Immagini catturate con lo scanner, con la fotocamera, con la sonda dell'ecografo, con il pensiero. Immagini che quasi sempre sono frutto della casualità e dell'intuizione.
15 luglio 2008
A volte ritornano
Fra venerdì e sabato ritorno in patria dalla Tunisia.
Un “overbooking” ci costringe una notte a Napoli.
Non sarebbe spiacevole se Laura non avesse fratturato la nona vertebra dorsale sulle scale umide del villaggio Valtur.
Nessuno ci aspetta all’aeroporto di Napoli, ma no, non è vero, ci attende un sollecito signore in camicia bianca a maniche lunghe che gentilmente ci libera del carrello portabagagli e dell’€uro di cauzione poco prima della partenza del taxi per l’hotel.
Poi, dopo una corsa dissennata sul porfido ineguale, veniamo sbarcati davanti all’Hotel 5 stelle che la compagnia aerea ha dovuto offrire.
La notte si chiude tragicamente sulla nona. Peccato che si tratti della dorsale di Laura e non della sinfonia di Beethoven.
Dopo circa otto ore la ragazza si riprende ed è in grado di raggiungere la terrazza al sesto piano per la colazione mentre io mi precipito sui taxi in attesa implorando un tragitto più lungo ma senza porfido verso Capodichino.
Arriviamo e mamma Alitalia si occupa finalmente di un imbarco adeguato, riservato e protetto mentre un altro signore indigeno si occupa del carrello portabagagli e dell’€uro incluso.
Il fatturato della “cauzione” dei carrelli portabagagli all’aeroporto di Napoli non è trascurabile; peccato non versarne una tangente ad Alitalia: uscirebbe dalla crisi.
Volo interno, quindi senza birra, verso Milano Linate.
All’arrivo la terra trema e sussurra: “a volte ritornano…” … decisamente siamo di bocca buona.
07 luglio 2008
Vacanze in scatola e congresso

Sono sempre più convinto che questo villaggio offra solo vacanze in scatola. Poco importa; avevo bisogno di staccare e ricaricare un po' le batterie e quindi tanto basta.
Un bel po' di libri, spiaggia, molto nuoto, il congresso in sordina.
Ieri cena a base di pesce, ovviamente con pagamento di supplemento; finalmente serviti a tavola e non più al self service: disastro.
Qui non sanno cos'è un ristorante e mettono a dirigerlo un animatore o un'animatrice: molta cordialità ma quanto a organizzazione siamo molto lontani.
La cena è trascorsa inesorabilmente lenta, con menù fisso e cadenzato; il nostro tavolo era un po' defilato quindi si sono dimenticati il vino, poi il contorno, poi ancora il vino. Però al momento del commiato ci hanno portato la nuova bottiglia di acqua fresca, che la precedente era terminata all'epoca delle tagliatelle.
I relatori girano un po' tristi. Siccome questo è un villaggio turistico nessuno li ossequia a sufficienza, anche se girano ostentando mocassini, calze lunghe e pantaloni stirati mentre noi peones giriamo in sandali e sotto i pantaloni il costume è sempre pronto per una nuotata.
So che manca qualche fotografia ma, a parte che i villaggi sono tutti uguali da Bali a Malindi, questa specie di internet point non permette di inserire la chiave USB nè altri supporti.
06 luglio 2008
Vacanze in scatola
Eccomi a Tabarka, villaggio Valtur, Tunisia.
Siamo qui per un congresso, ma è inevitabile essere immersi nella vita di questo villaggio.
Il villaggio è italiano e quindi la cucina è quella italiana omologata che si trova in tutti i ristoranti italiani da Copenaghen a Istambul, passando per le trattorie dei camionisti e le mense degli ospedali. Cambiano solo i frequentatori e il prezzo.
Qui il valore aggiunto sono le signore abbronzata e i mariti pallidi e flaccidi (come me) che si rincorrono ciabattando nelle infradito firmate, arraffando sempre il doppio di quello che si potrebbe mangiare al self-service, l'importante è non trovare il piatto di portata vuoto, derubato da quei maleducati che sono arrivati prima.
Il sonoro è un sottofondo rock deja vu e canzone italiana nostalgica, una sera c'è stata pure musica etnica sicula, che inizia verso le 9 del mattino e prosegue senza grandi variazioni sino alle 23.
Gli animatori non disdegnano l'occhiolino alle tardone, così come le animatrici ancheggiano gratuitamente per i loro mariti, però ci mettono anche un po' d'ironia.
In piscina si fa di tutto, ma proprio di tutto, tranne che nuotare.
Alla fine della serata si arriva con il rammarico di non aver partecipato alla visita al mercato del paese, alla gita in quad (squallido cammello motorizzato che puzza più del suo antenato), al corso di diving, a quello di golf e al torneo di bocce.
Tutti crollano stremati sul lettone nella camera climatizzata, domani è un altro giorno.
Però quando dico che faccio le vacanze in bicicletta o in trekking mi dicono: ma lei è pazzo, dottore!
Alla prossima vi racconto dei medici che frequentano il congresso. A presto.
Siamo qui per un congresso, ma è inevitabile essere immersi nella vita di questo villaggio.
Il villaggio è italiano e quindi la cucina è quella italiana omologata che si trova in tutti i ristoranti italiani da Copenaghen a Istambul, passando per le trattorie dei camionisti e le mense degli ospedali. Cambiano solo i frequentatori e il prezzo.
Qui il valore aggiunto sono le signore abbronzata e i mariti pallidi e flaccidi (come me) che si rincorrono ciabattando nelle infradito firmate, arraffando sempre il doppio di quello che si potrebbe mangiare al self-service, l'importante è non trovare il piatto di portata vuoto, derubato da quei maleducati che sono arrivati prima.
Il sonoro è un sottofondo rock deja vu e canzone italiana nostalgica, una sera c'è stata pure musica etnica sicula, che inizia verso le 9 del mattino e prosegue senza grandi variazioni sino alle 23.
Gli animatori non disdegnano l'occhiolino alle tardone, così come le animatrici ancheggiano gratuitamente per i loro mariti, però ci mettono anche un po' d'ironia.
In piscina si fa di tutto, ma proprio di tutto, tranne che nuotare.
Alla fine della serata si arriva con il rammarico di non aver partecipato alla visita al mercato del paese, alla gita in quad (squallido cammello motorizzato che puzza più del suo antenato), al corso di diving, a quello di golf e al torneo di bocce.
Tutti crollano stremati sul lettone nella camera climatizzata, domani è un altro giorno.
Però quando dico che faccio le vacanze in bicicletta o in trekking mi dicono: ma lei è pazzo, dottore!
Alla prossima vi racconto dei medici che frequentano il congresso. A presto.
30 giugno 2008
Onomastico felice

29 giugno 2008, giorno dei Santi Pietro e Paolo.
Scandito dagli sms di auguri di buon onomastico, potenza della multimedialità, abbiamo completato un piccolo ma significativo itinerario a piedi: dall’Ospizio Bernina all’Alp Grum.
Avevamo tentato con le ciaspole in gennaio ma una tormenta di neve e la mancanza di una traccia ci aveva portato vicini a una tragedia.
Oggi GPS, mappe, segnali e Google Hearth ci hanno permesso di tracciare il percorso che rifaremo con le ciaspole e con la neve del prossimo inverno.
Il percorso è banale d’estate, ma è stata la nostra prima uscita dopo mesi di lavoro quasi frustrante.
Grazie degli auguri a Giovi, Gabri, Marco, Concettina, Angela, Costy, Chris, Va’, Ve’, Paolone, Mauro e la sua tribù, Maddy, Peppino, e tutti quelli che mi hanno fatto sentire la loro presenza.
Nelle ultime settimane ho anche conosciuto altri lettori del blog: Chiara e Valeria. La multimedialità non è poi così alienante.
26 giugno 2008
Giornata bestiale, ma non più di altre
Dovrebbe essere la fine di giugno. Domenica è il mio onomastico. La Pediatria dovrebbe essere semivuota con medici e infermiere e mamme in partenza per le ferie.
Infatti la giornata comincia nella sarabanda infernale di una notte con quattro ricoveri e cartelle ancora da fare per l'andirivieni continuo dal Pronto Soccorso.
La mattina prosegue fra bambini che salgono dal PS, genitori che sbagliano l'orario e si presentano con due ore d'anticipo e intanto siedono in corridoio e altri che arrivano sperando in una fibroscopia che arriverà solo a mezzogiorno ma non sarà diagnostica e un day hospital che arriva da lontano ma la mamma, che è Colombiana, non sa perchè è dovuta venire a fare il day hospital e quindi non è passata dall'accettazione e non sa cosa fare dell'impegnativa.
Le dottoresse trottano come a S. Siro. Stefy sorride e le riesce bene; Concetta è arrivata ieri dalla Sicilia, sperava di offrire i dolci che ha portato e invece viene buttata subito a far cartelle, ma il sorriso non muore, beata lei.
Il primario ha da fare ecografie, rispondere al telefono, difendersi dal telefono, non ha timbrato perchè ha perso il badge ma tanto ha 2000 ore (duemila sì, non è un modo di dire) di plus orario e non gli interessa. Tanti e tante lo cercano e non può farsi negare come sostiene quell'altra dottoressa che domani si sposa a Messina e lui ha detto che non andrà, ma lei non ci crede e si è offesa.
Un altro medico arriva con la figlia e deve partire per le vacanze e non vorrebbe disturbare ma la bambina deve essere vista anche lei e la Direzione Sanitaria vuole che due cartelle siano chiuse entro mezzogiorno vabbè che non sono trascorsi i termini ma servono le fotocopie per una consulenza decisa in un altro ospedale dove abbiamo trasferito un bambino.
Arriva un altro bimbo che era già arrivato due giorni fa e aveva mangiato una sigaretta e gli abbiamo fatto una lavanda gastrica ma adesso respira male e la mamma non è convinta.
Alle undici arriva un amico e Collega, era il mio primario tanto tempo fa; adesso è in pensione e vorrebbe che uscissimo a pranzo, ma è arrivato alle undici e cosa deve fare?
La caposala mi ricorda che alle sedici c'è una riunione di budget con il direttore amministrativo che prima era un bancario e vuole occuparsi di spesa sanitaria ma non può decidere.
Vincenzo ha vinto il concorso e arriva mentre io vorrei uscire a pranzo con Gilberto ma non vuole venire a pranzo con noi.
Deve ripartire per Lamezia Terme in serata vabbè ti accompagno io al treno a Colico ma solo alle quindici, poi vedrai che arrivi a Linate.
Mentre tento di uscire arrivano due informatori del farmaco; ho appena chiuso le cartelle che la Direzione Sanitaria voleva, ho fatto due ecografie e andiamo finalmente a pranzo a Dongo.
Torno in reparto dopo pranzo, faccio un'ecografia e via a Colico ad accompagnare Vincenzo al treno poi di nuovo indietro per la riunione con il Direttore Amministrativo.
Sono in ritardo di un quarto d'ora e mi infilo in un ingorgo sulla statale mentre la fida SLK mi annuncia di essere in riserva di carburante.
Arrivo in ritardo alla riunione mentre Laura mi telefona che la Dottoressa di Messina ha telefonato inviperita da Messina perchè non andremo al matrimonio mentre la segretaria dello studio mi chiede se sono disposto a fare un visita alle 18.30.
Finisco la riunione e arriva una mamma a mostarmi un elettroencefalogramma mentre dal Pronto Soccorso vorrebbero un'ecografia all'addome di una bambina che una volta aveva un'appendicite e io l'avevo diagnosticata ma il chirurgo diceva di no e allora la mamma era partita per il mare invece l'appendicite c'era e l'avevano operata a Savona e adesso ha mal di pancia e l'ecografia devo farla io.
Faccio quasi tutto e riparto per lo studio che sono già le 18.30 ma la SLK è in riserva e devo trovare un distributore.
Lo trovo e arrivo allo studio con solo mezz'ora di ritardo ma la segretaria non mi sorride: sono in ritardo di mezz'ora.
Riparto alla 19.30 e mi fiondo in stazione a prendere Laura che arriva da Lecco; naturalmente il treno oggi è in orario.
Cena e finalmente quasi a letto. Sono le 23 e ho ancora voglia di scrivere un post.
Adesso finalmente potrò leggere qualche pagina del romanzo che ho acquistato ieri al supermercato.
Infatti la giornata comincia nella sarabanda infernale di una notte con quattro ricoveri e cartelle ancora da fare per l'andirivieni continuo dal Pronto Soccorso.
La mattina prosegue fra bambini che salgono dal PS, genitori che sbagliano l'orario e si presentano con due ore d'anticipo e intanto siedono in corridoio e altri che arrivano sperando in una fibroscopia che arriverà solo a mezzogiorno ma non sarà diagnostica e un day hospital che arriva da lontano ma la mamma, che è Colombiana, non sa perchè è dovuta venire a fare il day hospital e quindi non è passata dall'accettazione e non sa cosa fare dell'impegnativa.
Le dottoresse trottano come a S. Siro. Stefy sorride e le riesce bene; Concetta è arrivata ieri dalla Sicilia, sperava di offrire i dolci che ha portato e invece viene buttata subito a far cartelle, ma il sorriso non muore, beata lei.
Il primario ha da fare ecografie, rispondere al telefono, difendersi dal telefono, non ha timbrato perchè ha perso il badge ma tanto ha 2000 ore (duemila sì, non è un modo di dire) di plus orario e non gli interessa. Tanti e tante lo cercano e non può farsi negare come sostiene quell'altra dottoressa che domani si sposa a Messina e lui ha detto che non andrà, ma lei non ci crede e si è offesa.
Un altro medico arriva con la figlia e deve partire per le vacanze e non vorrebbe disturbare ma la bambina deve essere vista anche lei e la Direzione Sanitaria vuole che due cartelle siano chiuse entro mezzogiorno vabbè che non sono trascorsi i termini ma servono le fotocopie per una consulenza decisa in un altro ospedale dove abbiamo trasferito un bambino.
Arriva un altro bimbo che era già arrivato due giorni fa e aveva mangiato una sigaretta e gli abbiamo fatto una lavanda gastrica ma adesso respira male e la mamma non è convinta.
Alle undici arriva un amico e Collega, era il mio primario tanto tempo fa; adesso è in pensione e vorrebbe che uscissimo a pranzo, ma è arrivato alle undici e cosa deve fare?
La caposala mi ricorda che alle sedici c'è una riunione di budget con il direttore amministrativo che prima era un bancario e vuole occuparsi di spesa sanitaria ma non può decidere.
Vincenzo ha vinto il concorso e arriva mentre io vorrei uscire a pranzo con Gilberto ma non vuole venire a pranzo con noi.
Deve ripartire per Lamezia Terme in serata vabbè ti accompagno io al treno a Colico ma solo alle quindici, poi vedrai che arrivi a Linate.
Mentre tento di uscire arrivano due informatori del farmaco; ho appena chiuso le cartelle che la Direzione Sanitaria voleva, ho fatto due ecografie e andiamo finalmente a pranzo a Dongo.
Torno in reparto dopo pranzo, faccio un'ecografia e via a Colico ad accompagnare Vincenzo al treno poi di nuovo indietro per la riunione con il Direttore Amministrativo.
Sono in ritardo di un quarto d'ora e mi infilo in un ingorgo sulla statale mentre la fida SLK mi annuncia di essere in riserva di carburante.
Arrivo in ritardo alla riunione mentre Laura mi telefona che la Dottoressa di Messina ha telefonato inviperita da Messina perchè non andremo al matrimonio mentre la segretaria dello studio mi chiede se sono disposto a fare un visita alle 18.30.
Finisco la riunione e arriva una mamma a mostarmi un elettroencefalogramma mentre dal Pronto Soccorso vorrebbero un'ecografia all'addome di una bambina che una volta aveva un'appendicite e io l'avevo diagnosticata ma il chirurgo diceva di no e allora la mamma era partita per il mare invece l'appendicite c'era e l'avevano operata a Savona e adesso ha mal di pancia e l'ecografia devo farla io.
Faccio quasi tutto e riparto per lo studio che sono già le 18.30 ma la SLK è in riserva e devo trovare un distributore.
Lo trovo e arrivo allo studio con solo mezz'ora di ritardo ma la segretaria non mi sorride: sono in ritardo di mezz'ora.
Riparto alla 19.30 e mi fiondo in stazione a prendere Laura che arriva da Lecco; naturalmente il treno oggi è in orario.
Cena e finalmente quasi a letto. Sono le 23 e ho ancora voglia di scrivere un post.
Adesso finalmente potrò leggere qualche pagina del romanzo che ho acquistato ieri al supermercato.
20 giugno 2008
Pinturicchio

Ieri partenza per il primo viaggetto dell'anno; la mèta sarebbe Perugia con la mostra del Pinturicchio.
Le settimane di pioggia e la stanchezza delle ultime settimane ci hanno suggerito un approccio soffice al viaggio.
E infatti abbiamo fatto tappa a Trevi nella valle del Tevere.
Questa valle è uno dei posti più rilassanti, anche se chi ci abita forse la pensa diversamente.
Qualche vigneto e gli uliveti a perdita d'occhio sugeriscono che nei torchi e nei frantoi la tradizione cerchi di coesistere con il progresso.
La tentazione di cedere alla suggestione commerciale per turisti di bocca buona è tangibile.
Oggi vederemo Trevi, Spello ed Assisi per arrivare alla Galleria dell'Umbria a metà pomeriggio.
09 giugno 2008
La crisi del medico di famiglia
Due pazienti su tre lo evitano: meglio il pronto soccorso.
Questo titolo un po’ provocatorio è in prima pagina su “La Stampa” di oggi.
Pronta la risposta di un Medico di Famiglia all’intervista a pagina 11: “E’ vero, non possiamo farci nulla. Colpa dei pazienti troppo ansiosi."
Fin qui tutto bene.
Non mi schiero; faccio l’ospedaliero e sono felice; l’unico periodo infelice della mia vita è stato quando ho tentato di fare il Pediatra di Libera Scelta (si fa per dire: è un eufemismo).
Il problema è un altro.
Da anni il Ministro della Sanità, qualunque sia la sua bandiera, il suo nome e la sua età, però mi viene in mente un nome a caso, da anni, dicevo, il Ministro della Sanità Italiana riduce il numero degli Ospedali e degli ospedalieri sostenendo che la Medicina si fa e si deve fare sul territorio.
Infatti sul territorio si guadagna di più e non c’è un primario lazzarone, di nomina politica, a rompere i santissimi.
Bene.
Venisse il Ministro in Pronto Soccorso una mattina qualsiasi!
Mi verrebbe da auguragli di capitare, magari picchiato da una banda di balordi, senza essere riconosciuto, un sabato e in ora di discoteca, ma non posso: ai miei tempi si insegnava ancora la buona educazione.
Questo titolo un po’ provocatorio è in prima pagina su “La Stampa” di oggi.
Pronta la risposta di un Medico di Famiglia all’intervista a pagina 11: “E’ vero, non possiamo farci nulla. Colpa dei pazienti troppo ansiosi."
Fin qui tutto bene.
Non mi schiero; faccio l’ospedaliero e sono felice; l’unico periodo infelice della mia vita è stato quando ho tentato di fare il Pediatra di Libera Scelta (si fa per dire: è un eufemismo).
Il problema è un altro.
Da anni il Ministro della Sanità, qualunque sia la sua bandiera, il suo nome e la sua età, però mi viene in mente un nome a caso, da anni, dicevo, il Ministro della Sanità Italiana riduce il numero degli Ospedali e degli ospedalieri sostenendo che la Medicina si fa e si deve fare sul territorio.
Infatti sul territorio si guadagna di più e non c’è un primario lazzarone, di nomina politica, a rompere i santissimi.
Bene.
Venisse il Ministro in Pronto Soccorso una mattina qualsiasi!
Mi verrebbe da auguragli di capitare, magari picchiato da una banda di balordi, senza essere riconosciuto, un sabato e in ora di discoteca, ma non posso: ai miei tempi si insegnava ancora la buona educazione.
29 maggio 2008
Bergamo e l'Accademia Carrara

Oggi gita a Bergamo. No non credeteci. In realtà dovevo andare a discutere alcuni casi clinici ai Riuniti.
Poi però ce ne siamo andati all'Accademia Carrara.
L'Accademia Carrara è una delle più belle pinacoteche del nord Italia.
Se facciamo una proporzione con le dimensioni di Bergamo, che sostanzialmente non è una grande città, questa è una delle pinacoteche più grandi e importanti, paragonabile a Dijon e superiore alla Tosio Martinengo di Brescia.
C'è quasi tutto, Raffaello, Durer, Bellini, Mantegna, Bergognone, i due Ferrari, Luini, Crivelli, Signorelli...
Ora l'Accademia Carrara chiuderà per restauri per almeno due anni e mi è sembrato giusto andare a rivedermela.
Chissà dove saremo, se ci saremo e cosa useremo fra due anni...
24 maggio 2008
Rimini
16 maggio 2008
Il Museo Egizio (e gli psicologi)
E’ una della mete obbligate di Torino, come la Mole Antonelliana.
Ieri sono stato a visitare la Galleria Sabauda, ricca raccolta di pittura sistemata al piano superiore al Museo Egizio.
Nell’atrio del museo, nella strada antistante e nel raggio die due-trecento metri si accalcavano decine di scolaresche, perlopiù di scuole elementare o media.
Questi bambini e ragazzi correvano, disturbavano, imprecavano, importunavano più o meno inconsciamente chiunque si trovasse suo malgrado nelle vicinanze.
Gli insegnanti assistevano indifferenti; solo una giovane maestra a un certo punto ha urlato il suo disappunto.
Al ristorante cerco sempre di mettermi piuttosto lontano dai tavoli con bambini.
Mangiano con le mani, ruttano, corrono fra i tavoli, giocano e disturbano fra l’ammirazione o l’indifferenza dei genitori.
Qualcuno raggiunge vertici insuperati di fantasia quali infilare il cellulare del padre nella caraffa dell’acqua, nella costernazione vera o finta dei commensali.
Qundo diventano adolescenti leggiamo sempre più spesso sui giornali quello che fanno quando i genitori non li vedono.
Quando faccio notare questi comportamenti in ambulatorio, perché evidentemente si comportano così anche in ambulatorio, i genitori sono unanimi: la colpa è della scuola che non insegna più nulla, né l’educazione né alcunché.
Ma dottore non si potrebbe sentire uno psicologo?
Mi permetto una breve considerazione: la giornata è di 24 ore, minuto più, minuto meno; la durata delle lezioni è al massimo di cinque ore, minuto più minuto meno.
Chi è quindi responsabile del comportamento idiota di buona parte dei nostri figli? ovviamente la scuola!
E allora rassegnamoci a leggere sui giornali quando l’inciviltà passa la misura.
Anche Tutankamon, appena uscito dall'adolescenza, pare non sia morto nel suo letto.
La colpa è della scuola. Per una volta non è colpa della malasanità, ma non si sa mai.
Ieri sono stato a visitare la Galleria Sabauda, ricca raccolta di pittura sistemata al piano superiore al Museo Egizio.
Nell’atrio del museo, nella strada antistante e nel raggio die due-trecento metri si accalcavano decine di scolaresche, perlopiù di scuole elementare o media.
Questi bambini e ragazzi correvano, disturbavano, imprecavano, importunavano più o meno inconsciamente chiunque si trovasse suo malgrado nelle vicinanze.
Gli insegnanti assistevano indifferenti; solo una giovane maestra a un certo punto ha urlato il suo disappunto.
Al ristorante cerco sempre di mettermi piuttosto lontano dai tavoli con bambini.
Mangiano con le mani, ruttano, corrono fra i tavoli, giocano e disturbano fra l’ammirazione o l’indifferenza dei genitori.
Qualcuno raggiunge vertici insuperati di fantasia quali infilare il cellulare del padre nella caraffa dell’acqua, nella costernazione vera o finta dei commensali.
Qundo diventano adolescenti leggiamo sempre più spesso sui giornali quello che fanno quando i genitori non li vedono.
Quando faccio notare questi comportamenti in ambulatorio, perché evidentemente si comportano così anche in ambulatorio, i genitori sono unanimi: la colpa è della scuola che non insegna più nulla, né l’educazione né alcunché.
Ma dottore non si potrebbe sentire uno psicologo?
Mi permetto una breve considerazione: la giornata è di 24 ore, minuto più, minuto meno; la durata delle lezioni è al massimo di cinque ore, minuto più minuto meno.
Chi è quindi responsabile del comportamento idiota di buona parte dei nostri figli? ovviamente la scuola!
E allora rassegnamoci a leggere sui giornali quando l’inciviltà passa la misura.
Anche Tutankamon, appena uscito dall'adolescenza, pare non sia morto nel suo letto.
La colpa è della scuola. Per una volta non è colpa della malasanità, ma non si sa mai.
15 maggio 2008
Ancora Torino



Torino, Congresso della Società Nazionale di Neonatologia
Aggiungi immagine, cioè io che ci faccio qui? Forse ho lavorato troppo, ma non reggo più certi colleghi.
Questa mattina in albergo ai tavoli vicini si sentiva parlare solo di soldi e lavoro…
Comunque ho incontrato qualche amico, ho visto qualche persona antipatica; per fortuna di nemici qui non dovrei averne.
Mattina dedicata al convegno, poi sono fuggito in bicicletta.
Torino è un po’ tutta l’Italia; è vero che anche questo è un luogo comune, ma qui si percepisce che si è fatto almeno un pezzo di questo paese che affonda.
Le fisionomie sono quelle piemontesi e quelle di tutte le province del sud.
Le Olimpiadi sono state una buona occasione per fare quell’ordine e quella pulizia che Torino non ricordava più negli ultimi trent’anni.
Sono alloggiato in un albergo lussuoso dentro al Lingotto, lo storico stabilimento Fiat con la pista di collaudo sul tetto.
Ed è stato proprio nel ristorante sul tetto che ho rivisto questa sera un vecchio amico dei tempi di Verona.
Se la giornata mi ha fatto rivedere Torino e il suo sapore dalla posizione forse scomoda, ma privilegiata, del sellino della mia fidata bicicletta, la serata è stata l’occasione per fare un po’ di pace con l’ambiente medico.
14 maggio 2008
Torino
Finalmente lontano da quell’ospedale.
Viaggio da tregenda. Avevo sempre pensato che la strada più breve per andare da casa mia a Torino fosse l’autostrada Milano-Torino.
Invece no. La solerte Chiara, voce del temibile navigatore Tom-Tom mi ha informato che avrei fatto prima a imboccare la Milano-Genova, poi Alessandri-Asti e Torino.
E infatti così sarebbe stato se l’autostrada non fosse stata chiusa a Groppello Cairoli.
Mi è toccato attraversare la Lomellina dopo le 22, seguendo il fido navigatore, poi, a Casale Monferrato, ho ripreso l’autostrada.
Avevo fame; dopo aver scartato i vari banali e plastificati autogrill finalmente Torino.
Alla prima rotonda, vicino a un distributore Agip sfolgorava il furgone di Nico.
7-8 tipi di panini caldi, 2-3 tipi di birra mentre due o tre puttane battevano il marciapiede lì vicino.
Mi sono sfamato con un sontuoso panino caldo con porchetta calda e birra gelida attorniato da strani tipi in cerca di una scusa per tirare mattino.
Questa è vita!!
Viaggio da tregenda. Avevo sempre pensato che la strada più breve per andare da casa mia a Torino fosse l’autostrada Milano-Torino.
Invece no. La solerte Chiara, voce del temibile navigatore Tom-Tom mi ha informato che avrei fatto prima a imboccare la Milano-Genova, poi Alessandri-Asti e Torino.
E infatti così sarebbe stato se l’autostrada non fosse stata chiusa a Groppello Cairoli.
Mi è toccato attraversare la Lomellina dopo le 22, seguendo il fido navigatore, poi, a Casale Monferrato, ho ripreso l’autostrada.
Avevo fame; dopo aver scartato i vari banali e plastificati autogrill finalmente Torino.
Alla prima rotonda, vicino a un distributore Agip sfolgorava il furgone di Nico.
7-8 tipi di panini caldi, 2-3 tipi di birra mentre due o tre puttane battevano il marciapiede lì vicino.
Mi sono sfamato con un sontuoso panino caldo con porchetta calda e birra gelida attorniato da strani tipi in cerca di una scusa per tirare mattino.
Questa è vita!!
08 maggio 2008
Flikr? Flikr!
Da qualche tempo ho scoperto Flikr. Penso sappiate tutti che è una specie di Anobii delle fotografie.
Cioè noi ci mettiamo le nostre fotografie, poi gli altri magari le guardano.
In realtà la cosa non è così peregrina.
Da quando esiste la fotografia digitale, e quasi tutti la usano, il problema è diventato: che ne sarà delle nostre foto?
Inesorabilmente i supporti ottici e magnetici si deteriorano quindi metter le foto on line è uno dei tanti (o pochi?) sistemi per salvare le nostre immagini.
E infatti ho cominciato e alcune foto sono pubbliche, altre private, forse a futura memoria.
Poi ho visto che alcune immagini, che mi sono costate tempo, fatica e risorse, non interessano a nessuno.
Altre esercitazioni di elaborazione, qualcuna in bianco e nero, qualcuna proprio banale, hanno avuto invece un grande successo.
Che ne dicono i 20 lettori? Provate a guardare questa strana galleria e vediamo se l’impressione è proprio questa.
Poi tornerò a raccontarvi le mia giornate demenziali di ospedale, le uniche che suscitano interesse. Almeno a giudicare dai commenti.
Cioè noi ci mettiamo le nostre fotografie, poi gli altri magari le guardano.
In realtà la cosa non è così peregrina.
Da quando esiste la fotografia digitale, e quasi tutti la usano, il problema è diventato: che ne sarà delle nostre foto?
Inesorabilmente i supporti ottici e magnetici si deteriorano quindi metter le foto on line è uno dei tanti (o pochi?) sistemi per salvare le nostre immagini.
E infatti ho cominciato e alcune foto sono pubbliche, altre private, forse a futura memoria.
Poi ho visto che alcune immagini, che mi sono costate tempo, fatica e risorse, non interessano a nessuno.
Altre esercitazioni di elaborazione, qualcuna in bianco e nero, qualcuna proprio banale, hanno avuto invece un grande successo.
Che ne dicono i 20 lettori? Provate a guardare questa strana galleria e vediamo se l’impressione è proprio questa.
Poi tornerò a raccontarvi le mia giornate demenziali di ospedale, le uniche che suscitano interesse. Almeno a giudicare dai commenti.
01 maggio 2008
S. Croce a Naro

Non ci credevo. Dopo due mesi giusti di lavoro senza sosta, senza respiro e senza requie sono riuscito a ritagliarmi un paio d’ore.
No, niente Mar Baltico, niente bicicletta sulla pista dell’Adda, neanche alla libreria Cattaneo a Lecco.
Sono salito parte in auto, parte a piedi, sino alla frazione di Naro; non sono neppure uscito dal Comune di Gravedona.
C’era la festa di S. Croce e sono riuscito a vedere gli affreschi della chiesa omonima, dopo quattro anni di attesa.
L’Ospedale era sempre a portata di voce e di vista…
Pensare che avrei voluto cambiare l’automobile… ma per fare? Per salire fino a Livo; poi no, da Livo l’Ospedale non si vede, meglio stare più vicini.
28 aprile 2008
Nico e Maddy

Giornata cominciata male.
Strano, il lunedì solitamente sono di buon umore, invece oggi va tutto storto.
Il Pronto Soccorso manda su in reparto solo scemenze. Una varicella, un bambino che ha un foruncolo “sottopelle” e uno che ha vomitato il latte.
Cosa c’entra una varicella, un foruncolo e un vomito episodico? Non lo so; oggi si demanda tutto e tutto merita una visita in Pronto Soccorso ma soprattutto una valutazione specialistica.
Forse una varicella vista dal pediatra diventa una Varicella altrimenti sarebbe solo una varicella.
In amministrazione al terzo piano me la sbrigo più in fretta del previsto.
Poi mi ricordo che in reparto c’è Nicola con la sciura Roberta e il papà.
Sì, l’umore sta decisamente migliorando. Difficile resistere al sorriso della mamma Roberta e alla tranquillità rassicurante del papà di Nico.
Poi arriva anche Maddy, al secolo Maddalena Mamoli.
La sala giochi ha finalmente una padrona e anche il mio malumore si scioglie definitivamente.
Massì, non è poi male neanche questa Pediatria zoppicante.
26 aprile 2008
Odio e amo
Sulla maggior parte dei blog impazzano gli Odi et Amo. Bellissimi: tutti amano la sincerità e l’onestà; quasi tutti odiano la falsità e la disonestà.
Infatti le elezioni di 53 anni e due repubbliche l’hanno sempre dimostrato.
Allora provo a mia volta.
Odio:
Il processo stocastico.
L’approccio euristico.
Le meringhe.
Amo:
La decussazione piramidale.
La Golf.
Le aringhe.
E con questa mi sono allineato: anche il mio blog ha un Odi et Amo.
Infatti le elezioni di 53 anni e due repubbliche l’hanno sempre dimostrato.
Allora provo a mia volta.
Odio:
Il processo stocastico.
L’approccio euristico.
Le meringhe.
Amo:
La decussazione piramidale.
La Golf.
Le aringhe.
E con questa mi sono allineato: anche il mio blog ha un Odi et Amo.
20 aprile 2008
Elogio delle scale, ma solo in ospedale
Sabato, come sempre, un sabato in Pediatria.
Inizia la solita processione dal Pronto Soccorso, una bronchite, due bronchiti, una polmonite vista ieri che ho tentato di curare a casa, una gastroenterite.
Una piccola lattante con serie difficoltà respiratorie che avrebbe potuto arrivare in ospedale uno o due giorni prima con grande beneficio per tutti, e infatti sono ancora qui alle due di notte a scrivere quello che è successo ieri mattina.
Non si fa in tempo e compilare le cartelle cliniche, terapia e via; le mamme per lo più sorridono, va ancora bene.
Per ora nessun malcontento che si lamenta che aspetta mezz’ora in quanto nel frattempo nasce un prematuro, facciamo un’ecografia e visitiamo il bambino che era arrivato prima e poi mi chiamano al telefono perché ne sono arrivati altri due in Pronto Soccorso e un’altra mamma vuole un consiglio telefonico perché il bambino ha mangiato cinquanta pastiglie di fluoro per la carie; ma dove le teneva?
E allora venga in Pronto Soccorso che intanto telefoniamo al Centro Antiveleni, tanto lo so che la dose non è tossica, ma la mamma che lascia in giro le pastiglie potrebbe anche aver sbagliato i conti, ma non può portarlo perché ne ha un altro di bambino e a chi lo lascia, ma non ci sono più le suocere?
E allora potrei richiamarla io dopo aver sentito il Centro Antiveleni?
Ma come? Cercano su internet come si cura la dermatite del culetto e non trovano il numero di un Centro Antiveleni? Io non li invidio quelli che devono rispondere al loro telefono… garantito al limone.
Rimango della mia idea che non dovrebbe essere obbligatorio mettere al modo figli e le automobili dovrebbero costruirle con i sedili non ribaltabili.
Eppure dalla pubblicità ammiccano bambini paffuti con madri sorridenti e padri disponibili, sempre in giro fra mulini bianchi, automobili tirate a lucido, biberon sterili e cielo sempre sereno.
Per fortuna ogni tanto piove e non mi rammarico troppo perchè ho pedalato solo quattro ore e camminato altre due dall’inizio dell’anno.
Forse dovrei fare le scale e non prendere sempre l’ascensore in ospedale.
Inizia la solita processione dal Pronto Soccorso, una bronchite, due bronchiti, una polmonite vista ieri che ho tentato di curare a casa, una gastroenterite.
Una piccola lattante con serie difficoltà respiratorie che avrebbe potuto arrivare in ospedale uno o due giorni prima con grande beneficio per tutti, e infatti sono ancora qui alle due di notte a scrivere quello che è successo ieri mattina.
Non si fa in tempo e compilare le cartelle cliniche, terapia e via; le mamme per lo più sorridono, va ancora bene.
Per ora nessun malcontento che si lamenta che aspetta mezz’ora in quanto nel frattempo nasce un prematuro, facciamo un’ecografia e visitiamo il bambino che era arrivato prima e poi mi chiamano al telefono perché ne sono arrivati altri due in Pronto Soccorso e un’altra mamma vuole un consiglio telefonico perché il bambino ha mangiato cinquanta pastiglie di fluoro per la carie; ma dove le teneva?
E allora venga in Pronto Soccorso che intanto telefoniamo al Centro Antiveleni, tanto lo so che la dose non è tossica, ma la mamma che lascia in giro le pastiglie potrebbe anche aver sbagliato i conti, ma non può portarlo perché ne ha un altro di bambino e a chi lo lascia, ma non ci sono più le suocere?
E allora potrei richiamarla io dopo aver sentito il Centro Antiveleni?
Ma come? Cercano su internet come si cura la dermatite del culetto e non trovano il numero di un Centro Antiveleni? Io non li invidio quelli che devono rispondere al loro telefono… garantito al limone.
Rimango della mia idea che non dovrebbe essere obbligatorio mettere al modo figli e le automobili dovrebbero costruirle con i sedili non ribaltabili.
Eppure dalla pubblicità ammiccano bambini paffuti con madri sorridenti e padri disponibili, sempre in giro fra mulini bianchi, automobili tirate a lucido, biberon sterili e cielo sempre sereno.
Per fortuna ogni tanto piove e non mi rammarico troppo perchè ho pedalato solo quattro ore e camminato altre due dall’inizio dell’anno.
Forse dovrei fare le scale e non prendere sempre l’ascensore in ospedale.
12 aprile 2008
More solito
Solito week end in ospedale; speriamo sia uno degli ultimi.
E se non lo fosse lo diventerà per causa di forza maggiore.
Solito giro in reparto, dimissioni, processione dal Pronto Soccorso come se fosse il Corpus Domini; anzi siccome le processioni non le organizza più nessuno ecco che il Pronto Soccorso ne è diventato un buon sostituto.
Ieri è arrivata Sara, la famosa e piccola Sara che scrive sul blog!
Beh, è proprio come la immaginavo sostanzialmente.
Dovrebbe essere rimasta impressionata. Nel giro di dieci minuti ha conosciuto tre primari assortiti oltre a un urologo e due pediatri giovani, poi svariate infermiere, alcuni tentativi di fare il caffè, di cui solo il quarto è riuscito…
Noi abbiamo conosciuto solo suo marito.
Bene, buona domenica!
E se non lo fosse lo diventerà per causa di forza maggiore.
Solito giro in reparto, dimissioni, processione dal Pronto Soccorso come se fosse il Corpus Domini; anzi siccome le processioni non le organizza più nessuno ecco che il Pronto Soccorso ne è diventato un buon sostituto.
Ieri è arrivata Sara, la famosa e piccola Sara che scrive sul blog!
Beh, è proprio come la immaginavo sostanzialmente.
Dovrebbe essere rimasta impressionata. Nel giro di dieci minuti ha conosciuto tre primari assortiti oltre a un urologo e due pediatri giovani, poi svariate infermiere, alcuni tentativi di fare il caffè, di cui solo il quarto è riuscito…
Noi abbiamo conosciuto solo suo marito.
Bene, buona domenica!
07 aprile 2008
Addio, sciura Bruna
Pensò: che confusione! Ma era già, eterno e ineffabile, il pensiero della mente in cui la sua si era sciolta.
(L. Sciascia)

Addio, sciura Bruna,
non so piangere al momento giusto, scusami.
Anche tu non sapevi piangere e ridere al momento giusto.
Per questo eravamo amici, di un'amicizia che non è quella fra genero e suocera.
Adesso non puoi più attaccare briga con il sciur Peppino e neppure con Laura.
Io continuerò in sordina a prenderti in giro perchè non so piangere al momento giusto ma ti ho voluto sempre bene.
Aspettavamo il momento per un nuovo viaggio; avevo scelto la Camargue. Tu ora puoi andarci quando vuoi.
E so quale è stato il tuo ultimo pensiero: che confusione!
31 marzo 2008
Il politometro e voi siete qui

In questa convulsa campagna elettorale impazzano in rete alcuni giochini.
I più divertenti sono “Voi siete qui” e “Il politometro”.
Tu rispondi a rispettivamente 25 e 15 domande e questi ti indicano quale sarà probabilmente il tuo voto.
“Voi siete qui” dice che io sono equidistante e vicino a Socialisti, Italia dei Valori e PD; ovviamente molto lontano dalla Lega e da tutti gli integralisti cattolici e/o marxisti per i quali non vale sprecare nemmeno le maiuscole.
“Il polimetro” invece dice che sono un laico moderato e progressista e mi mette vicino ai Socialisti, ma fra me e il PD ci stanno i comunisti.
Mah… Pensare che mi è simpatico Fini…
Come avrai capito “Mei ramà scià cagneui!” (per chi non fosse lombardo: i cani danno molta più soddisfazione).
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