09 settembre 2009

Egeo!





Prima vera giornata nell’Egeo. Il tempo è bruttino; tira un vento terribile da nord-est, freddo, e le nuvole basse corrano coprendo quasi sempre il sole.
Giriamo coperti come si fosse in mezza montagna e il vento cerca di sollevarci il casco mentre noi cerchiamo semplicemente di guidare il quad.
Nauseati dalla vita serale di Chora e di quanti la popolano scappiamo presto di mattina verso nord alla ricerca del faro, sapientemente chiamato “Fanari”.
Il posto sarenbe suggestivo, a picco sulla scogliera di fronte all’isola di Delo, se non ci fosse il vento rabbioso.
Gironzoliamo a nord, alti sopra il porto, e incontriamo anche un vecchio che scende in città a cavallo. Sembra autentico e non una trovata per turisti, almeno spero.
Pomeriggio inizialmente all’interno, al monastero di Panagìa Tourliani ad Ano Merà. All’interno c’è un’iconostasi del ‘400 con dipinti di scuola fiorentina.
Questo è quanto afferma il monaco che ci accoglie, poi, scoperto che siamo italiani, passa a raccontarci le vicende di Dongo e la fine di Mussolini, che conosce bene.
Ripartiamo con il nostro rumoroso mezzo per scendere alla spiaggia quasi deserta di Kalo Livadi. Qui l’acqua sembra più pulita e quasi tiepida.


Sfido il destino e mi ci butto; scendo un po’ con la maschera per scoprire un fondo ciottoloso dove incrociano pochi pesciolini piccoli e grigi. L’acqua è veramente pulita e vale la pensa di farci una nuotata rilassante.
Serata gastronomica al ristorante Atlantida di Platis Yalos dove scopriamo che c’è anche chi cucina bene il pesce e non deruba i turisti com’era successo il giorno prima.
Speriamo che il tempo migliori.

08 settembre 2009

Mykonos - l'arrivo




All’alba, anzi prima, il volo è per le 7.50, partenza per Mykonos.
Lo stacco non è immediato.
Anche al bar della Malpensa riesco a trovare lavoro: una crisi epilettica di una ragazza ucraina mi anima la colazione; mentre la soccorro, per quel poco che si possa fare, intorno la gente continua imperterrita a consumare brioches e cappuccini.
Forse la malattia del 21° secolo è l’indifferenza.
Chiuso questo episodio decolliamo per Mykonos lasciando Natasha al suo destino, cioè la squadra del 118 finalmente intervenuta e atterriamo dopo un paio d’ore in questa isola riarsa e ventosa.
Il tempo è clemente al mattino; dopo l’attesa fregatura in un ristorante in riva al mare ci riposiamo nel monolocale per qualche ora in attesa di decidere per il meglio.
Il meglio del tardo pomeriggio si rivela il noleggio di un “quad” per i prossimi cinque giorni.
Strano mezzo, metà moto, di cui possiede il tipo di guida, metà automobile, di cui possiede solo il numero delle ruote, per il resto è un aggeggio divertente, faticoso e instabile. Nel complesso comunque molto divertente.
Lo inauguriamo per un giro alla ricerca del supermercato ma soprattutto per una passeggiata verso il nuovo porto, durante la quale facciamo conoscenza con il temibile Meltèmi, il vento fresco che spira dal nord.
Cena vegetariano e promessa di ripartire l’indomani alla scoperta dell’isola.
Il paesaggio è brullo, la speculazione edilizia imperversa ed è vero che Mykonos è l’isola dei gay. Numerosi e felici dilagano dai ristoranti ai supermercati, finalmente liberi di manifestarsi.
Vedremo se all’interno dell’isola ci sarà qualcosa di meno artefatto e turistico di quanto abbiamo visto oggi.

03 settembre 2009

Magia dell'Egeo

Settembre finalmente! Ho deciso di prendermi un’egea settimana di vacanza su un’isola greca.
Ma che isola? Mah.. vedremo; seguite il blog e ve ne accorgerete.
La cosa tragica è stata cercare notizie.
Mi sono messo di buona volontà su Google e ho digitato: Mykonos, diario di viaggio.
Mi sono uscite una ventina di pagine di diari di viaggio. Tutti descrivono le spiagge, l’affollamento, le occasioni di avventura etero e omo, il tipo di musica che si ascolta, i locali più in, le peculiarità di questo dj e di quel bagnino, il costo esorbitante di lettini e ombrelloni, i prezzi di ristoranti e pizzerie, le conquiste fatte (poche), le fregature prese (tante) e le sbornie smaltite (troppe).
Non c’è rigorosamente alcuna descrizione del paesaggio, della gente, dell’arte e del clima e dei colori.
Insomma l’atmosfera di Myconos non è poi così diversa da Colico by night.
Credo che potrei scrivere questi diari di viaggio comodamente seduto in poltrona, anzi ci porverò, affacciato al mio lago, con qualche sapiente copia/incolla. E magari in un italiano più scorrevole.
Sembra che le vacanze nell’Egeo debbano per forza essere passaggi a tappe forzata da una discoteca a un pub per sette brevi giorni e sette lunghe notti.
Con un bel berretto negligentemente portato con la visiera storta all’indietro, torvi su bicchieri di beveroni colorati, ben alcoolici, facendosi due canne e attenti all’espressione delle pollastre che entrano in cerca di avventura.
Bon Dieu ma perché rischiare la vita su un volo Aegean, Alitalia, Olympic o su un charter dalle ali instabili, spellandosi le mani all’atterraggio nell’ italico e becero applauso di chi non ha mai volato?
Tutto quello che si trova a Myconos è a portata di mano a Domaso e Nobiallo, forse con qualche fregatura di meno in pizzeria; se proprio ci vuole il sapore della trasgressione si può arrivare a Cesenatico in qualche ora.

02 agosto 2009

1° agosto - Festa Nazionale Svizzera





Dopo quasi tre settimane impegnato a montare la cucina, riprendere in mano il lavoro e aiutare il nonno del Mauro a finire la cucina che altrimenti sarebbe ancora a pezzi… siamo di nuovo in giro per il mondo.
A dire la verità non è che siamo andati molto lontano: Sion, nel Cantone Vallese, è solo al di là delle Alpi.
A Sion mi legano ricordi di lunghi viaggi in 1100 Fiat con nonno Cesare, che allora era solo papà Cesare, agli inizi degli anni ’60.
Oggi è però la festa nazionale svizzera e non mi è dispiaciuto tornare a Sion. Gli Svizzeri non sono nostri cugini, come i Francesi, però sono dei vicini simpatici.
Qualcuno li trova musoni, rigidi, presuntuosi. Quando sento questi discorsi penso alle fregature che ho preso dai taxisti romani e napoletani, alla sporcizia dei treni italiani, alla maleducazione di chi guida in Italia, alla corruzione delle nostre repubbliche… e gli Svizzeri tornano ad essermi subito simpatici.




Invidio la loro pulizia, l’asettica organizzazione dei loro ospedali, la serietà della loro polizia, la puntualità dei loro treni… però preferirei farmi curare negli ospedali italiani.
Vabbè per questa notte dormiano in Svizzera dopo un pomeriggio alle terme, una serata di fuochi d’artificio, bande musicali e raclette.
Domani incontreremo due amiche di fotografia, Martine e Pascale.

14 luglio 2009

Da Besigheim a Heilbronn e ritorno a Villingen



Riprendo per dovere di cronaca dopo il ritorno a casa.
Da Besigheim partiamo abbastanza presto; ci attardiamo nella speranza di qualche raggio di sole per le ultime foto, ma è un’attesa vana.
Gli ultimi trenta chilometri sono piacevoli, panoramici, ma devastati da una notevole salita proprio a cinque chilometri da Heilbronn.
L’arrivo invece è divertente perché finiamo in mezzo a una folle regata sul fiume in cui equipaggi di una ventina di vogatori si sfidano in una corsa per eliminatorie interminabili.
Su ogni piroga in prua c'è una bella ragazza che batte il tempo su un tamburo; dietro i vogatori, in file per due, si danno il ritmo vociando; in poppa un timoniere si agita e urla pure lui.

Dai ponti gremiti non manca l’incitamento; la birra scorre a fiumi e il fumo di griglie, spiedi, piastre roventi avvolge le rive del fiume.
Anche qui ci attardiamo per qualche ora poi affrontiamo il viaggio sul treno pieno di biciclette all’inverosimile sino a Villingen.
Per completare la discesa di tutto il fiume mancherebbero ancora 150 chilometri, ma le ferie sono finite.

12 luglio 2009

Da Bad Cannstatt a Besigheim




Dopo una giornata dedicata al riposo e alle terme la partenza sarebbe rilassante e piena di aspettative se non ci si mettesse la pioggia.
Dopo aver temporeggiato per qualche tempo infiliamo la cerata da marinaio e si parte; naturalmente smette di piovere dopo dieci chilometri e ci alleggeriamo del poncho.
Il tempo si mantiene variabile con sprazzi di sole e folate di vento traverso sino a Hoheneck dove si trovano altre simpatiche terme; qui lasciamo le biciclette dentro un box a disposizione, monumento all’organizzazione teutonica, e prendiamo l’autobus per salire sulla sponda della valle sino a Ludwigsburg, dove visitiamo a caro prezzo uno splendido giardino, ammiriamo il castello della residenza di Ludwig e torniamo a riprendere le biciclette quando la gente comune si metterebbe a tavola.
La valle del Neckar ora si allarga mentre il fiume percorre anse su anse.
Sul versante volta a volta esposto a mezzogiorno le vigne vengono coltivate a terrazzi, mentre il versante meno soleggiato è lasciato a frutteti; il fondovalle è tagliato a colori vivaci dall’alternanza del grano con la segale.

Breve sosta per un pranzo frugale a Geisingen in un chiosco abitato da una gigante biondo tinto e burbero; dopo qualche minuto diventa gentile, arguisce la nostra mèta e ci augura buon viaggio.
La valle è sempre più luminosa, a dispetto del tempo variabile, e assomiglia sempre più a come l’avevo vista la prima volta, tre anni fa durante un viaggio alla volta della romanica cattedrale di Speyer.
E infatti dopo un’altra manciata di chilometri compare Besigheim, dove avevamo fatto tappa durante il viaggio a Speyer. Naturalmente scendiamo allo stesso albergo, un po’ in disarmo per la verità.
Besigheim è una delle cittadine più suggestive della contea; un abile piano regolatore e di restauro l’ha restituita al secolo scorso con le case a graticcio e le stradine strette su cui si aprono piccoli ristoranti, negozi leziosi e botteghe di paccottiglia e sovenir come si conviene a ogni luogo turistico in ogni parte del mondo.
Il viaggio è agli sgoccioli.
Rimane solo da raggiungere Heilbronn e tornare in treno a recuperare l’automobile.

11 luglio 2009

Stuttgart

Stoccarda è la città della Mercedes Benz e, poco discosto, a Zuffenhausen, della Porsche. La cosa che colpisce di più è proprio il fatto che fra le automobili che circolano in questa città sei su dieci portano sul cofano la mitica stella a tre punte.
Abbiamo deciso che sarebbe stato un giorno di riposo e così è stato. L’abbonamento giornaliero ai mezzi pubblici è molto conveniente, a differenza dei singoli biglietti che costano il doppio che a Milano.
Ma non sono i tram di Milano: puntualità a pulizia sono il motto di tutti i mezzi pubblici in Germania.
Passiamo la giornata fra il mercato del pesce, quello dei fiori e una tappa obbligata al panorama della torre della televisione, a 150 metri dal suolo.
Facciamo anche una breve puntata a Esslingen a rivedere la chiesa di San Dionigi dopo l’arrivo del sole a metà pomeriggio.
Per concludere torniamo alla terme e, visto che c’è l’abbonamento ai tram, finiamo la serata in birreria davanti a un pantagruelico stinco di maiale con quattro contorni.

09 luglio 2009

Da Nurtingen a Bad Cannstatt

Questa volta il tempo non è stato clemente, freddo fin dal mattino, nuvoloso, ventoso e quando ha voluto anche piovoso.
Non avevamo grandi ambizioni, la mancanza di allenamento ha cominciato a farsi sentire. L’idea era di arrivare a Stuttgard, Stoccarda per gli amici, culla della Mercedes Benz.
Infatti ci siamo arrivati dopo una galoppata di quasi sessanta chilometri rallegrata da due grossolani errori di itinerario individuati dal fedele GPS Magellan, che ormai ha i suoi anni.
Il problema è che l’errore di itinerario in bicicletta a volte costa qualche centinaio di calorie non programmate.
L’unica cittadina degna di nota è stata Esslingen con il suo duomo tardo-romanico dedicato a S. Dionisio.
La pala dell’altare risale al seicento ma è tratteggiata con colori vivacissimi, assolutamente inconsueti in Italia a quell’epoca. E arriva la folgorazione: il duomo di Esslingen è protestante! A parte la rarità di un altare dipinto in quel tempo in una chiesa evangelica scopriamo quanto avrebbe potuto essere luminosa la pittura del seicento se non avessimo avuto la lugubre Controriforma.
Scomparso l’unico sprazzo di sereno della giornata ripartiamo alla volta di Stoccarda.
Come ci eravamo ripromessi andiamo a ritemprare il fisico provato alle terme di Bad Cannstatt e poco importa se ripariamo in un anonimo albergo vicino alla stazione dei tram.
L terme nella più stretta osservanza romana sono costituite da una vasca di acqua calda e salmastra a 36 gradi affiancata a una fredda e ferruginosa a 18 gradi. Il passaggio dall’una all’altra è un buon succedaneo della sauna; per chi non vuol rischiare ci sono anche due vasche tiepide, alimentate da entrambe le sorgenti, a 30 gradi circa, ma lì non ci si diverte.
La prossima giornata è di riposo con visita della città e pomeriggio di nuovo alle terme.

08 luglio 2009

Da Hirschau a Nurtingen




Durante la notte ha piovuto e piove anche alla mattina presto. La nostra gasthof è frequentata da lavoratori, autisti e forse rappresentanti, quindi la colazione è servita a partire dalle 6.30.
E che colazione! Pensata certamente per chi lavora, ma si presta egregiamente alla bisogna di chi è atteso da una giornata sui pedali.
Quattro tipi di salumi appena affettati, uova, tre tipi di formaggio, quattro versioni di pane, marmellate, yoghurt, miele e caffè come si deve.
L’oste della sera prima ha lasciato il posto a due robuste signore; ignoriamo quale sia la moglie dell0oste, ma una delle due dovrebbe essere l’artefice sia delle marmellata di fragole che di quella di lamponi.
Il seguito è meno divertente perché la gomma posteriore della bicicletta di Laura è inservibile; la pompa si è rotta; camere d’aria di scorta ce n’è una sola e sono rimaste a casa le bombolette.

Tubingen è a soli quattro chilometri, sostiene la moglie dell’oste, mentre mi schizza la mappa per arrivare da un ciclista.
Così parto sotto la pioggia e scopro che Tubingen è sì vicina, ma a oltre sette chilometri. Comunque trovo tutto e per le dieci sono di ritorno.
Cambio rapido di camera d’aria e si riparte. Quanto meno ha smesso di piovere. Ci attardiamo per le strade di Tubingen, piccola e deliziosa città universitaria, assomiglierebbe a Pavia se non avesse almeno dieci volte più parchi, più verde, più piste ciclabili e più studenti, oltre ad essere decisamente più pulita.
Verso mezzogiorno arriva qualche minuto di sole a permetterci di scattare qualche fotografia carina.

Ripartiamo e torna nuvoloso; la pioggia rimane sporadica, in compenso si alza un vento gagliardo e freddo, fortunatamente in poppa.
Il tempo rimane uggioso e arriviamo in serata a Nurtingen. La città mi sembra sostanzialmente triste. Dopo qualche difficoltà raggiungiamo uno dei pochissimi alberghi di questa città.
Solo le automobili fiammanti la distinguono dalle meste città della defunta Germania comunista di triste memoria.

07 luglio 2009

Da Oberndorf alla periferia di Tubingen




Seconda tappa, tormentata. Non so come si potrebbe chiamare questo nostro giro che tocca alcune delle più grandi città universitarie della Germania del sud.
Sicuramente resterà nel nostro ricordo come il viaggio dei saliscendi.
La pista ciclabile è ben tenuta e ben segnalata, ma chi si illudesse di percorrere l’alzaia di un fiume deve ricredersi. Il percorso divaga a poca o tanta distanza dal Neckar ma in un continuo salire e scendere per poggi, boschi e collinette.
E il fiume? In questi giorni, in cui di notte diluvia, ma fortunatamente di giorno è variabile, il Neckar scorre limaccioso e minaccioso trasportando a valle tronchi, rami divelti e tracimando nei prati quando gli argini sono bassi.
Partenza abbastanza presto ma con sosta precoce in un centro commerciale: mi mancano le camere d’aria di scorta, le bombolette per gonfiarle in caso di necessità e alcuni ferri di scorta. Naturalmente troviamo solo l’acqua e i pomodori che ci serviranno da carburante.

Partiamo sperando di non forare. Il tempo è interlocutorio ma non piove.
Nell’alternarsi di nuvole, nuvoloni, minaccia di pioggia, gocce minacciose e sprazzi di sereno attraversiamo due incantevoli cittabine: Horb an Neckar e Rottenburg am Neckar.
In quest’ultima visitiamo rapidamente il duomo gotico di S. Martino e la chiesa abbaziale, altrettanto gotica, di S. Maurizio. Riesco a scattare qualche foto interessante, ma la mancanza del fido Photoshop sul netbook mi suggerisce di metterle on line al mio rientro.
La giornata si conclude alla Gasthof Leuwen di Hirschau, alla periferia di Tubingen.
Gli ultimi chilometri sono stati noiosi a causa delo sgonfiamento graduale ma inesorabile del pneumatico posteriore di Laura.

Alla Gasthof Leuwen sono rimaste solo camere senza bagno, ma dimentichiamo la disavventura di fronte al rumpsteak monumentale che ricorda felicemente una fiorentina ai ferri. In pratica veniamo messi all’ingrasso da un oste monumentale che è certo del nostro appetito dopo 60 km di saliscendi. Non possiamo dargli torto, ma siamo certi di aver demeritato nella sua reputazione nel momento in cui non siamo riusciti a concludere la cena come lui avrebbe voluto.

05 luglio 2009

Da Villingen a Oberndorf




Prima tappa, ma soprattutto si torna a viaggiare in bicicletta dopo una sosta forzata di quasi due anni.
Non c’è stato tempo per allenarsi quindi tutto appare più difficile.
Caricare le biciclette, ripartire il carico, provare altezza di sella e pedali, insomma,si parte verso le 10.30 del mattino.
E’ anche domenica, e ieri era sabato, quindi niente guida della pista ciclabile, niente di tutte quelle piccole cose, dalle batterie di ricambio a qualche ferro per la manutenzione e una sola camera d’aria di scorta.
Comunque chiediamo al padrone del mitico Hotel Romaeus e rubiamo qualche indicazione per la strada iniziale.
Come pensavo questa zone è tutta una collina, piena di saliscendi oltre l’immaginabile. Con qualche fatica e qualche dubbio sul percorso raggiungiamo Schwenningen prima di mezzogiorno.
Il nostro fiume, in realtà un rigagnolo piuttosto sporco, nasce poco distante dalla stazione ferroviaria, ma quanto meno da qui inizia la segnaletica chiara ed efficace per seguire la pista ciclabile.
Per una quindicina di chilometri tutto fila liscio in mezzo ai boschi alternati a campi di segale.
Verso le 13 rapida sosta a Deisslingen in un ristorante italiano, peraltro l’unico aperto e frequentato, dove ci accontentiamo di un’insalata con l’immancabile birra. Il padrone è italiano ma è nato in Germania e sostiene che qui deve pagare solo lo Stato, invece se tornasse in Italia dovrebbe pagare anche il pizzo, quindi torna solo per le vacanze.

Riprendiamo la strada dopo un’altra breve sosta davanti alla caserma dei vigili del fuoco dove è in corso una simulazione di soccorso.
Altri 10 chilometri e arriviamo a Rottweil dopo una salita biblica. Il centro storico è molto carino con le case a graticcio, i bow window e gli intonaci in tinte pastello.
Il tempo di scattare qualche fotografia e ripartiamo alla volta del fiume, che scorre molto più in basso. Non è così semplice e anche la discesa sino al greto del fiume è un’altra discreta serie di saliscendi.
La pista è ben segnalata e con un fondo eccellente. Finalmente si corre in fondovalle, fra la ferrovia e il fiume.

Raggiungiamo presto, verso le 16.30, la cittadina di Oberndorf; il contachilometri segna 50. Per oggi, con tutti i saliscendi e lo scarso allenamento, peso possa bastare.
Ci accoglie la pensione della famiglia Melber, quasi in riva al fiume.

Villingen & Schwenningen




Ieri sono tappa di trasferimento.
Appena entrati in Germania ci hanno accolto la pioggia e una lucente locomotiva a vapore in pressione pronta per un treno speciale.
Qui i treni sono un’istituzione; a un tiro di schioppo da Stoccarda sorge la mitica fabbrica di treni elettrici Marklin.
Comunque facciamo qualche foto sotto una pioggia, fortunatamente poco convincente e poi ripartiamo alla volta di Villingen. La cittadina fa coppia fissa con Schwenningen, dove nasce il nostro fiume. Peccato che fra l’una e l’altra ci sia una valletta che in bicicletta non promette nulla di buono.
Dopo l’arrivo all’ Hotel Romeus siamo usciti alla ricerca della sorgente del Neckar. Niente di più difficile nel momento in cui Schwenningen era in preda a un forsennata “notte di cultura”, una sorta di rumorosa notte bianca in cui la birra ovviamente scorreva a fiumi.

Abbiamo cenato con bistecche, wurst, insalata di rafano, crauti e patate e naturalmente weissbier, la mitica Furstemberg weissbier che si produce alle sorgenti del Danubio, a nove chilometri da qui. Quindi abbiamo dormito sullo spartiacque fra Mar Nero e Mare del Nord.
Oggi si dovrebbe partire; l’uso del condizionale riposa sulla presenza di minacciose colline coperte di boschi, ricche di micidiali saliscendi per le gambe poco allenate.

04 luglio 2009

Partenza!




Dopo un paio di giorni di duro lavoro, interrotto da pesanti sedute di ecografia, la cucina ha preso forma.
Manca la sagomatura e il taglio dei piani di lavoro, ma per questo avrei deciso di rivolgermi per aiuto al nonno di Mauro, come gentilmente suggerito dalla Signora Liliana.
E poi?
E poi abbiamo deciso di partire per la nuova avventura: la discesa in bicicletta del fiume Neckar, nella Germania del sud.
La bici sono caricate; mi sono fornito di un netbook con chiave modem ADSL per aggiornare la cronaca di viaggio sera per sera.


Queste sono le ultime note prima di affrontare lo Spluga e la valle del Reno. Contiamo di raggiungere Schvenningen, dove nasce il Neckar, in serata. Ieri, con uno sforzo sovrumano sono riuscito a prenotare la camera all’Hotel Romaus di Villingen.
Non è stato molto difficile perché ho trovato un albergatore che conosceva l’inglese come me quindi ci siamo intesi telefonicamente… a gesti!

30 giugno 2009

Onomastico in cucina





29 giugno, festa dei Santi Pietro e Paolo. Ringrazio con affetto tutti quelli che mi hanno spedito gli auguri in forma multimediale.
Ma un ringraziamento particolare a Maddalena, che ha deciso che mi chiamo nientedimenocchè San Paolo. Beh qualche volta lo dice anche la mia caposala. Per chi non la conoscesse Maddalena Maddy è la bambina più bella dell’Alto Lario Occidentale e il suo valore aggiunto è che ha un cromosoma in più.
Per quanto mi riguarda, a parte una breve scampagnata in ospedale per qualche ecografia, ho concluso la seconda giornata a montare la cucina del monolocale prossimo venturo.
Ho scoperto che montare una cucina è un po’ come un bel viaggio in bicicletta e quindi la prendo con filosofia.

Come in bicicletta parto alla mattina con grande entusiasmo e arrivo alla sera stremato, senza più neanche appetito.
Come in bicicletta molta gente mi guarda con degnazione e compatimento e mi chiede sempre la stessa cosa: “ma chi te l’ha fatto fare?”
Come in bicicletta ho le gambe piene di lividi: oggi mi sono fatto cadere sui piedi prima un trapano elettrico e poi un cassetto in costruzione.
Come in bicicletta ti sembra di avere percorso chissà quale distanza oggi e poi scopri che sono venti minuti di treno.
Con questa riflessione comincio a realizzare che il viaggio nella valle del Neckar si allontana e la bicicletta prenderà un supplemento d polvere.

28 giugno 2009

Novità attorno al solstizio

Dopo oltre cinque anni di viaggi quotidiani e di investimenti in gasolio e, più recentemente, in benzina, ho deciso “autonomamente” di acquistare un bilocale a Gravedona.
L’ho trovato in basso, da buon laghèe, non proprio sul lago ma con una finestra vista lago da cui si vede la punta di Bellagio.
La scelta dei pavimenti, delle tinte alle pareti, della tonalità del parquet e di altre amenità è stata avocata da donna Laura a sé stessa medesima, e senza appello.
Qualche piccola imperfezione nella tinteggiatura e nei colori è stata solo colpa mia, della mia ignavia e dei perfidi “pittori”, che vengono a pitturare a tradimento e nelle ore più impensate.
Fino ad oggi io non pensavo alla casa, preso dal lavoro e dalle mamme.
Oggi c’è stata un’inversione di tendenza. Il signore ecuadoregno che avrebbe dovuto montarci la cucina dell’Ikea ha deciso di raddoppiarsi il compenso.
E’ stato gentilmente invitato a tornare donde era venuto e poi quindi anche il povero pediatra è tornato utile per iniziare a montare la cucina con l’aiuto del suocero.
Il problema sarebbe anche che dopo due anni di digiuno si era deciso di partire giovedì mattina per un’incantevole pista ciclabile che si snoda lungo le rive del fiume Neckar…

06 maggio 2009

Mercoledì d'ordinaria follìa.

Dice la signora Liliana: ma non abbiamo più notizie della Pediatria…
Eccovi serviti con la cronaca di questa giornata.
Entro in reparto alle 7.30; sembra presto, ma oggi dovrò tenere un corso di aggiornamento e non potrò seguire il lavoro di routine sino a metà pomeriggio.
Da alcuni giorni sono stato costretto a spegnere il cellulare “pubblico” che sembra diventato quella del Barbiere di Siviglia.
La dottoressa giovane è a Varese; il giovane di studio giace nel suo letto di dolore afflitto da una faringite dolorosissima.
La dottoressa sicula è già in reparto; sorride, beata lei, e mi confida che non ha dormito per tutta la notte, comunque è pressoché da sola e ha già quasi finito il giro, interrotto da 2-3 visite di pronto soccorso.
Beviamo il caffè poi scendo all’aula dei congressi dribblando con poco successo la caposala e la pila di carte che dovrei firmare ogni mattina.
Al sotterraneo è già arrivata Anita, la giovane infermiera che mi affiancherà nel corso di aggiornamento.
Ci sono anche altri figuri amministrativi che mi presentano carte da firmare e controfirmare; il microfono non funziona; le batterie sembrano scariche e chiamo l’elettricista; invece era solo la rotella del volume chiusa alla consolle; grazie e io come facevo a saperlo? Comunque il proiettore funziona e miracolosamente non mi hanno cancellato le slides durante la notte.
Finisco la prima relazione e salgo in reparto a vedere se hanno bisogno di me: naturalmente e fortunatamente no.
Ridiscendo e iniziamo le esercitazioni pratiche; il cellulare, quello privato, è scarico e devo lasciarlo in reparto così non mi trovano più; è un illusione: compare l’infermiera del Pronto Soccorso con il mio cercapersone; ha il numero 57.
Nei ritagli di tempo cerco di parlare con il rianimatore per un problema della prossima settimana; il suo telefono non funziona e quando finalmente risponde si inkazza; cosa posso fare se ha un cordless scarico?
Finalmente arriva la pausa pranzo; decido per un panino con la capo-ostetrica che partecipa al corso d’aggiornamento; salgo in reperto a cambiarmi e mi bloccano; la capo-ostetrica va a mangiare con altre due infermiere e a me non resta che la mensa; c’è pasta ai quattro formaggi; orrore per la mia dieta; sto diventando una mongolfiera; mi accontento di un po’ di riso in bianco, due arance e un mandarino.
Torno a concludere il corso d’aggiornamento poi di corsa in reparto che alle 15 iniziano le ecografie.
Finisco giusto alle 18 per fare una visita allergologica che aspetta dalle 16; d’altra parte Marco, giacendo sempre nel suo letto di dolore, non ha potuto eseguirla.
Alle 17.30 arriva la reperibile mentre in sala parto si apprestano a concludere un’induzione perigliosa.
Ora sono solo le 20. Alle 20.30 c’è la cena per festeggiare un collega che diventa primario in un ospedale vicino; poveretto! Non sa cosa lo aspetta.
Spero di riuscire a leggere almeno qualche pagina dell’ultimo libro che ho iniziato, ma forse crollerò prima.

03 maggio 2009

La Dottora dei Pacchi

Molti dei 15 lettori si sono lamentati che il blog non venga aggiornato.
Sarà vero ma, tornato da un viaggetto di due giorni nel Vallese, ho trovato solo un messaggio della Dottora dei Pacchi.
Non vuol dire nulla; non sono in cerca di messaggi di conferma, ci mancherebbe. Forse però non ho mai parlato di Lei.
Dopo due anni di sterile fatica, cercando di insegnare come funziona un reparto a quattro successivi assistenti, di tre dei quali è meglio dimenticare, era arrivata Lei.
La Dottora mi aveva affascinato per il curriculum: invece di enfatizzare sciocchezze, come alcuni predecessori, aveva messo solo l’essenziale.
Fu amore a prima vista.
Giunse sulle rive del lago dopo una delle poche nevicate dell’inverno lariano e ne rimase perplessa, ma accettò comunque di lavorare con me.
Ogni mattina arrivava di pessimo umore. Al mio sorriso mattutino e contagioso (ho ancora l’entusiasmo del dopo laurea, dopo 32 anni) rispondeva con un sorriso forzato che resisteva fino al primo caffè, per aprirsi poi in una risata.
Risata che assumeva riflessi cangianti a seconda di quanto passava il convento.
E’ stata l’assistente che ha dato una sterzata al reparto.
Con Lei l’organizzazione è migliorata e il suo “controgiro” è diventata la costante con cui scandire la fine di ogni mattino.
Niente pranzo come tutti i cristiani, solo uno yoghurt, però mangiato in mensa, assieme ai comuni mortali.
Ogni settimana riceveva dalla Sicilia lo “scatolo”, poi evoluto nel “pacco” di cui allo pseudonimo.
Dallo “scatolo” estraeva ogni bendiddìo che mamma e papà spedivano da Spadafora.
Bendiddìo che Lei divideva con tutti e con me in particolare.
Poi, come da accordi, da programmi e da profezìa se n’è andata lasciando nella Pediatria di Gravedona un vuoto da colmare.
Il Peppino non aveva ancora un barca, ma Lei non sarebbe stata un marinaio di prua, avrebbe voluto il timone senza mai confessarlo, ma non per ambizione, sinceramente per non affaticare il suo primario.
Grazie Giusy! Mi manca anche il tuo sorriso storto, ma sincero, ogni mattina.

24 aprile 2009

L' Acqua Cheta





Forse sono diventato un’acqua cheta. Nel senso che non scrivo più nulla sul blog. In molti si lamentano. Non è proprio così; il più delle volte scendendo al lavoro di mattina mi ripropongo di aggiornare queste quattro pagine, e gli spunti non mancano, ma poi prevale l’accidia, la routine e il centinaio di seccature che allietano la mia giornata lavorativa.
Bene. Ora si cambia. Questa mattina ho deciso di rimanere a casa e riordinare foto e blog.
Siamo tornati questa notte dalla Toscana. La scusa di portare dei campioni per una ricerca all’Università di Siena è stata la molla che ci ha spinto a far vela sul Senese.
Tappa d’obbligo l’Osteria dell’Acqua Cheta a Montepulciano.
Dopo quattro o cinque visite non mi ha mai deluso. L’oste finto burbero adagio adagio si scioglie e si rivela sempre più simpatico.
Le carni alla brace, i primi robusti, il pane sciocco mi sono indispensabili per sentirmi veramente in Toscana.
La folla dei turisti di bocca buona non ha ancora rovinato questa osteria, che peraltro credo sia una piccola miniera d’oro per il nostro oste.
Speriamo non si rovini e non ceda alle lusinghe dell’omologazione.

06 marzo 2009

Ulrich



Dopo aver rinnovato il sito della Pediatria di Gravedona e quello della Simeup Lombardia, dopo aver caricato altre foto su Flikr, dopo essermi definitivamente stufato di Facebook, ho deciso di aggiornare anche questo povero blog.
E iniziamo dei miei 15 lettori.
Alcuni sono fedelissimi, lo vedo dal counter. Ci sono fra questi le sorelle Liliana e Zia Ale, la Dottora dei Pacchi e Veronica.
Perse le giovani Chiara, Sara e Anna.
Poi c'è Ulrich.
Dopo un silenzio di alcuni mesi, ma ovvìa è diventato nonno di Anna, ora è tornato prepotentemente alla ribalta.
Ma sapete che anche Ulrich ha un blog (http://www.ulrich-schwendke.de) in italiano?
Ulrich è uno dei grandi amici, non ce ne possono essere molti nella vita, al massimo cinque.
E' uno di quegli amici che magari non senti per mesi e mesi, come Giovanni da Firenze, ma sai che sono lì se ne hai bisogno.
Così vive Ulrich nella sua Straubing sulle rive del Danubio assieme a Hilde.
Forse è il grande fiume che gli suggerisce la saggezza, la tranquillità, lo studio meditativo dell'arte.

Consensuale la sua vulcanica attività in capo sociale che lo porta in giro per tutta la Germania con la Unione dei Seniori della città di Straubing.
L'unica cosa che mi lascia perplesso è il suo amore per l'Italia: provi a venire a viverci!

15 febbraio 2009

Siena





Dopo quasi due mesi di lavoro ininterrotto e, diciamolo pure, bestiale, mi sono preso un week-end.
Non è vera vacanza, è semi-lavoro perché lunedì sarò al Policlinico di Siena a discutere un progetto, comunque è meglio di niente; anzi.
Per mille motivi non ci sono né biciclette né cani, quindi possiamo dedicarci a tempo pieno a fotografia e sloow-food.
Poi si smaltirà nei prossimi due mesi senza requie.