27 maggio 2011

Lindos

Sarebbe la terza città dell’isola di Rodi, sempre che il concetto di città possa applicarsi a questa distesa bianca di case che si dispiega da un lato all’altro del promontorio su cui sorge l’acropoli.
La globalizzazione del consumismo ha colpito in profondità.
I vicoli stretti, puliti e freschi ricorderebbero alcuni villaggi di pescatori nelle Cicladi, non fosse per la distesa di botteghe, una dopo l’altra, che vendono oggettistica, ricordini, abbigliamento estivo, bigiotteria e tutto il ciarpame immaginabile.
Qualche discreta gioielleria vende a prezzi esorbitanti e l’aria è piena dei profumi e degli odori di taverne, fast food, creperie, bar-gelaterie e pubs che promettono musica dal vivo e serate indimenticabili.
Anche in quest’angolo del Dodecaneso è sbarcato il turismo di massa, ma soprattutto i suoi rituali festaioli e un po’ alienanti.
Nulla da eccepire, naturalmente è giusto che i giovani si divertano; la “movida” è ancora da esibire e da raccontare sui forum, segnalando le località e i locali dove lo sballo è più facile.
Per salire all’acropoli c’è una bella scalinata; si può decidere di farla a piedi, oppure a dorso d’asino.
Una quindicina di asini, qualcuno un po’ spelacchiato, si prestano a scorrazzare su e giù dalla lunga scalinata coppie di turisti che non si vergognano ad esibire nel montare in sella pallide chiappe livide di cellulite.
Agli asini va decisamente bene; molto meglio che portare basti di qualche quintale su per i sentieri rocciosi dell’entroterra e raspare qualche bastonata.

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