09 marzo 2012

Airport - 1

Un mercoledì come tanti a Gravedona, con la prospettiva rosea di partire per Catania e restarci due giorni di ecografia, che poi per me saranno di svago, lontano dal quotidiano susseguirsi di rogne.
Partenza tranquilla con Raffaele che ha voluto il posto al finestrino. Un po' di ritardo ma siamo con AirOne, la sorellina povera di Alitalia.
Ci viene annunciato che  troveremo la pioggia e infatti quando l'Airbus inizia la lenta virata a sinistra Milazzo non si vede sotto le nuvole, come non s'è vista Lipari nè Salina.
Scivoliamo veloci in basso sussultando nelle turbolenze, fra lampi e cumulo-nembi.
Passiamo lunghi su Fontanarossa, quindi la prenderemo dal mare.
Ripassiamo più bassi, ancora lunghi, fra lampi e scrosci, poi nell'ululato delle turbine si risale.
Ahimè, penso, qui si va a Palermo, ma nessuno pare essersene accorto.
L'apparecchio vibra, vira, sussulta e finalmente il comandante ci annuncia la mèta: Lamezia.
La notizia suscita indignate e inconsulte esclamazioni di disappunto, anche se non è ancora chiaro, almeno per ora, contro cosa e contro chi.
Siamo in tre, a Lamezia, cioè in tre aereoplani dirottati. Noi siamo i secondi a scendere, ma la scorta di panini del baretto dell'aerostazione finisce inesorabilmente.
Sono solo le 21, ma sembra che lo spettro della fame incomba su compagni di viaggio inferociti che comperano compulsivamente le poche crocchette di patate rimaste, buste di snack improbabili e scatole di biscotti dolciastri.
Io osservo stoicamente, mi basta un po' d'acqua. Raffaele telefona, telefona e telefona, passeggiando nervosamente e chiedendomi istericamente, nelle pause fra una chiamata e l'altra cosa, dicano dagli altoparlanti.
Non so a chi telefoni e soprattutto cosa racconti. Io ho lasciato addirittura il cellulare a bordo!
Escuso che si dorma a Lamezia Terme cominciamo a chiederci quale sarà la nostra prossima destinazione.
Per ora cade un pioggerellina insistente che fa compagnia a un vento freddo e fastidioso.
C'è chi parla di Palermo, chi di Trapani, chi spera Catania.
Venti avventurosi, e incazzati, partono per la stazione ferroviaria dichiarando a gran voce che in un'ora arriveranno a Messina.
Scompaiono nella notte e probabilmente andranno a soffrire vento e freddo sullo Stretto; di questi non sapremo più nulla.
Proseguono scene di disperazione e intemperanza. Un giovane, vivente prova della reincarnazione, in questo caso di un tribuno della plebe, arringa chi può e insulta chi obbietta, chiedendo a gran voce da Messina torpedoni contro Alitalia ladroni.
E Raffaele telefona, passeggiando avanti e indietro e scoprendo anfratti inattesi nei lunghi corridoi dell'aeroporto di Lamezia.

(1 - continua)

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