al secondo ricovero in due diversi ospedali.
Safira ha dolori addominali da quattro anni; forse abbiamo trovato la sua terapia.
Matteo attende la chiamata al Centro di Auxologia inossidabile sotto l’angelo giustiziere, che forse è inossidabile a sua volta se non è dorato.
Ogni sera ci illudiamo di liberare qualche camera e ogni notte la riempiamo.
Qualcuno ha scritto una lettera a un giornale lamentando di essere rimasto in Pediatria sei ore in attesa dei risultati degli esami del sangue, però dimentica che il bambino è stato visitato tempestivamente.
Passo un po’ di tempo a meditare una replica poi decido di lasciar perdere: a Milano la gente aspetta ore ed ore in corridoio e non fa nemmeno notizia.
17 febbraio 2011
Catania!
Prima seduta ecografica a Catania nella Divisione di Pediatria del “Vittorio”.
Per ora lavoro non molto, ma tanta simpatia e trionfo della tavola con scorpacciata di pesce.
Grazie ad Arturo, che mi ha fatto da autista/guida/cicerone, grazie a Raffaele, mitico primario e grazie a Francesco, presidente della Simeup sicula; poi saluti al telefono con Luca, con Annette e con tanti altri.
Grazie alla dolce caposala Sara, che non mi fatto rimpiangere la Gabriella del Lago..
Credo che tornerò presto, per lavorare un po’ di più e mangiare un po’ di meno.
Per oggi è stata una tirata mitica con andata e ritorno in giornata; la prossima volta mi prenderò più tempo.
11 febbraio 2011
Ecografia d'urgenza
Questo corso è entusiasmante, nulla da dire né da eccepire.
Sto imparando la sconvolgente utilità dell’ecografia toracica, la difficile eco-cardiografia e l’utilissimo accesso vascolare eco-guidato.
E’ strano provare tutto questo entusiasmo all’età in cui tutte le persone di buon senso dovrebbero cominciare a pregustare una serena pensione all’ombra di un pergolato, con un vecchio cane fra i piedi e qualche nipotino in braccio.
Invece no.
Ci sono ancora un sacco di cose da imparare e qualcuna ancora da insegnare. Domani si ricomincia come il primo giorno!
Sto imparando la sconvolgente utilità dell’ecografia toracica, la difficile eco-cardiografia e l’utilissimo accesso vascolare eco-guidato.
E’ strano provare tutto questo entusiasmo all’età in cui tutte le persone di buon senso dovrebbero cominciare a pregustare una serena pensione all’ombra di un pergolato, con un vecchio cane fra i piedi e qualche nipotino in braccio.
Invece no.
Ci sono ancora un sacco di cose da imparare e qualcuna ancora da insegnare. Domani si ricomincia come il primo giorno!
10 febbraio 2011
Padova, anzi Abano Terme
Grazie a un amica, si fa per dire, che è riuscita a farmi saltare il corso di Ginecologia Pediatrica di Firenze.
Sono riuscito invece ad iscrivermi all’ultimo momento a uno splendido corso di ecografia d’urgenza a Padova, anzi, ad Abano Terme.
Per tema di nebbia ho deciso di viaggiare in treno, come d’altro canto scritto nel post precedente,
Quindi tre treni, tre treni diversi, tre tipi di compagni di viaggio.
Sondrio-Milano: salgo a Colico; il treno non è molto affollato. Dopo breve ricerca trovo quattro posti liberi e mi ci adagio sparpagliando giacca, borsa e il mitico trolley compagno di ogni viaggio; pregusto un’oretta di lettura tranquilla.
Il destino decide altrimenti e nei quattro posti dall’altra parte del corridoio atterrano quattro studenti delle superiori che tornano a Lecco.
Il realtà sono una dozzina, ma solo quattro si piazzano vicino a me, due maschi e due femmine.
Gli ormoni sono stati devastanti per i maschietti, che soprannomino subito Brufoloso e Brufoletti. Gli ormoni sono stati generosi anche con le femminucce ma in altra direzione; entrambe hanno un’aria piuttosto vissuta.
Brufoloso porta un berretto calato sugli occhi; Brufoletti se lo toglie per mettere meglio le cuffie; poi però decide di farci tutti partecipi della sua musica Rap.
Il volume non è fastidioso; a tratti il volume delle voci si alza per invocare genitali maschili e femminili. Brufoloso e Brufoletti invocano con par condicio; le ragazze preferiscono decisamente invocare il volatile simbolo maschile.
Cullato dalle urologiche invocazioni mi addormento fino a Lecco.
I quattro, accompagnati dagli altri otto, scendono rumorosamente e torna la pace; mi riaddormento fino a Monza mentre il treno accumula il ritardo canonico .
A Milano mi precipito ai distributori automatici per ritirare il biglietto acquistato su internet, e infatti mi va abbastanza bene, poi mi avvio verso la Freccia Bianca Eurostar e Intercity che sul binario 11 attende di partire per Trieste.
Ho il posto prenotato; il treno è pieno; mi piazzo al finestrino, vecchia abitudine di trasvolatore atlantico, in mezzo a tre silenziose fanciulle; una legge, una tortura l’Iphone e la terza sonnecchia.
Il destino è in agguato. Specularmente al mio posto siede un rampante quarantenne con completo gessato da bancario in trasferta ufficiale.
Invece è il titolare di un’Agenzia di Viaggi. E’ armato di un notebook che non guarda, e anche di un micidiale auricolare connesso a un cellulare che non si scarica mai.
Inizia una serie di telefonate con voce sui 90 decibel con un numero impressionante di amici, colleghi e amiche a cui racconta quanto gli sta costando la crisi in Egitto; descritta in modo pittoresco con riferimenti anatomici maschili e femminili, con diversioni sull’onanismo, cui peraltro non si decide nonostante i taciti suggerimenti di tutto lo scompartimento.
Arriviamo in qualche modo a Padova, dove scende anche il cretino, finalmente spento il cellulare.
Non mi resta che prendere il locale sino a Terme Euganee, dove arrivo in tarda serata. Il viaggio, di pochi minuti, è senza storia, su un treno lurido, di fronte a una studentessa triste che annega le sue amarezze nella Settimana Enigmistica.
C’è un solo taxi ad Abano Terme e mi costa 18 euro per quattro chilometri; non male; per una pizza e una birra me la cavo con molto meno.
Finalmente il meritato riposo all’Alexander Palace.
Sono riuscito invece ad iscrivermi all’ultimo momento a uno splendido corso di ecografia d’urgenza a Padova, anzi, ad Abano Terme.
Per tema di nebbia ho deciso di viaggiare in treno, come d’altro canto scritto nel post precedente,
Quindi tre treni, tre treni diversi, tre tipi di compagni di viaggio.
Sondrio-Milano: salgo a Colico; il treno non è molto affollato. Dopo breve ricerca trovo quattro posti liberi e mi ci adagio sparpagliando giacca, borsa e il mitico trolley compagno di ogni viaggio; pregusto un’oretta di lettura tranquilla.
Il destino decide altrimenti e nei quattro posti dall’altra parte del corridoio atterrano quattro studenti delle superiori che tornano a Lecco.
Il realtà sono una dozzina, ma solo quattro si piazzano vicino a me, due maschi e due femmine.
Gli ormoni sono stati devastanti per i maschietti, che soprannomino subito Brufoloso e Brufoletti. Gli ormoni sono stati generosi anche con le femminucce ma in altra direzione; entrambe hanno un’aria piuttosto vissuta.
Brufoloso porta un berretto calato sugli occhi; Brufoletti se lo toglie per mettere meglio le cuffie; poi però decide di farci tutti partecipi della sua musica Rap.
Il volume non è fastidioso; a tratti il volume delle voci si alza per invocare genitali maschili e femminili. Brufoloso e Brufoletti invocano con par condicio; le ragazze preferiscono decisamente invocare il volatile simbolo maschile.
Cullato dalle urologiche invocazioni mi addormento fino a Lecco.
I quattro, accompagnati dagli altri otto, scendono rumorosamente e torna la pace; mi riaddormento fino a Monza mentre il treno accumula il ritardo canonico .
A Milano mi precipito ai distributori automatici per ritirare il biglietto acquistato su internet, e infatti mi va abbastanza bene, poi mi avvio verso la Freccia Bianca Eurostar e Intercity che sul binario 11 attende di partire per Trieste.
Ho il posto prenotato; il treno è pieno; mi piazzo al finestrino, vecchia abitudine di trasvolatore atlantico, in mezzo a tre silenziose fanciulle; una legge, una tortura l’Iphone e la terza sonnecchia.
Il destino è in agguato. Specularmente al mio posto siede un rampante quarantenne con completo gessato da bancario in trasferta ufficiale.
Invece è il titolare di un’Agenzia di Viaggi. E’ armato di un notebook che non guarda, e anche di un micidiale auricolare connesso a un cellulare che non si scarica mai.
Inizia una serie di telefonate con voce sui 90 decibel con un numero impressionante di amici, colleghi e amiche a cui racconta quanto gli sta costando la crisi in Egitto; descritta in modo pittoresco con riferimenti anatomici maschili e femminili, con diversioni sull’onanismo, cui peraltro non si decide nonostante i taciti suggerimenti di tutto lo scompartimento.
Arriviamo in qualche modo a Padova, dove scende anche il cretino, finalmente spento il cellulare.
Non mi resta che prendere il locale sino a Terme Euganee, dove arrivo in tarda serata. Il viaggio, di pochi minuti, è senza storia, su un treno lurido, di fronte a una studentessa triste che annega le sue amarezze nella Settimana Enigmistica.
C’è un solo taxi ad Abano Terme e mi costa 18 euro per quattro chilometri; non male; per una pizza e una birra me la cavo con molto meno.
Finalmente il meritato riposo all’Alexander Palace.
09 febbraio 2011
Andrea e la camera 2
La camera 2, che era stata di Silvia, poi di Amela, poi di Mauro, era diventata da qualche mese la camera di Andrea.
Da questa mattina la porta è chiusa.
Andrea ci ha lasciato ieri sera.
Era una partenza annunciata da tempo, da mesi, ma come sempre succede l’attaccamento alla vita lo ha fatto arrivare quasi a metà febbraio.
Fino a due settimane fa ogni tanto mi spediva alla sera a prendere una pizza margherita alla pizzeria Lumin, in riva al Lago.
Nicoletta, Patrizia e Miriam hanno sempre voluto offrire queste pizze e ieri sera, quando mi hanno visto hanno sperato di offrirgliene un’altra.
Invece avevo passato il pomeriggio a sperare e pregare che il tormento finisse presto.
E ora anche Andrea è un altro di quegli angeli che ho accompagnato nell’ultimo viaggio e spero che, come gli altri, ora che è nella Luce mi aiuti a non fare troppe sciocchezze nel mio lavoro di tutti i giorni.
Da questa mattina la porta è chiusa.Andrea ci ha lasciato ieri sera.
Era una partenza annunciata da tempo, da mesi, ma come sempre succede l’attaccamento alla vita lo ha fatto arrivare quasi a metà febbraio.
Fino a due settimane fa ogni tanto mi spediva alla sera a prendere una pizza margherita alla pizzeria Lumin, in riva al Lago.
Nicoletta, Patrizia e Miriam hanno sempre voluto offrire queste pizze e ieri sera, quando mi hanno visto hanno sperato di offrirgliene un’altra.
Invece avevo passato il pomeriggio a sperare e pregare che il tormento finisse presto.
E ora anche Andrea è un altro di quegli angeli che ho accompagnato nell’ultimo viaggio e spero che, come gli altri, ora che è nella Luce mi aiuti a non fare troppe sciocchezze nel mio lavoro di tutti i giorni.
08 febbraio 2011
Sì, viaggiare...
Dopo un mese di tensione e stress poco sostenibili domani ripartirò.
Dopo tante destinazioni sotto il 40° parallelo mi limiterò a “rimanere” a Padova per un corso di ecografia d’urgenza.
Se non vorrò fare indigestione di nebbia mi toccherà viaggiare con i treni sempre più sporchi delle nostre Ferrovie dello Stato.
Ma forse, quando si chiamavano così, erano ancora una cosa ragionevole; ora che si chiamano Trenitalia e che hanno un sito su internet le cose si sono messe veramente molto male.
Stazioni impresenziate, personale frustrato e supponente, code ad ogni biglietteria, niente più depositi bagagli e una corte dei miracoli di accattoni, attaccabrighe e rompicoglioni che nessuno si sogna di arginare.
Un luogo comune per descrivere le stazioni ferroviarie: flora, fauna e cemento.
Non scendiamo nei dettagli, per favore, però negli autogrill i cessi li puliscono ogni tanto, e sono gratuiti.
Sarebbe bello sapere come mai l’acqua minerale alle macchinette costa meno che fare la pipì in Stazione Centrale a Milano: ci sarà un voto di scambio.
Poi, per non smentirmi, la settimana prossima scenderò una scappata all’ombra del vulcano, anzi della Montagna, per vedere di mettere in pratica gli ecografici insegnamenti.
Gli aeroporti, almeno per ora, sono algidi, impersonali, ma un po’ più puliti delle stazioni ferroviarie.
Malpensa si dà arie intercontinentali al Teminal 1, labirinto di parcheggi con tariffe orarie pari a quelle di una escort; al Terminal 2 è rimasto invece ancora l’aeroporto della Lombardia del miracolo economico, fermo agli anni ’50 ma molto romantico per arrivi e partenze di fidanzatini low cost.
Linate vuol far credere di essere ancora l’ aeroporto della Milano de la Madunina, invece è un posto dove odiosi vigili urbani cercano di rimpinguare le casse del Comune di Peschiera Borromeo con le multe per divieto di sosta ai danni degli sprovveduti.
Orio al Serio è l’unico simpatico aeroporto di Milano e infatti sta a Bergamo.
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