11 gennaio 2014

Passo d'addio


"Passo d'addio" è l'ultimo romanzo di Giovanni  Arpino, uno dei suoi più belli. Centrato sul tema dell'eutanasia, è anche un libro sull'entrata in crisi di alcune relazioni fondamentali: quella fra maestri e allievi (e dunque padri e figli) e quella fra uomini e donne. È un romanzo quasi profetico: oggi ancora più attuale di quando fu scritto. Un romanzo che, com'era consuetudine di Arpino, parla di cose fondamentali senza darlo troppo a vedere.


Ho saputo oggi che qualcuno si è sentito offeso da alcune considerazioni e riflessioni, peraltro contenute dentro la recensione di un libro sull'etica del medico.
E sull'etica del medico d'oggi credo sia giusto riflettere.
Ho dedicato circa due terzi (si leggano 2/3) della mia vita, a fare il medico in strutture pubbliche, e gli ultimi dieci anni a valorizzare solo i miei collaboratori.
Ribadisco che al centro della vita del medico ci debba essere sempre il paziente, che viene prima anche della sua vita; altrimenti sarebbe stato meglio scegliesse un'altra professione.
Se questo è il risultato, se questa è la riconoscenza, se questa è la gratitudine, ebbene, questo è anche l'ultimo post del mio blog.

2 commenti:

Costanza ha detto...

Dai papi non chiudere il blog, è così interessante leggeti!! Tu devi lasciar scivolare i commenti altrui, ognuno ha le sue opinioni e comunque non penso tu abbia mai offeso nessuno. Continua il tuo percorso e non chiudere il blog solo per opinioni contrastanti le tue.
Ti voglio tanto bene, tanto che non lo immagini neanche... Co

W CODY ha detto...

Caro Paolo,
solo per dirti che le tue parole sul giorno e sul tempo e sul viaggio e sul senso del tempo e del viaggio, sui ricordi d'infanzia e sul loro colore, sulle diverse anime che ci abitano (Jekyll e Hyde), sul senso delle professioni, ci mancano davvero.
La domanda di salute, in quest'epoca che mi sembra un medioevo frastornato dai ritrovati della tecnologia, è di nuovo impostata al miracolismo, ma con l'aggravante della pretesa: non più domanda di salute, ma pretesa di miracolo quale merce da acquistare versando il dovuto: non più domanda di cura, ma solo pretesa di miracolo. Fra la gente, la ricerca della "causa" di una malattia nasconde la ricerca del peccato da cui emendarsi o del quale incolpare qualcuno. E qui l'uomo di scienza diviene mero erogatore di miracoli a chi ne faccia richiesta o ne abbia buon diritto, pena la denuncia sociale se non penale. Fra i colleghi quindi diviene uno da sostituire al turno. O per sempre.
Gli apparati culturali di una società dove la professione diviene un impiego, creano la concezione che il professionista sia un impiegato. Anzi, l’impiegato addetto a ….
In questo clima si formano le menti dei giovani e in quest’evo è disperso il senso della professione, della conoscenza da professare, sostituito dallo sgomitare per avere un impiego qualsivoglia.
La nuova disciplina adatta ai tempi sarebbe una buona epistemologia del prodigio mutuabile ticket esente. La medicina come una grazia che per mano del medico possa aspergere a pioggia e a comando biliose mammette, querule masse telefonanti, ore 8-12 da lunedì a venerdì, escluso i festivi, rientro pomeridiano al giovedì.
Ti abbraccio forte, Doc.
appresto
co