scansioni

Immagini catturate con lo scanner, con la fotocamera, con la sonda dell'ecografo, con il pensiero. Immagini che quasi sempre sono frutto della casualità e dell'intuizione.

04 luglio 2009

Partenza!




Dopo un paio di giorni di duro lavoro, interrotto da pesanti sedute di ecografia, la cucina ha preso forma.
Manca la sagomatura e il taglio dei piani di lavoro, ma per questo avrei deciso di rivolgermi per aiuto al nonno di Mauro, come gentilmente suggerito dalla Signora Liliana.
E poi?
E poi abbiamo deciso di partire per la nuova avventura: la discesa in bicicletta del fiume Neckar, nella Germania del sud.
La bici sono caricate; mi sono fornito di un netbook con chiave modem ADSL per aggiornare la cronaca di viaggio sera per sera.


Queste sono le ultime note prima di affrontare lo Spluga e la valle del Reno. Contiamo di raggiungere Schvenningen, dove nasce il Neckar, in serata. Ieri, con uno sforzo sovrumano sono riuscito a prenotare la camera all’Hotel Romaus di Villingen.
Non è stato molto difficile perché ho trovato un albergatore che conosceva l’inglese come me quindi ci siamo intesi telefonicamente… a gesti!

30 giugno 2009

Onomastico in cucina





29 giugno, festa dei Santi Pietro e Paolo. Ringrazio con affetto tutti quelli che mi hanno spedito gli auguri in forma multimediale.
Ma un ringraziamento particolare a Maddalena, che ha deciso che mi chiamo nientedimenocchè San Paolo. Beh qualche volta lo dice anche la mia caposala. Per chi non la conoscesse Maddalena Maddy è la bambina più bella dell’Alto Lario Occidentale e il suo valore aggiunto è che ha un cromosoma in più.
Per quanto mi riguarda, a parte una breve scampagnata in ospedale per qualche ecografia, ho concluso la seconda giornata a montare la cucina del monolocale prossimo venturo.
Ho scoperto che montare una cucina è un po’ come un bel viaggio in bicicletta e quindi la prendo con filosofia.

Come in bicicletta parto alla mattina con grande entusiasmo e arrivo alla sera stremato, senza più neanche appetito.
Come in bicicletta molta gente mi guarda con degnazione e compatimento e mi chiede sempre la stessa cosa: “ma chi te l’ha fatto fare?”
Come in bicicletta ho le gambe piene di lividi: oggi mi sono fatto cadere sui piedi prima un trapano elettrico e poi un cassetto in costruzione.
Come in bicicletta ti sembra di avere percorso chissà quale distanza oggi e poi scopri che sono venti minuti di treno.
Con questa riflessione comincio a realizzare che il viaggio nella valle del Neckar si allontana e la bicicletta prenderà un supplemento d polvere.

28 giugno 2009

Novità attorno al solstizio

Dopo oltre cinque anni di viaggi quotidiani e di investimenti in gasolio e, più recentemente, in benzina, ho deciso “autonomamente” di acquistare un bilocale a Gravedona.
L’ho trovato in basso, da buon laghèe, non proprio sul lago ma con una finestra vista lago da cui si vede la punta di Bellagio.
La scelta dei pavimenti, delle tinte alle pareti, della tonalità del parquet e di altre amenità è stata avocata da donna Laura a sé stessa medesima, e senza appello.
Qualche piccola imperfezione nella tinteggiatura e nei colori è stata solo colpa mia, della mia ignavia e dei perfidi “pittori”, che vengono a pitturare a tradimento e nelle ore più impensate.
Fino ad oggi io non pensavo alla casa, preso dal lavoro e dalle mamme.
Oggi c’è stata un’inversione di tendenza. Il signore ecuadoregno che avrebbe dovuto montarci la cucina dell’Ikea ha deciso di raddoppiarsi il compenso.
E’ stato gentilmente invitato a tornare donde era venuto e poi quindi anche il povero pediatra è tornato utile per iniziare a montare la cucina con l’aiuto del suocero.
Il problema sarebbe anche che dopo due anni di digiuno si era deciso di partire giovedì mattina per un’incantevole pista ciclabile che si snoda lungo le rive del fiume Neckar…

06 maggio 2009

Mercoledì d'ordinaria follìa.

Dice la signora Liliana: ma non abbiamo più notizie della Pediatria…
Eccovi serviti con la cronaca di questa giornata.
Entro in reparto alle 7.30; sembra presto, ma oggi dovrò tenere un corso di aggiornamento e non potrò seguire il lavoro di routine sino a metà pomeriggio.
Da alcuni giorni sono stato costretto a spegnere il cellulare “pubblico” che sembra diventato quella del Barbiere di Siviglia.
La dottoressa giovane è a Varese; il giovane di studio giace nel suo letto di dolore afflitto da una faringite dolorosissima.
La dottoressa sicula è già in reparto; sorride, beata lei, e mi confida che non ha dormito per tutta la notte, comunque è pressoché da sola e ha già quasi finito il giro, interrotto da 2-3 visite di pronto soccorso.
Beviamo il caffè poi scendo all’aula dei congressi dribblando con poco successo la caposala e la pila di carte che dovrei firmare ogni mattina.
Al sotterraneo è già arrivata Anita, la giovane infermiera che mi affiancherà nel corso di aggiornamento.
Ci sono anche altri figuri amministrativi che mi presentano carte da firmare e controfirmare; il microfono non funziona; le batterie sembrano scariche e chiamo l’elettricista; invece era solo la rotella del volume chiusa alla consolle; grazie e io come facevo a saperlo? Comunque il proiettore funziona e miracolosamente non mi hanno cancellato le slides durante la notte.
Finisco la prima relazione e salgo in reparto a vedere se hanno bisogno di me: naturalmente e fortunatamente no.
Ridiscendo e iniziamo le esercitazioni pratiche; il cellulare, quello privato, è scarico e devo lasciarlo in reparto così non mi trovano più; è un illusione: compare l’infermiera del Pronto Soccorso con il mio cercapersone; ha il numero 57.
Nei ritagli di tempo cerco di parlare con il rianimatore per un problema della prossima settimana; il suo telefono non funziona e quando finalmente risponde si inkazza; cosa posso fare se ha un cordless scarico?
Finalmente arriva la pausa pranzo; decido per un panino con la capo-ostetrica che partecipa al corso d’aggiornamento; salgo in reperto a cambiarmi e mi bloccano; la capo-ostetrica va a mangiare con altre due infermiere e a me non resta che la mensa; c’è pasta ai quattro formaggi; orrore per la mia dieta; sto diventando una mongolfiera; mi accontento di un po’ di riso in bianco, due arance e un mandarino.
Torno a concludere il corso d’aggiornamento poi di corsa in reparto che alle 15 iniziano le ecografie.
Finisco giusto alle 18 per fare una visita allergologica che aspetta dalle 16; d’altra parte Marco, giacendo sempre nel suo letto di dolore, non ha potuto eseguirla.
Alle 17.30 arriva la reperibile mentre in sala parto si apprestano a concludere un’induzione perigliosa.
Ora sono solo le 20. Alle 20.30 c’è la cena per festeggiare un collega che diventa primario in un ospedale vicino; poveretto! Non sa cosa lo aspetta.
Spero di riuscire a leggere almeno qualche pagina dell’ultimo libro che ho iniziato, ma forse crollerò prima.

03 maggio 2009

La Dottora dei Pacchi

Molti dei 15 lettori si sono lamentati che il blog non venga aggiornato.
Sarà vero ma, tornato da un viaggetto di due giorni nel Vallese, ho trovato solo un messaggio della Dottora dei Pacchi.
Non vuol dire nulla; non sono in cerca di messaggi di conferma, ci mancherebbe. Forse però non ho mai parlato di Lei.
Dopo due anni di sterile fatica, cercando di insegnare come funziona un reparto a quattro successivi assistenti, di tre dei quali è meglio dimenticare, era arrivata Lei.
La Dottora mi aveva affascinato per il curriculum: invece di enfatizzare sciocchezze, come alcuni predecessori, aveva messo solo l’essenziale.
Fu amore a prima vista.
Giunse sulle rive del lago dopo una delle poche nevicate dell’inverno lariano e ne rimase perplessa, ma accettò comunque di lavorare con me.
Ogni mattina arrivava di pessimo umore. Al mio sorriso mattutino e contagioso (ho ancora l’entusiasmo del dopo laurea, dopo 32 anni) rispondeva con un sorriso forzato che resisteva fino al primo caffè, per aprirsi poi in una risata.
Risata che assumeva riflessi cangianti a seconda di quanto passava il convento.
E’ stata l’assistente che ha dato una sterzata al reparto.
Con Lei l’organizzazione è migliorata e il suo “controgiro” è diventata la costante con cui scandire la fine di ogni mattino.
Niente pranzo come tutti i cristiani, solo uno yoghurt, però mangiato in mensa, assieme ai comuni mortali.
Ogni settimana riceveva dalla Sicilia lo “scatolo”, poi evoluto nel “pacco” di cui allo pseudonimo.
Dallo “scatolo” estraeva ogni bendiddìo che mamma e papà spedivano da Spadafora.
Bendiddìo che Lei divideva con tutti e con me in particolare.
Poi, come da accordi, da programmi e da profezìa se n’è andata lasciando nella Pediatria di Gravedona un vuoto da colmare.
Il Peppino non aveva ancora un barca, ma Lei non sarebbe stata un marinaio di prua, avrebbe voluto il timone senza mai confessarlo, ma non per ambizione, sinceramente per non affaticare il suo primario.
Grazie Giusy! Mi manca anche il tuo sorriso storto, ma sincero, ogni mattina.

24 aprile 2009

L' Acqua Cheta





Forse sono diventato un’acqua cheta. Nel senso che non scrivo più nulla sul blog. In molti si lamentano. Non è proprio così; il più delle volte scendendo al lavoro di mattina mi ripropongo di aggiornare queste quattro pagine, e gli spunti non mancano, ma poi prevale l’accidia, la routine e il centinaio di seccature che allietano la mia giornata lavorativa.
Bene. Ora si cambia. Questa mattina ho deciso di rimanere a casa e riordinare foto e blog.
Siamo tornati questa notte dalla Toscana. La scusa di portare dei campioni per una ricerca all’Università di Siena è stata la molla che ci ha spinto a far vela sul Senese.
Tappa d’obbligo l’Osteria dell’Acqua Cheta a Montepulciano.
Dopo quattro o cinque visite non mi ha mai deluso. L’oste finto burbero adagio adagio si scioglie e si rivela sempre più simpatico.
Le carni alla brace, i primi robusti, il pane sciocco mi sono indispensabili per sentirmi veramente in Toscana.
La folla dei turisti di bocca buona non ha ancora rovinato questa osteria, che peraltro credo sia una piccola miniera d’oro per il nostro oste.
Speriamo non si rovini e non ceda alle lusinghe dell’omologazione.

06 marzo 2009

Ulrich



Dopo aver rinnovato il sito della Pediatria di Gravedona e quello della Simeup Lombardia, dopo aver caricato altre foto su Flikr, dopo essermi definitivamente stufato di Facebook, ho deciso di aggiornare anche questo povero blog.
E iniziamo dei miei 15 lettori.
Alcuni sono fedelissimi, lo vedo dal counter. Ci sono fra questi le sorelle Liliana e Zia Ale, la Dottora dei Pacchi e Veronica.
Perse le giovani Chiara, Sara e Anna.
Poi c'è Ulrich.
Dopo un silenzio di alcuni mesi, ma ovvìa è diventato nonno di Anna, ora è tornato prepotentemente alla ribalta.
Ma sapete che anche Ulrich ha un blog (http://www.ulrich-schwendke.de) in italiano?
Ulrich è uno dei grandi amici, non ce ne possono essere molti nella vita, al massimo cinque.
E' uno di quegli amici che magari non senti per mesi e mesi, come Giovanni da Firenze, ma sai che sono lì se ne hai bisogno.
Così vive Ulrich nella sua Straubing sulle rive del Danubio assieme a Hilde.
Forse è il grande fiume che gli suggerisce la saggezza, la tranquillità, lo studio meditativo dell'arte.

Consensuale la sua vulcanica attività in capo sociale che lo porta in giro per tutta la Germania con la Unione dei Seniori della città di Straubing.
L'unica cosa che mi lascia perplesso è il suo amore per l'Italia: provi a venire a viverci!

15 febbraio 2009

Siena





Dopo quasi due mesi di lavoro ininterrotto e, diciamolo pure, bestiale, mi sono preso un week-end.
Non è vera vacanza, è semi-lavoro perché lunedì sarò al Policlinico di Siena a discutere un progetto, comunque è meglio di niente; anzi.
Per mille motivi non ci sono né biciclette né cani, quindi possiamo dedicarci a tempo pieno a fotografia e sloow-food.
Poi si smaltirà nei prossimi due mesi senza requie.

01 gennaio 2009

Buon Anno




A Capodanno, finiti i botti, tutti più o meno tiriamo le somme. C’è chi fa discorsi alla nazione, chi si abbandona alla nostalgia cullato dalle libagioni di mezzanotte, chi lavora e chi dorme il sonno del giusto.
Non faccio eccezioni e a mia volta il pensiero corre, sempre più al passato, sempre meno al futuro, nonostate l’anno alle porte.
Questa sera voglio ricordare i miei tanti Colleghi: quelli che mi sono stati maestri e quelli che mi sono stati un po’ allievi.
Da tutti ho imparato.
Quindi Buon Anno, in ordine sparso a: Gianni, un altro Gianni ormai grigio, Giuseppe, due Paoli, uno giovane e uno anziano, i due Marco, Mariarosa, Elena, Gisella, Antonio, Giovanna, Maria, Paola, Gilberto, Giusy, altri tre Giuseppe, Gianna, Gigi, Pasquale, i due Rino, Miriam, Marina, Ciro, Adele, Salvatore, Andrea, Rinaldo, Alberto, Cristiano, Pina, Marlis, Herold, due Roberti, Carlo, Isabella, Mario, Stefania, Maria Rita, Antonio, Giorgio e Loretta, Fabrizio, Donato, Eugenio; ma sono molti di più.
Buon Anno ai genitori di tutti i bambini che ho accompagnato nell’ultimo viaggio e che mi guidano, ora che sono nella Luce.

30 dicembre 2008

Arrivederci Stefy e buon anno









Ieri sera festa di arrivederci per la Stefy, al secolo la Dr.ssa Stefania Ferrari che ci lascia per qualche mese con destinazione il mitico Ospedale San Raffaele a Milano.
Per l’occasione si sono riuniti un po’ di pediatri, un po’ di ginecologi, un po’ di urologi, qualche infermiera, un'ostetrica, il Direttore Sanitario, alcuni infiltrati e infiltrate e, last but not least, un internista di cattivo carattere.
Lo Sporting, teatro consueto di queste zingarate, era chiuso. A nulla sono valse le preghiere di ben due primari.
Le ragazze dello Sporting considerano il giorno di riposo più sacro di quanto i Ciellini considerino sacro il Potere.
S’è dovuto ripiegare su un ristorante-pizzeria di cui è meglio tacere il nome, che sembra uscito da un romanzo di Loriano Macchiavelli.
La prenotazione era per le 21 e alle 21.45 le cucine sono state inesorabilmente chiuse. L’ultimo arrivato, che si era attardato in Ospedale a chiudere le danze, ha dovuto accontentarsi di un calzone mezzo crudo farcito fra le altre schifezze anche con peperone crudo per intero. L'inibitore di pompa non c'era fra i contorni.
A parte questo è stata una bella festa.
Poche sono le fotografie pubblicabili, di cui mostriamo uno scelta galleria.
Fra gli ospiti si è notato l’uomo dell’anno 2008, il giovane di studio di Cusano Milanino, che per l’occasione era particolarmente disinibito.
Le ragazze erano al massimo dello splendore, con mises particolarmente audaci cui le fotografie non hanno saputo rendere giustizia.
Vabbè, è stata una specie di festa di Buon Anno…. Il 2009 non dovrebbe essere bisestile.