13 novembre 2011

Meteo e malasanità

Gravedona - S. Maria del Tiglio
Gravedona, alto Lario occidentale; temperatura 7.3°, umidità relativa 56%, pressione 1009 mb, stabile; cielo sereno.
Ieri sera alle 22 telefona in Pediatria una mamma, è un’impiegata, la conosciamo, sostiene che il suo piccolo abbia una laringite. L’infermiera suggerisce un aerosol  come da schema conosciuto ma la mamma sostiene che il bambino, 21 mesi, “non vuole” e che quindi preferisce dare un po’ di cortisone per bocca.
L’infermiera si rassegna e mette giù la cornetta.
Naturalmente dopo un’ ora la mamma arriva in Pronto Soccorso.
Il medico di guardia valuta, medita, riflette e mi consulta.
Il letto è appena caldo, il libro appena aperto.
Suggerisco di fare comunque l’aerosol, come logica vorrebbe.
L’infermiera mi ritelefona dopo un’ora. Il nonno (ma che c’entra) del bambino è infuriato per le torture inflitte.
Nel frattempo in Pronto Soccorso è arrivato un bambino di tre anni con “pianto inconsolabile”.
Mi rassegno, spengo il lettore di e-book e mi avvio verso l’ospedale, chiedendo scusa all’automobile trascinata in fretta e furia, senza un attimo di riscaldamento.
Naturalmente il pianto inconsolabile sta distruggendo allegramente la sala giochi, si vede che non aveva più lacrime.
Mi accerto che l’infermiera abbia fatto solo l’aerosol e non altre più raffinate torture, ma nel frattempo il bambino sta meglio.
La mamma è della serie eletta di quelle, per intenderci, che hanno un ottimo Pediatra di Base, ma siccome è gratuito preferiscono portarlo a pagamento da un pediatra privato, che naturalmente ha passato la manzoniana età sinodale e usa terapie d’anteguerra.
Risolto quindi il caso di tortura, dispnea e tosse mi occupo del pianto inconsolabile.
La mamma rifiuta di misurare la febbre perché il bambino è “fresco” e non l’ha voluto pesare perché il peso già lo conosce.
Lo visito e scopro un’otite moderata a sinistra.
Suggerisco la terapia ma la mamma mi interrompe sostenendo che con la figlia maggiore usa un’altra terapia che è sempre stata efficace.
E allora perchè diavolo sono venuti in Pronto Soccorso a mezzanotte?
Li rinvio con un sorriso smagliante e vado a vedere un altro caso in reparto.
Dov’è il problema?
Se mi scappasse un “vaffa” finirei denunciato ed esposto al pubblico ludibrio per “Malasanità”.
Se dopo quaranta visite come queste a un mio collaboratore scappasse un “vaffa” e magari dietro la quarantesima visita ci fosse una polmonite finirei denunciato ed esposto al pubblico ludibrio per “Malasanità”.
Ecco perché preferisco l’ecografo: non ha la mamma, non ha il nonno, non ha la suocera e se sbaglio diagnosi almeno dal Procuratore ci vado per un buon motivo.

2 commenti:

Carla ha detto...

quasi quasi ho vergogna di far parte della categoria "mamme".......le auguro di poter riprendere stasera, stavolta in pace, il libro abbandonato ieri!!!

Anonimo ha detto...

Dottore se dovessi essere o diventare così me lo dica subito e se con me le scappa un "vaffa" capirò..Elisabetta