17 luglio 2014

63


Compleanno, 63; si dovrebbe fare un bilancio, guardarsi indietro.
Fatto.
Ho scelto questo brano di uno degli amici più cari, anche se non lo vedo più da tanti anni. Io non sarei riuscito a scriverlo così, perchè io non sono uno scrittore come Costantino Di Lillo, ma avrei potuto scriverlo, condividendone parola per parola.
Mio nonno si chiamava Federico e la Lucania non l'ha mai conosciuta.

A scuola ci dovrebbero andare tutti, diceva mio nonno, come in un sogno di socialista ingenuo: e tutti saper leggere e scrivere e capire la filosofia, l’arte, la storia, la vita dell’umanità, i pensieri della gente. E capire il teatro, il dramma e la commedia. E dopo, ognuno farà il suo mestiere, chi il medico, chi l’ingegnere, chi il calzolaio, chi il contadino.
Ma alla sera, dopo il lavoro, il dottore e il calzolaio, che hanno fatto le stesse scuole, si trovano sulla piazza e parlano di teatro e di arte e di filosofia.
Perché tutti possiamo capire e apprezzare le cose belle della vita.
Così diceva mio nonno: anche se di ricchezze e professioni diverse, la gente deve essere unita dalla cultura, dai saperi.
Il sogno di mio nonno si è avverato, ma in un modo distorto.
Le persone oggi si incontrano e, qualunque mestiere facciano, parlano fra loro, sì, ma di gol, di campionati, di vestiti e di automobili: di merci oppure di soldi da vincere alle lotterie per poter comprare più merci.

Poi, se qualcuno volesse leggere il testo integrale, lo troverà qui.

 

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Che belle parole, Paolo! Le condivido in pieno; il link che hai postato però non mi funziona, io il testo l'ho trovato qui: http://hyperbros.com/blog/trincea-contro-la-barbarie/

Di nuovo auguri. Valeria

W CODY ha detto...

un abbraccio forte, Doc.
e auguri, anche da PA.