03 ottobre 2009

L'influenza del porco

Sull'ultimo numero del "Puncet", rivista periodica di Dongo, è comparso un articolo sull'influenza che da qualche mese ci tormenta e affascina.
A gentile richiesta lo trascrivo per i 25 lettori.


Per questa influenza di tipo A H1N1 o “influenza suina” si sono già sprecati fiumi di inchiostro.
Dalle prime ingenue e isteriche reazioni che inducevano ad astenersi dal consumare carne suina si è arrivati al terrore della pandemia, passando per la rievocazione dell’”asiatica” di infausta memoria.
Nel marasma multimediale e nella tempesta mediatica non è difficile vedere comunque qualche interesse privato, commerciale o di parte.
Ma facciamo ordine ed esaminiamo razionalmente quanto “si sa” (abbastanza) per difenderci meglio dai “si dice” (troppi) ed evitare inutile panico.


L’influenza A H1N1 – E’ una classica influenza che causa malessere, febbre e sintomi respiratori. Il termine “pandemia” non connota un’epidemia più grave, ma solo una diffusione su tutto il pianeta.
Molto spesso le influenze stagionali hanno assunto carattere pandemico, senza che la cosa suscitasse particolare sensazione come avviene in questi ultimi mesi.
Usualmente decorre in modo non grave. Può colpire i polmoni o causare sovra infezioni batteriche, che costituiscono le complicanze più gravi e temibili.
Questa evoluzione, comune anche a tutte le passate e future influenze, colpisce prevalentemente soggetti defedati, indeboliti e immuno-depressi.
La maggiore rapidità di contagio non è una caratteristica nuova o peculiare del virus di cui parliamo, ma sembra essere legata alla presenza di un’alta percentuale di individui non immunizzati e quindi suscettibili.
Infatti questo ceppo è una variante della “spagnola” che non si presenta sulla scena da parecchie decine di anni. Per questo motivo risulterebbero scarsamente suscettibili i soggetti nati prima del 1950, che avrebbero già incontrato un ceppo simile, immunizzandosi, mentre sembrano essere particolarmente indifesi tutti i soggetti nati dopo il 1970, che non hanno conosciuto ceppi simili.
L’epidemia quindi colpirà prevalentemente i giovani e i bambini.
A causa della diffusione prevalente in soggetti giovani l’indice di letalità è piuttosto basso, ad onta di quanto diffuso sinora dai mass media.


Trasmissione e misure di prevenzione passiva – La trasmissione, come per tutte le malattie virali, è per contiguità.
Il virus non vive da solo, ma dentro le cellule; la tosse, lo starnuto, la stretta di mano sono i sistemi più comuni con cui ci si infetta fra persone vicine.
Nella vicina Svizzera sono uscite delle regole che proibiscono la stretta di mano e scoraggiano il bacio, quantomeno sui luoghi di lavoro. Senza ricorrere all’elvetica intransigenza sarebbe sufficiente applicare le più semplici norme igieniche.
La misura più semplice è il lavaggio delle mani più volte al giorno e dopo ogni contatto per il personale sanitario. Un sistema molto semplice per far lavare le mani ai bambini è quello di farli contare fino a 20con le mani sotto il rubinetto dell’acqua.
In presenza di febbre di durata superiore ai tre giorni, soprattutto se il soggetto ha soggiornato da poco all’estero, sarebbe sconsigliabile intraprendere viaggi.
Questa tuttavia è una norma di buon senso comune che dovrebbe valere sempre, indipendentemente dalle epidemie.
Inutile ricorrere a mascherine che servono solo a isolare i malati, ma non proteggono le persone sane dal contagio.


I soggetti a rischio sono ovviamente le persone più deboli e segnatamente i cardiopatici, i pazienti con scarse difese immunitarie come chi ha recentemente eseguito chemioterapia anti-tumorale, i soggetti affetti da AIDS, da tubercolosi e da insufficienza renale, oltre atutti i soggeti che presentano patologia respiratoria cronica, dall'asma alla bronchite cronica.


Terapia – Il trattamento, come per le altre influenze, dovrebbe essere limitato all’impiego di anti-febbrili come il paracetamolo o, secondo l’ultima tendenza, l’ibuprofene.
Rigorosamente bandita l’aspirina, assolutamente nei bambini, ma meglio anche negli adulti, per il rischio di tossicità al fegato.
L’influenza di tipo A è sensibile ai farmaci antivirali, segnatamente al Valaciclovir (Zelitrex ©) e all’Oseltamivir (Tamiflu ©). Gli antibiotici, notoriamente antibatterici, non sono utili nelle infezioni virali se non nelle sovra-infezioni.
La terapia con antivirali non è priva di effetti collaterali per cui andrebbe riservata solo ai soggetti che presentano complicazioni polmonari o sistemiche.
Da quanto detto rampolla l’inutilità di acquistare e fare scorta di farmaci antivirali.


Prevenzione attiva – L’unica arma di prevenzione a breve e medio termine è un vaccino efficace.
Nel nostro caso per l’influenza A H1N1 un vaccino efficace è in fase di distribuzione durante le prime due settimane di ottobre.
Anche il vaccino più performante può rivelarsi un’arma spuntata se non è sostenuto da una campagna vaccinale ragionata e da una distribuzione mirata.
Il programma del Ministero della Salute prevede una vaccinazione di massa in tre tempi. Durante la prima fase, verosimilmente entro il mese di ottobre, verranno vaccinati gli operatori sanitari, medici, infermieri, addetti ai servizi essenziali, forze armate e donne gravide.
Subito dopo sarà il turno dei soggetti affetti da malattie respiratorie di età compresa fra i sei mesi e i sessantacinque anni; in questa fascia ci saranno anche i bambini con asma.
Durante la terza fase vaccinativa le dosi di verranno distribuite ai giovani fra i 6 mesi e i 27 anni.
Sembrerebbe deciso di non vaccinare i bambini l di sotto dei sei mesi in quanto in genere questa fascia non è inserita in comunità e comunque appare più vantaggioso immunizzare le donne gravide proteggendo in questo modo anche il nascituro sino almeno al sesto mese.
Al momento questo appare un programma di massima ed è verosimile che il Ministero della Salute apporti qualche modifica in itinere.


Il consiglio del pediatra - Non è ancora certo quando il vaccino contro l’ H1N1 sarà in vendita liberamente in farmacia. Alla luce di questa considerazione sarebbe opportuno iniziare a vaccinare con il vaccino contro l’influenza stagionale (il normale vaccino anti-influenzale) quanto prima almeno i bambini con asma allergico.
Devono essere considerati ad alto rischio anche altri gruppi di bambini, fortunatamente meno numerosi, ad esempio quelli affetti da sindrome di Down e quelli che nell’inverno precedente si sono ammalati di bronchiolite.

4 commenti:

Chiara ha detto...

ciao Paolo,
molto interessante il tuo post.
e dell'omeopatia? cosa ne pensi?

Anonimo ha detto...

ciao, articolo rasserenante!
Eccivoleva dopo tutto il putiferio che ci hanno imbastito sopra.
Io comunque m'ho da vaccinà: vecchietta, immunodepressa....'na salute da ridere..ma le devo fare tutte e due e si possono fare insieme??
Parlo della vaccinazione normale e di questa "suina".

Franca che se telefoni qualche volta ci fai solo che piacere e vojo le foto di casetta!
E adesso , basta che poi scoccio come sempre.
Baci alla fanciulla!

Anonimo ha detto...

Letto con attenzione. Resto ancora nel dubbio se farlo o meno comunque ho ancora tempo per decidere. Ci vedremo prima....???
Buona serata e saluti alla signora Laura.
Zia Alex

la dottora dei pacchi ha detto...

complimenti, io propongo ulteriore divulgazione a giornalisti, media, U-Tube.
buone lavoro dalla dottora dei pacchi, un saluto per tutti quelli che mi conoscono.