scansioni

Immagini catturate con lo scanner, con la fotocamera, con la sonda dell'ecografo, con il pensiero. Immagini che quasi sempre sono frutto della casualità e dell'intuizione.

15 novembre 2009

Ritorno dalla Germania

Basta e basta… ho ironizzato sui costumi dei giovani e mi sono trovato contro già due delle mia lettrici.
Sono giusto tornato da qualche giorno di ferie a Baden-Baden e dovrei ricominciare a lavorare. In realtà non ho mai smesso in quanto esiste un attrezzo infernale che si chiama “cellulare”. Un tempo con questo termine si intendeva un automezzo che consentiva ai carcerati di viaggiare.
Ora, in tempi di miniaturizzazione, si intende un telefono che consente ai carcerati di lavorare… anche viaggiando.
Cos’ho fatto di bello durante questi cinque spensierati giorni? Ho rivisitato Strasburgo, ho rvisitato Stoccarda e sono stato trascinato a un mercatino a Rastatt, piccolo borgo poco distante da Baden-Baden.
Mercatino di ciarpame e cazzabubole, ho pensato con superiorità. Poi comunque mi sono messo a cercare fra questi poveri banchetti che esponevano quanto trovato in soffitta o quanto serviva a sbarcare il lunario di poveri pensionati.
E naturalmente ho trovato. Ho trovato un vecchio giocattolo di latta, di quelli che mi portava mio padre dalle sue scorribande in Germania poco dopo l’inizio degli anni ’50.
Ho trovato un album di fotografie in bianco e nero e di cartoline in ricordo di un viaggio del ’59 attraverso Venezia, Loreto, Modena, Mantova e Verona.
Una testimonianza di come si viaggiava e di com’era quest’Italia che si affacciava al “miracolo economico” e che usciva dal “Piano Marshall” con tanta voglia di vivere.
Ora passerò un po’ di foto allo scanner per testimoniare questo scorcio insperato sul secolo scorso che mi è costato solo 5 euro.

Il bacchettone a Baden-Baden

Bene bene, mi sono preso del bacchettone perché ho deriso qualche adolescente e anche qualche giovane dedito a pomiciare o a “limonare” alle terme.
Oggi, forse poco “bacchettone” in senso figurato a causa dell’età, mi sono avventurato nella terra sconosciuta del terzo piano delle terme di Caracalla.
L’ingresso è solo da nudi; viene suggerito un asciugamano ma solo per proteggere le panche in legno delle saune.
Così ho trascorso quasi due ore fra saune ad ogni temperatura superiore agli 85 centigradi, bagni turchi, idromassaggi, vasche fredde e docce scozzesi, percorsi all’aperto fra aceri e betulle, rigorosamente in costume adamitico.
C’erano giovani coppie, forse un po’ vergognose, disinvolti quarantenni di entrambi i sessi e qualche coppia anziana, per intenderci della mia età.
Nonostante la nudità integrale c’era molto rispetto, un po’ di ironia, nessuna smanceria; nulla in confronto a quanto si vedeva al piano inferiore, più o meno coperti da costumi da bagno.
Fa niente; domani si ritorna; ovviamente il tempo sta rapidamente migliorando... Speriamo di fare qualche bella foto sulla strada del ritorno.

13 novembre 2009

Baden-Baden, usi e costumi delle terme nella vecchia Europa



Leggendo la guida e le presentazioni entusiastiche di questa cittadina termale si potrebbe pensare di respirare un po’ la storia della vecchia Europa della Belle Epoque.
In effetti per i viali alberati e lungo i vialetti del parco che costeggia il fiume devono aver passeggiato politici e personaggi storici della fine del 19° e dell’inizio del 20° secolo.
I loro discendenti mantengono l’aspetto di classe quando scendono dalle Mercedes scure, sbucando dalle portiere che rari autisti, e più numerosi taxisti in tenuta di autisti, tengono aperte con elegante negligenza.
Le terme, dove uomini e donne passavano le acqua rigorosamente separati e altrettanto rigorosamente nudi, non usano più e comunque hanno un costo che non è per tutte le tasche.
Ora ci sono le terme di Caracalla, e il nome è già un programma.
Qui uomini e donne si mescolano anche se le nudità fanno capolino solo nelle docce separate. I giovani sono molto numerosi, anzi al pomeriggio sono la maggioranza, e passano il tempo a pomiciare nelle piscine calde, nei bagni turchi e nelle generose vasche da idromassaggio. Si comportano in modo più castigato solo nella piccola vasca di acqua gelida dove gli ardori si stemperano in gridolini e si arrestano sui primi gradini che scendono inesorabili verso i corroboranti diciotto gradi.
Dopo i fienili, dopo il cinema parrocchiale, dopo i sedili ribaltabili delle 500 e delle Panda, ora l’arte del pomiciare e i preliminari della “camporella” hanno trovato nelle terme dell’Europa centrale un nuovo terreno ideale.

09 novembre 2009

Hotel Krone, Neunenburg am Rhein

Acqua, acqua e ancora acqua da quando abbiamo valicato, o meglio traforato, le Alpi nel viaggio verso Baden Baden.
Mi rallegra un po’ il fatto che domani, statisticamente, dovrebbe piovere di meno. Ora siamo a Neunenburg, al caldo dentro l’Hotel-Gasthof Krone, dove abbiamo già fatto tappa altre volte.
In riva al Reno, questo paesino vivace mi ha sempre messo allegria, soprattutto quando ci sono arrivato la prima volta in occasione di una festa della birra.
Ora piove a dirotto e fa freddo, ma ritrovare un luogo noto è un po’ come ritrovare un pezzo di casa in questa Europa sempre un po’ più unita.

08 novembre 2009

Da influenza del porco a influenza mediatica.

Negli Ospedali e nelle ASL, fra polmoniti e appendiciti, abbiamo iniziato a vaccinare per l’influenza A H1N1 come indicato e disposto dal Ministero della Salute e via discendendo verso i governatorati regionali.
In realtà stiamo vaccinando i soggetti a rischio che avremmo vaccinato e che l’anno passato abbiamo vaccinato per l’influenza stagionale.
Il bombardamento mediatico è riuscito a trasformare la vaccinazione anti-influenzale in una messa cantata.
E così per tre giorni alla settimana officiamo la vaccinazione con il corredo di due/tre infermiere e un’impiegata amministrativa che ha il compito di vegliare e vigilare che vacciniamo chi e solo chi ne ha il sacrosanto diritto e ne sente il dovere.
Naturalmente in reparto nel frattempo la gente continua ad arrivare dal Pronto Soccorso per ogni raffreddore e c’è qualche infermiera in meno: quelle che stanno a officiare le vaccinazioni.
La colpa è dei preti: se la pillola avesse potuto circolare più liberamente forse sarebbe nato qualche imbecille in meno.

27 ottobre 2009

Come si voleva dimostrare (manus in manu).

Ecco, la fase pandemica della temibile influenza suina è arrivata. Naturalmente è arrivata presto e prima che il nostro Ministero della Salute riuscisse ad organizzare l’unica cosa sensata: un programma vaccinale e tmepestivo che si opponesse efficacemente alla circolazione del virus.
Nel frattempo gli altri non sono rimasti con le “mani in mano”.
Sull’ultima scansìa prima e davanti delle casse in ogni supermercato sono scomparsi gomme da masticare, rasoi “usa e getta” e preservativi per fare luogo a dispenser di gel disinfettante per le mani.
I Ministeri, sia quello della Salute che quello dell’Istruzione, hanno scoperto che il lavaggio sociale delle mani può limitare il diffondersi dell’influenza, anche di quella suina, e questa è veramente la scoperta dell’acqua calda. Giusto cinque secoli dopo la scoperta dell’America tanto che potremmo chiamarla la scoperta dell’uovo di Colombo.
Nel frattempo spero che i 25-26 lettori abbiano letto i commenti al precedente post sull’omeopatia.
In soldoni si è detto, e a piena ragione, che, sulla base “dell’esperienza personale”, l’Omeopatia ha la stessa efficacia della “medicina tradizionale”.
Purtroppo per la salute pubblica servono dati certi, deduttivi, confrontabili, parametrabili e non distorti dai mass media.
L’European Center for Disease Prevention and Control di Stoccolma (http://ecdc.europa.eu/en/Pages/home.aspx) di dati ne fornisce, ma si preferisce lasciarli agli addetti ai lavori.
Con "l’esperienza personale" possiamo giusto farci la birra, e naturalmente restare in Pronto Soccorso mentre gli omeopati dormono il sonno dei Giusti.

11 ottobre 2009

L’omeopatia: scienza e coscienza.

Cara Chiara, non ho ben capito cosa tu voglia chiedermi sull’omeopatia.
Però l'argomento è intrigante e lo propongo al dibattito dei 15 lettori.
Se la domanda fosse stata se si può curare l’influenza mediante l’omeopatia la risposta sarebbe stata: non credo.
Non mi occupo personalmente di omeopatia ma da qual poco che ne so non mi sembra che questa “disciplina” si sia mai posta il problema di curare le malattie infettive in fase acuta.
Per quanto riguarda la possibilità di una prevenzione dell’influenza non posso esprimermi, per il fatto stesso di non conoscere l’omeopatia.
Alcune medicine vengono definite “alternative” in quanto partono da presupposti diversi da quelli della medicina “ufficiale” che sarebbe meglio definire medicina “occidentale”.
In realtà il problema non sono i presupposti ma il metodo.
Se il metodo è deduttivo, ovvero scientifico, ovvero si avvicina la modello di Claude Bernard, non ho alcuna difficoltà a credere in quanto si asserisce.
E’ questo il caso della medicina cinese, dall’agopuntura alla sua riflessiva cugina.
Per quanto riguarda l’omeopatia invece i presupposti non sono deduttivi ma assiomatici. I sostenitori di questo metodo induttivo rifiutano il confronto con le leggi della fisica riconosciute, avvicinandosi quindi più alla fede che alla scienza.
A me personalmente riesce un po’ difficile credere a leggi che non siano previste dalla fisica relativistica quindi non dico “impossibile”, ma mi limito, rispettosamente, a giudicare l’omeopatia “improbabile”.
Alla fine ritengo che il medico debba sempre curare secondo scienza e coscienza, che non sono cose parametrabili.
Possiamo comunque tornare sull’argomento discutendo di etica, estetica, deontologia ed epistemologia del medico: scopriremmo cose molto interessanti, e forse non edificanti, sulla storia della medicina.


Esercitazione di pBLSD a Gravedona

03 ottobre 2009

L'influenza del porco

Sull'ultimo numero del "Puncet", rivista periodica di Dongo, è comparso un articolo sull'influenza che da qualche mese ci tormenta e affascina.
A gentile richiesta lo trascrivo per i 25 lettori.


Per questa influenza di tipo A H1N1 o “influenza suina” si sono già sprecati fiumi di inchiostro.
Dalle prime ingenue e isteriche reazioni che inducevano ad astenersi dal consumare carne suina si è arrivati al terrore della pandemia, passando per la rievocazione dell’”asiatica” di infausta memoria.
Nel marasma multimediale e nella tempesta mediatica non è difficile vedere comunque qualche interesse privato, commerciale o di parte.
Ma facciamo ordine ed esaminiamo razionalmente quanto “si sa” (abbastanza) per difenderci meglio dai “si dice” (troppi) ed evitare inutile panico.


L’influenza A H1N1 – E’ una classica influenza che causa malessere, febbre e sintomi respiratori. Il termine “pandemia” non connota un’epidemia più grave, ma solo una diffusione su tutto il pianeta.
Molto spesso le influenze stagionali hanno assunto carattere pandemico, senza che la cosa suscitasse particolare sensazione come avviene in questi ultimi mesi.
Usualmente decorre in modo non grave. Può colpire i polmoni o causare sovra infezioni batteriche, che costituiscono le complicanze più gravi e temibili.
Questa evoluzione, comune anche a tutte le passate e future influenze, colpisce prevalentemente soggetti defedati, indeboliti e immuno-depressi.
La maggiore rapidità di contagio non è una caratteristica nuova o peculiare del virus di cui parliamo, ma sembra essere legata alla presenza di un’alta percentuale di individui non immunizzati e quindi suscettibili.
Infatti questo ceppo è una variante della “spagnola” che non si presenta sulla scena da parecchie decine di anni. Per questo motivo risulterebbero scarsamente suscettibili i soggetti nati prima del 1950, che avrebbero già incontrato un ceppo simile, immunizzandosi, mentre sembrano essere particolarmente indifesi tutti i soggetti nati dopo il 1970, che non hanno conosciuto ceppi simili.
L’epidemia quindi colpirà prevalentemente i giovani e i bambini.
A causa della diffusione prevalente in soggetti giovani l’indice di letalità è piuttosto basso, ad onta di quanto diffuso sinora dai mass media.


Trasmissione e misure di prevenzione passiva – La trasmissione, come per tutte le malattie virali, è per contiguità.
Il virus non vive da solo, ma dentro le cellule; la tosse, lo starnuto, la stretta di mano sono i sistemi più comuni con cui ci si infetta fra persone vicine.
Nella vicina Svizzera sono uscite delle regole che proibiscono la stretta di mano e scoraggiano il bacio, quantomeno sui luoghi di lavoro. Senza ricorrere all’elvetica intransigenza sarebbe sufficiente applicare le più semplici norme igieniche.
La misura più semplice è il lavaggio delle mani più volte al giorno e dopo ogni contatto per il personale sanitario. Un sistema molto semplice per far lavare le mani ai bambini è quello di farli contare fino a 20con le mani sotto il rubinetto dell’acqua.
In presenza di febbre di durata superiore ai tre giorni, soprattutto se il soggetto ha soggiornato da poco all’estero, sarebbe sconsigliabile intraprendere viaggi.
Questa tuttavia è una norma di buon senso comune che dovrebbe valere sempre, indipendentemente dalle epidemie.
Inutile ricorrere a mascherine che servono solo a isolare i malati, ma non proteggono le persone sane dal contagio.


I soggetti a rischio sono ovviamente le persone più deboli e segnatamente i cardiopatici, i pazienti con scarse difese immunitarie come chi ha recentemente eseguito chemioterapia anti-tumorale, i soggetti affetti da AIDS, da tubercolosi e da insufficienza renale, oltre atutti i soggeti che presentano patologia respiratoria cronica, dall'asma alla bronchite cronica.


Terapia – Il trattamento, come per le altre influenze, dovrebbe essere limitato all’impiego di anti-febbrili come il paracetamolo o, secondo l’ultima tendenza, l’ibuprofene.
Rigorosamente bandita l’aspirina, assolutamente nei bambini, ma meglio anche negli adulti, per il rischio di tossicità al fegato.
L’influenza di tipo A è sensibile ai farmaci antivirali, segnatamente al Valaciclovir (Zelitrex ©) e all’Oseltamivir (Tamiflu ©). Gli antibiotici, notoriamente antibatterici, non sono utili nelle infezioni virali se non nelle sovra-infezioni.
La terapia con antivirali non è priva di effetti collaterali per cui andrebbe riservata solo ai soggetti che presentano complicazioni polmonari o sistemiche.
Da quanto detto rampolla l’inutilità di acquistare e fare scorta di farmaci antivirali.


Prevenzione attiva – L’unica arma di prevenzione a breve e medio termine è un vaccino efficace.
Nel nostro caso per l’influenza A H1N1 un vaccino efficace è in fase di distribuzione durante le prime due settimane di ottobre.
Anche il vaccino più performante può rivelarsi un’arma spuntata se non è sostenuto da una campagna vaccinale ragionata e da una distribuzione mirata.
Il programma del Ministero della Salute prevede una vaccinazione di massa in tre tempi. Durante la prima fase, verosimilmente entro il mese di ottobre, verranno vaccinati gli operatori sanitari, medici, infermieri, addetti ai servizi essenziali, forze armate e donne gravide.
Subito dopo sarà il turno dei soggetti affetti da malattie respiratorie di età compresa fra i sei mesi e i sessantacinque anni; in questa fascia ci saranno anche i bambini con asma.
Durante la terza fase vaccinativa le dosi di verranno distribuite ai giovani fra i 6 mesi e i 27 anni.
Sembrerebbe deciso di non vaccinare i bambini l di sotto dei sei mesi in quanto in genere questa fascia non è inserita in comunità e comunque appare più vantaggioso immunizzare le donne gravide proteggendo in questo modo anche il nascituro sino almeno al sesto mese.
Al momento questo appare un programma di massima ed è verosimile che il Ministero della Salute apporti qualche modifica in itinere.


Il consiglio del pediatra - Non è ancora certo quando il vaccino contro l’ H1N1 sarà in vendita liberamente in farmacia. Alla luce di questa considerazione sarebbe opportuno iniziare a vaccinare con il vaccino contro l’influenza stagionale (il normale vaccino anti-influenzale) quanto prima almeno i bambini con asma allergico.
Devono essere considerati ad alto rischio anche altri gruppi di bambini, fortunatamente meno numerosi, ad esempio quelli affetti da sindrome di Down e quelli che nell’inverno precedente si sono ammalati di bronchiolite.

21 settembre 2009

Mykonos & Tinos, le foto






A una settimana dal ritorno ho ammortizzato il colpo e recuperato il tempo perduto. Anzi, ho trovato dei ritagli di tempo per iniziare a riordinare qualche fotografia.
Si possono vedere su Flikr.
I commenti ovviamente sarebbero molto graditi.

14 settembre 2009

Tinos 2, la vendetta

Dopo una giornata uggiosa come il sabato ecco una radiosa domenica, ultimo giorno di vacanza nelle Cicladi ovviamente. Giornata iniziata male con il rifiuto del riottoso quad di avviarsi; prendo l’autobus fino in centro convinto di fare una strage di noleggiatori e scopro che alla domenica, fino alle 10, gli autobus passano solo ogni ora e con orario diverso dai giorni feriali.
Arrivo in ogni caso dal noleggiatore, che si presta molto gentilmente a spiegarmi che questi motori si “ingolfano” facilmente, grazie non si era mai capito. Comunque viene a prenderselo e lo riavvìa (dopo venti minuti di tentativi).
Poi scopro che a Myconos oltre alle comitive che scendono dalle navi da crociera ancorate nella rada sta calando l’ondata dei domenicali “mordi e fuggi” da Atene.
Rapida corsa fino in piazza e torno trionfante con due biglietti andata e ritorno per Tinos, moto compresa, e salpiamo verso l’isola dei santuari alle 11.10 spaccate.
Dopo una giornata fredda e nebbiosa come venerdì questo è il giorno della vendetta.
Sbarchiamo e ci avventiamo sulle pendici della sponda occidentale, nel vento. Naturalmente sbagliamo strada, scolliniamo sul versante orientale, e finiamo nei pressi di un villaggio fra le rocce, Volax, dove la strada finisce.
Alla ricerca di una piazzetta dove girare il mezzo incontriamo invece una stupenda taverna con tavoli traballanti, sedie impagliate e tovaglie a quadretti bianchi e verdi. Il posto è frequentato solo da greci e inglesi, comunque insalata greca mista, salsiccia alla griglie due birre ci costano la metà che a Mikonos.
Poi visitiamo il paesino che è un piccolo gioiello, un pezzetto di Grecia curato, mantenuto e pulito come in una valle austriaca.
Riprendiamo il quad e scendiamo per una vallata quasi verde, tutte le pendici circostante sono aride, riarse e rocciose, sino alla baia di Kolimbithra. Non fossimo satolli sarebbe bello fare il bagno, tutto l’occorrente c’è, ma decidiamo invece di riprendere il giro di giovedì e ritorniamo sulla sponda occidentale.
A Tinos, come d’alto conato anche in quasi tutte queste isole, non esiste una strada litoranea ma solo alcune strade principali di costa o di crinale, da dove poi si scende ai paesi costieri.
Il versante occidentale, che ci sembrava selvaggio con la nebbia, in realtà è abbastanza ridente e comunque ci sono molti insediamenti. Superiamo il crinale presso un monastero, nei pressi del villaggio di Isternia poi scendiamo verso Pyrgos. Il tempo è tiranno e ci suggerisce di iniziare la strada del ritorno.
La strada che scende a sud lungo la costa orientale ci mostra il volto selvaggio dell’isola; valli rocciose e brulle, percorse da muri a secco senza fine, si susseguono e scendono verso il mare.
Giunti a Komi decidiamo di tornare brevemente a Kolimbithra per un bagno. L’acqua è pulitissima e il fondale sabbioso.
Ripartiamo con un po’ di rimpianto da quest’isola così selvaggia e arriviamo al porto giusto in tempo per vedere spuntare nella rada il catamarano velocissimo che ci riporterà a Mikonos in venti minuti.
Ultima cena, ci mancherebbe, all’Atlantida di Platis Yalos, questa volta con grigliata mista.
Da martedì si rientra in ospedale.

Sabato 12 settembre

Giornata sostanzialmente vuota e noiosa. Ha piovuto sino a metà pomeriggio e sono finiti i libri da leggere, e sì che mi ero portato qualcosa di voluminoso.
Due sortite fra un acquazzone e l’altro sono servite solo ad aggiornare il blog e ad acquistare latte, pane e simili generi di conforto, si fa per dire.
Verso sera abbiamo fatto una puntata a nord del nuovo porto per propiziare il cambiamento del tempo e infatti la domenica mattina il cielo appare sgombro da nubi.
La signora che ci ha noleggiato il quad ci ha giurato che il tempo sarebbe migliorato e ci ha suggerito di proseguire il noleggio ancora per un giorno e mezzo. Se il mio lavoro fosse quello di dare a nolo quad, motorino e scooter certamente mi sarei espresso nello stesso modo, ovviamente, ma noi ci abbiamo aggiunto la speranza.
Serata all’insegna della carne alla griglia da “Lefteris” alla baia di Ornos; veramente un posto giusto, pulitissimo, cucina in piena vista; c’è solo l’imbarazzo della scelta e il prezzo è onestissimo. Qui è il tempio della griglia e dello spiedo; è vietato l’ingresso ovviamente ai vegetariani.

12 settembre 2009

Tinos





Il museo archeologico di Mykonos non è ricchissimo; o almeno a me così appare, quindi ce la sbrighiamo in poco tempo.
Poi è la volta del negozietto di paccottiglia dove acquistare i regalini per i figli; naturalmente pagando in contanti c’è lo sconto quindi parto alla ricerca di un bancomat che mi fornisca i contanti.
Non è molto chiaro se la commissione applicata sul prelievo vanificherà lo sconto dell’astuto negoziante cicladico, ma il bancomat più vicino è stato bloccato da una stupida signora indiana che ha infilato nella fessura una carta di credito esotica.
Naturalmente aspetta che la fessura la restituisca e a nulla valgono le proteste della coda di gente inferocita che si è formata in piazza.
Decido stoicamente di cercarmi un altro bancomat, che logicamente e strategicamente è piazzato nel punto più alto della città, da cui si vede un panorama stupendo sul porto.
Salgo le scalinate con una felpa caldissima sulle spalle, destreggiandomi in una comitiva di napoletani sbarcati da un nave della Costa Crociere.
Verso le 13 ritorno al porto trionfante con la mia manciata di banconote; ripassando dal primo bancomat scopro la signora indiana, o pakistana, ancora in attesa, ma con in mano un beverone dal colore poco rassicurante.
La nave per Delos, dove dovrebbe esserci un sito archeologico importantissimo, è stracolma, complice il tempo incerto che scoraggia una discreta percentuale di vacanzieri dalla vita di spiaggia.
Decidiamo di fare un follia e acquistiamo un biglietto del traghetto per Tinos, e salpiamo alle 14 con il fedele quad per l’isola dei santuari.
Il tempo è sempre meno raccomandabile e allo sbarco la minaccia di pioggia è sempre meno fantasiosa. Visitiamo il santuario dell’Annunciazione, l’equivalente ortodosso di Lourdes, anche se molto meno commerciale.
L’atmosfera mistica è molto suggestva e osserviamo alcuni pellegrini che salgono dal porto in ginocchio sino alla chiesa, in cima alla città.
Breve visita della cittadina, poi partiamo per il nord.
L’isola è più grande di Mykonos; è selvaggia e pressoché disabitata. Le strade, strette, ripide e tortuose offrono ad ogni curva scorci sempre nuovi che le nuvole basse rendono drammatici.

La mèta è Pyrgos, famosa per le sue cave di marmo verde, per una scuola di scultura e per un museo sulla lavorazione del marmo.
Il museo è simpatico, inaspettato, interessante e completato da una galleria fotografica dedicata ai tempi dell’emigrazione nelle Americhe. Ci accolgono cordialmente; non credo che abbiano visto molti italiani da queste parti, almeno dal tempo dell’ultima guerra mondiale.
Le nuvole sono sempre più basse e ci inducono a tornare al porto per la cena con un’ora di anticipo.
Tutto il lungomare di Tinos è un susseguirsi di taverne, dal nome greco impronunciabile. Ne scegliamo una che dovrebbe chiamarsi Epineio o qualcosa di simile e mangiamo lo zaziki più piccante della mia lunga vita, polipo alla griglia e vitello stufato con cipolle.
Alitando aglio ci avviamo al porto per prendere il più serio acquazzone delle Cicladi da qualche decennio e qui si scoprono i limiti del povero quad.
Aspettiamo il traghetto, naturalmente in ritardo, sotto una tettoia, poi non c’è più storia e si rientra mestamente a Mykonos, inzuppati sino al midollo.

Mykonos povera





Sono incontentabile. Sono arrivato a questa conclusione dopo aver riconosciuto che mi lamento sempre.
Eppure anche quest’isola, come molte mète del turismo di massa, mi sembra rovinata.
Il paesaggio è distrutto da una speculazione edilizia capillare il cui unico merito è stato quello di rispettare, per ora, l’architettura tradizionale, almeno nella forma. Certo va un po’ meglio che in Sardegna, ma qui gli interessi verosimilmente sono minori.
Il capoluogo Cora, oppure Hora, è irrimediabilmente segnato. Sopravvivono la chiesa di Paraportiani e la fila dei mulini a vento sopra il porto; poi c’è un piccolo museo archeologico.
Tutto il resto sono negozi di paccottiglia, di finte taverne, di pub e locali notturni. La città si è piegata al turismo chiassoso di chi ha fatto della trasgressione e dello sballo legalizzato le mète delle proprie vacanze.
Del mercato del pesce sopravvivono due banchi di marmo che si vivacizzano due volte alla settimana. Sul porto si aprono bar dove il caffè costa come in Piazza Duomo però lo spettacolo è diverso.
Al posto dei piccioni sudici di Milano ci sono i passeggeri delle navi da crociera che scendono per le poche ore consentite dal turismo “mordi e fuggi”.
La vera essenza di Mykonos sopravvive nelle spiagge del nord battute dal vento, ma anche lì sta arrivando la costruzione a tappeto di case da affittare.
Il bilancio della mia vacanza non è comunque negativo. Abbiamo girato l’sola in lungo e in largo, la scorta di libri non mancava, e il paesaggio merita alla fin fine una settimana di vacanza.
Lo scaletta della giornata non è stata complicata. Dopo la scoperta di alcune spiagge a nord, suggestiva quella di Agios Sostis, ci siamo buttati a Kalo Livadi, complice il clima accattivante, per un bagno nella baia.
L’errore è stato quella di fermarsi a mangiare in uno dei ristoranti della spiaggia, il Sol y Mar, gestito da Frankestein e suo fratello, almeno a giudicare dai sorrisi di benvenuto.

Qui per quarantuno euro abbiamo assaggiato quattro fiocchi di zucca ripieni e due sfogliatine bevendo due birre!
Pomeriggio in spiaggia, da diligenti Milanesi in vacanza e finalmente cena simpatica all’Atlantida di Platis Yalos dove Alexandros ci ha deliziato con abbondanza di verdure alla griglia, zaziki, calamari fritti, cartoccio al forno di agnello, feta, patate e pomodori, chiudendo con un dolce offerto dalla casa. Due birre elleniche e la stessa cifra di mezzogiorno.
Una dimostrazione che la legge della relatività di Einstein si applica anche all’onestà degli osti.
Abbiamo evitato accuratamente la serata di Cora, dove le ragazze, in attesa della discoteca, non si truccano come da noi ma si dipingono letteralmente; manca solo il cartello “vernice fresca” sul reggiseno. Del resto è praticamente impossibile muoversi con il quad senza rischiare di travolgere qualcuno degli ossessi vocianti che spuntano da ogni angolo di strada.
Ora sono quasi le sei del mattino. Gli autobus hanno ripreso a girare; gli unici passeggeri sono i camerieri che vanno al lavoro. Durante la notte ha piovuto; nuvole basse non fanno presagire niente di buono. Ci dedicheremo al museo archeologico.