05 maggio 2012

Milano e ancora Milano


Giornata nata piuttosto male. Alle 5 piove a dirotto a Gravedona. 
Oggi sarò di nuovo a Milano. Dermatologia Pediatrica. Si cambia.
La saggia Lucia di Genova (quando la conoscerò si meriterà un post come la Dottora dei Pacchi e Ulrich), mi ha consigliato ieri il treno. 
Ho seguito il suo consiglio e mi sono presentato alla stazione di Colico. 
Naturalmente a Lecco ha smesso di piovere e fino a questa sera mi trascinerò uno stupido ombrello in giro per Milano, dove naturalmente c'è il sole.
A proposito, sembra che la mia lezione di ecografia di ieri sia stata un successo. 
Ho chiuso la giornata milanese con un happy hour al Birrificio di Lambrate, con una simpatica luppolata e un sonoro bidone della Dr.ssa Malorgio. 
Ma torniamo ai treni. Il popolo dei treni è diverso e interessante. 
Ho passato anni sui treni; lunghi e tristi anni di liceo e qualche anno spensierato d'università. Il viaggio in treno era un momento a volte romantico di socializzazione. 
Ricordo con un po' di nostalgia timidi scambi di sorrisi con impiegate di Casalpusterlengo e con raccapriccio logorroiche diquisizioni con casalinghe di Piacenza, mentre il treno che scendeva nel profondo sud attraversava la bassa padana verso Parma. 
In senso inverso il viaggio era diverso. 
Tutti i tristi convogli viaggiavano con ritardi di ore accumulate lungo la penisola. 
Negli scompartimenti intere famiglie iniziavano a Lodi a scaricare dalle reticelle pesantissime valigie legate con lo spago, senza più voce per tenere tranquilli torme di bambini inferociti da ore e ore di viaggio. 
Ora l'imperativo categorico è isolarsi dai compagni di viaggio. Gli scambi di sguardi sono furtivi, le frasi misurate e ridotte al minimo. 
Cellulari, cuffie, netbook, tablet e, per i meno tecnologici la Settimana Enigmistica, sono strumenti per cosrtuire barriere. 
Fanno eccezione piccoli gruppi di studenti, ma meglio studentesse che, se sono in numero superiore a tre, iniziano una sarabanda conversazionale animata da definizioni anatomiche da bordello ogni quattro parole. Questa mattina sono stato fortunato. Di fronte a me un serissimo studente universitario che si è dedicato diligentemente a una libro di matematica attuariale. 
Di fianco un impiegato appassionato di sudoku.
Dall'altro lato del corridoio uno studente con trolley, cuffia e e area sognante è sceso a Lecco per lasciare il posto a un'impiegata triste. Gonna troppo corta e calze nere ha attraversato la Brianza cercando di coprire le gambe con una sciarpa; cuffia e Il Sole 24 ore completavano le contromisure elettroniche all'approccio. 
A Carnate-Usmate sono salite tre signore un po' attempate, diciamo della mia età, vestite da femministe anni '70, e armate di una fotocamera bridge con cui si sono fotografate ripetetutamente e reciprocamente, parlando di viaggi domenicali verosimilmente senza marito anche se la fede brillava sulle mani nodose. 
A Monza si è unita una coppia in tenuta turistica, cioè signora casual e marito con pantaloni da hawayano a quadrettoni, su scarpe da jogging, quelle che i Milanesi usano per farsi male in montagna. 
Entriamo in Milano Centrale sfilando fra lucidi convogli ad alta velocità italiani, svizzeri e anche un TGV francese. 
Rimugino sulle motivazioni dei no-tav nostrani e mi avvio lentamente verso il metrò; altro popolo, con altre barriere, mi scorterà fino a Crocetta.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Penso che l'ombrello oggi (anche a Milano) sara' utile

Paolo Adamoli ha detto...

Che lettore attento e fedele, mio caro Anonimo, comunque sì, ora piove anche a Milano. Grazie

Anonimo ha detto...

E' sempre un piacere leggerti