05 luglio 2009

Villingen & Schwenningen




Ieri sono tappa di trasferimento.
Appena entrati in Germania ci hanno accolto la pioggia e una lucente locomotiva a vapore in pressione pronta per un treno speciale.
Qui i treni sono un’istituzione; a un tiro di schioppo da Stoccarda sorge la mitica fabbrica di treni elettrici Marklin.
Comunque facciamo qualche foto sotto una pioggia, fortunatamente poco convincente e poi ripartiamo alla volta di Villingen. La cittadina fa coppia fissa con Schwenningen, dove nasce il nostro fiume. Peccato che fra l’una e l’altra ci sia una valletta che in bicicletta non promette nulla di buono.
Dopo l’arrivo all’ Hotel Romeus siamo usciti alla ricerca della sorgente del Neckar. Niente di più difficile nel momento in cui Schwenningen era in preda a un forsennata “notte di cultura”, una sorta di rumorosa notte bianca in cui la birra ovviamente scorreva a fiumi.

Abbiamo cenato con bistecche, wurst, insalata di rafano, crauti e patate e naturalmente weissbier, la mitica Furstemberg weissbier che si produce alle sorgenti del Danubio, a nove chilometri da qui. Quindi abbiamo dormito sullo spartiacque fra Mar Nero e Mare del Nord.
Oggi si dovrebbe partire; l’uso del condizionale riposa sulla presenza di minacciose colline coperte di boschi, ricche di micidiali saliscendi per le gambe poco allenate.

04 luglio 2009

Partenza!




Dopo un paio di giorni di duro lavoro, interrotto da pesanti sedute di ecografia, la cucina ha preso forma.
Manca la sagomatura e il taglio dei piani di lavoro, ma per questo avrei deciso di rivolgermi per aiuto al nonno di Mauro, come gentilmente suggerito dalla Signora Liliana.
E poi?
E poi abbiamo deciso di partire per la nuova avventura: la discesa in bicicletta del fiume Neckar, nella Germania del sud.
La bici sono caricate; mi sono fornito di un netbook con chiave modem ADSL per aggiornare la cronaca di viaggio sera per sera.


Queste sono le ultime note prima di affrontare lo Spluga e la valle del Reno. Contiamo di raggiungere Schvenningen, dove nasce il Neckar, in serata. Ieri, con uno sforzo sovrumano sono riuscito a prenotare la camera all’Hotel Romaus di Villingen.
Non è stato molto difficile perché ho trovato un albergatore che conosceva l’inglese come me quindi ci siamo intesi telefonicamente… a gesti!

30 giugno 2009

Onomastico in cucina





29 giugno, festa dei Santi Pietro e Paolo. Ringrazio con affetto tutti quelli che mi hanno spedito gli auguri in forma multimediale.
Ma un ringraziamento particolare a Maddalena, che ha deciso che mi chiamo nientedimenocchè San Paolo. Beh qualche volta lo dice anche la mia caposala. Per chi non la conoscesse Maddalena Maddy è la bambina più bella dell’Alto Lario Occidentale e il suo valore aggiunto è che ha un cromosoma in più.
Per quanto mi riguarda, a parte una breve scampagnata in ospedale per qualche ecografia, ho concluso la seconda giornata a montare la cucina del monolocale prossimo venturo.
Ho scoperto che montare una cucina è un po’ come un bel viaggio in bicicletta e quindi la prendo con filosofia.

Come in bicicletta parto alla mattina con grande entusiasmo e arrivo alla sera stremato, senza più neanche appetito.
Come in bicicletta molta gente mi guarda con degnazione e compatimento e mi chiede sempre la stessa cosa: “ma chi te l’ha fatto fare?”
Come in bicicletta ho le gambe piene di lividi: oggi mi sono fatto cadere sui piedi prima un trapano elettrico e poi un cassetto in costruzione.
Come in bicicletta ti sembra di avere percorso chissà quale distanza oggi e poi scopri che sono venti minuti di treno.
Con questa riflessione comincio a realizzare che il viaggio nella valle del Neckar si allontana e la bicicletta prenderà un supplemento d polvere.

28 giugno 2009

Novità attorno al solstizio

Dopo oltre cinque anni di viaggi quotidiani e di investimenti in gasolio e, più recentemente, in benzina, ho deciso “autonomamente” di acquistare un bilocale a Gravedona.
L’ho trovato in basso, da buon laghèe, non proprio sul lago ma con una finestra vista lago da cui si vede la punta di Bellagio.
La scelta dei pavimenti, delle tinte alle pareti, della tonalità del parquet e di altre amenità è stata avocata da donna Laura a sé stessa medesima, e senza appello.
Qualche piccola imperfezione nella tinteggiatura e nei colori è stata solo colpa mia, della mia ignavia e dei perfidi “pittori”, che vengono a pitturare a tradimento e nelle ore più impensate.
Fino ad oggi io non pensavo alla casa, preso dal lavoro e dalle mamme.
Oggi c’è stata un’inversione di tendenza. Il signore ecuadoregno che avrebbe dovuto montarci la cucina dell’Ikea ha deciso di raddoppiarsi il compenso.
E’ stato gentilmente invitato a tornare donde era venuto e poi quindi anche il povero pediatra è tornato utile per iniziare a montare la cucina con l’aiuto del suocero.
Il problema sarebbe anche che dopo due anni di digiuno si era deciso di partire giovedì mattina per un’incantevole pista ciclabile che si snoda lungo le rive del fiume Neckar…

06 maggio 2009

Mercoledì d'ordinaria follìa.

Dice la signora Liliana: ma non abbiamo più notizie della Pediatria…
Eccovi serviti con la cronaca di questa giornata.
Entro in reparto alle 7.30; sembra presto, ma oggi dovrò tenere un corso di aggiornamento e non potrò seguire il lavoro di routine sino a metà pomeriggio.
Da alcuni giorni sono stato costretto a spegnere il cellulare “pubblico” che sembra diventato quella del Barbiere di Siviglia.
La dottoressa giovane è a Varese; il giovane di studio giace nel suo letto di dolore afflitto da una faringite dolorosissima.
La dottoressa sicula è già in reparto; sorride, beata lei, e mi confida che non ha dormito per tutta la notte, comunque è pressoché da sola e ha già quasi finito il giro, interrotto da 2-3 visite di pronto soccorso.
Beviamo il caffè poi scendo all’aula dei congressi dribblando con poco successo la caposala e la pila di carte che dovrei firmare ogni mattina.
Al sotterraneo è già arrivata Anita, la giovane infermiera che mi affiancherà nel corso di aggiornamento.
Ci sono anche altri figuri amministrativi che mi presentano carte da firmare e controfirmare; il microfono non funziona; le batterie sembrano scariche e chiamo l’elettricista; invece era solo la rotella del volume chiusa alla consolle; grazie e io come facevo a saperlo? Comunque il proiettore funziona e miracolosamente non mi hanno cancellato le slides durante la notte.
Finisco la prima relazione e salgo in reparto a vedere se hanno bisogno di me: naturalmente e fortunatamente no.
Ridiscendo e iniziamo le esercitazioni pratiche; il cellulare, quello privato, è scarico e devo lasciarlo in reparto così non mi trovano più; è un illusione: compare l’infermiera del Pronto Soccorso con il mio cercapersone; ha il numero 57.
Nei ritagli di tempo cerco di parlare con il rianimatore per un problema della prossima settimana; il suo telefono non funziona e quando finalmente risponde si inkazza; cosa posso fare se ha un cordless scarico?
Finalmente arriva la pausa pranzo; decido per un panino con la capo-ostetrica che partecipa al corso d’aggiornamento; salgo in reperto a cambiarmi e mi bloccano; la capo-ostetrica va a mangiare con altre due infermiere e a me non resta che la mensa; c’è pasta ai quattro formaggi; orrore per la mia dieta; sto diventando una mongolfiera; mi accontento di un po’ di riso in bianco, due arance e un mandarino.
Torno a concludere il corso d’aggiornamento poi di corsa in reparto che alle 15 iniziano le ecografie.
Finisco giusto alle 18 per fare una visita allergologica che aspetta dalle 16; d’altra parte Marco, giacendo sempre nel suo letto di dolore, non ha potuto eseguirla.
Alle 17.30 arriva la reperibile mentre in sala parto si apprestano a concludere un’induzione perigliosa.
Ora sono solo le 20. Alle 20.30 c’è la cena per festeggiare un collega che diventa primario in un ospedale vicino; poveretto! Non sa cosa lo aspetta.
Spero di riuscire a leggere almeno qualche pagina dell’ultimo libro che ho iniziato, ma forse crollerò prima.

03 maggio 2009

La Dottora dei Pacchi

Molti dei 15 lettori si sono lamentati che il blog non venga aggiornato.
Sarà vero ma, tornato da un viaggetto di due giorni nel Vallese, ho trovato solo un messaggio della Dottora dei Pacchi.
Non vuol dire nulla; non sono in cerca di messaggi di conferma, ci mancherebbe. Forse però non ho mai parlato di Lei.
Dopo due anni di sterile fatica, cercando di insegnare come funziona un reparto a quattro successivi assistenti, di tre dei quali è meglio dimenticare, era arrivata Lei.
La Dottora mi aveva affascinato per il curriculum: invece di enfatizzare sciocchezze, come alcuni predecessori, aveva messo solo l’essenziale.
Fu amore a prima vista.
Giunse sulle rive del lago dopo una delle poche nevicate dell’inverno lariano e ne rimase perplessa, ma accettò comunque di lavorare con me.
Ogni mattina arrivava di pessimo umore. Al mio sorriso mattutino e contagioso (ho ancora l’entusiasmo del dopo laurea, dopo 32 anni) rispondeva con un sorriso forzato che resisteva fino al primo caffè, per aprirsi poi in una risata.
Risata che assumeva riflessi cangianti a seconda di quanto passava il convento.
E’ stata l’assistente che ha dato una sterzata al reparto.
Con Lei l’organizzazione è migliorata e il suo “controgiro” è diventata la costante con cui scandire la fine di ogni mattino.
Niente pranzo come tutti i cristiani, solo uno yoghurt, però mangiato in mensa, assieme ai comuni mortali.
Ogni settimana riceveva dalla Sicilia lo “scatolo”, poi evoluto nel “pacco” di cui allo pseudonimo.
Dallo “scatolo” estraeva ogni bendiddìo che mamma e papà spedivano da Spadafora.
Bendiddìo che Lei divideva con tutti e con me in particolare.
Poi, come da accordi, da programmi e da profezìa se n’è andata lasciando nella Pediatria di Gravedona un vuoto da colmare.
Il Peppino non aveva ancora un barca, ma Lei non sarebbe stata un marinaio di prua, avrebbe voluto il timone senza mai confessarlo, ma non per ambizione, sinceramente per non affaticare il suo primario.
Grazie Giusy! Mi manca anche il tuo sorriso storto, ma sincero, ogni mattina.

24 aprile 2009

L' Acqua Cheta





Forse sono diventato un’acqua cheta. Nel senso che non scrivo più nulla sul blog. In molti si lamentano. Non è proprio così; il più delle volte scendendo al lavoro di mattina mi ripropongo di aggiornare queste quattro pagine, e gli spunti non mancano, ma poi prevale l’accidia, la routine e il centinaio di seccature che allietano la mia giornata lavorativa.
Bene. Ora si cambia. Questa mattina ho deciso di rimanere a casa e riordinare foto e blog.
Siamo tornati questa notte dalla Toscana. La scusa di portare dei campioni per una ricerca all’Università di Siena è stata la molla che ci ha spinto a far vela sul Senese.
Tappa d’obbligo l’Osteria dell’Acqua Cheta a Montepulciano.
Dopo quattro o cinque visite non mi ha mai deluso. L’oste finto burbero adagio adagio si scioglie e si rivela sempre più simpatico.
Le carni alla brace, i primi robusti, il pane sciocco mi sono indispensabili per sentirmi veramente in Toscana.
La folla dei turisti di bocca buona non ha ancora rovinato questa osteria, che peraltro credo sia una piccola miniera d’oro per il nostro oste.
Speriamo non si rovini e non ceda alle lusinghe dell’omologazione.

06 marzo 2009

Ulrich



Dopo aver rinnovato il sito della Pediatria di Gravedona e quello della Simeup Lombardia, dopo aver caricato altre foto su Flikr, dopo essermi definitivamente stufato di Facebook, ho deciso di aggiornare anche questo povero blog.
E iniziamo dei miei 15 lettori.
Alcuni sono fedelissimi, lo vedo dal counter. Ci sono fra questi le sorelle Liliana e Zia Ale, la Dottora dei Pacchi e Veronica.
Perse le giovani Chiara, Sara e Anna.
Poi c'è Ulrich.
Dopo un silenzio di alcuni mesi, ma ovvìa è diventato nonno di Anna, ora è tornato prepotentemente alla ribalta.
Ma sapete che anche Ulrich ha un blog (http://www.ulrich-schwendke.de) in italiano?
Ulrich è uno dei grandi amici, non ce ne possono essere molti nella vita, al massimo cinque.
E' uno di quegli amici che magari non senti per mesi e mesi, come Giovanni da Firenze, ma sai che sono lì se ne hai bisogno.
Così vive Ulrich nella sua Straubing sulle rive del Danubio assieme a Hilde.
Forse è il grande fiume che gli suggerisce la saggezza, la tranquillità, lo studio meditativo dell'arte.

Consensuale la sua vulcanica attività in capo sociale che lo porta in giro per tutta la Germania con la Unione dei Seniori della città di Straubing.
L'unica cosa che mi lascia perplesso è il suo amore per l'Italia: provi a venire a viverci!

15 febbraio 2009

Siena





Dopo quasi due mesi di lavoro ininterrotto e, diciamolo pure, bestiale, mi sono preso un week-end.
Non è vera vacanza, è semi-lavoro perché lunedì sarò al Policlinico di Siena a discutere un progetto, comunque è meglio di niente; anzi.
Per mille motivi non ci sono né biciclette né cani, quindi possiamo dedicarci a tempo pieno a fotografia e sloow-food.
Poi si smaltirà nei prossimi due mesi senza requie.

01 gennaio 2009

Buon Anno




A Capodanno, finiti i botti, tutti più o meno tiriamo le somme. C’è chi fa discorsi alla nazione, chi si abbandona alla nostalgia cullato dalle libagioni di mezzanotte, chi lavora e chi dorme il sonno del giusto.
Non faccio eccezioni e a mia volta il pensiero corre, sempre più al passato, sempre meno al futuro, nonostate l’anno alle porte.
Questa sera voglio ricordare i miei tanti Colleghi: quelli che mi sono stati maestri e quelli che mi sono stati un po’ allievi.
Da tutti ho imparato.
Quindi Buon Anno, in ordine sparso a: Gianni, un altro Gianni ormai grigio, Giuseppe, due Paoli, uno giovane e uno anziano, i due Marco, Mariarosa, Elena, Gisella, Antonio, Giovanna, Maria, Paola, Gilberto, Giusy, altri tre Giuseppe, Gianna, Gigi, Pasquale, i due Rino, Miriam, Marina, Ciro, Adele, Salvatore, Andrea, Rinaldo, Alberto, Cristiano, Pina, Marlis, Herold, due Roberti, Carlo, Isabella, Mario, Stefania, Maria Rita, Antonio, Giorgio e Loretta, Fabrizio, Donato, Eugenio; ma sono molti di più.
Buon Anno ai genitori di tutti i bambini che ho accompagnato nell’ultimo viaggio e che mi guidano, ora che sono nella Luce.

30 dicembre 2008

Arrivederci Stefy e buon anno









Ieri sera festa di arrivederci per la Stefy, al secolo la Dr.ssa Stefania Ferrari che ci lascia per qualche mese con destinazione il mitico Ospedale San Raffaele a Milano.
Per l’occasione si sono riuniti un po’ di pediatri, un po’ di ginecologi, un po’ di urologi, qualche infermiera, un'ostetrica, il Direttore Sanitario, alcuni infiltrati e infiltrate e, last but not least, un internista di cattivo carattere.
Lo Sporting, teatro consueto di queste zingarate, era chiuso. A nulla sono valse le preghiere di ben due primari.
Le ragazze dello Sporting considerano il giorno di riposo più sacro di quanto i Ciellini considerino sacro il Potere.
S’è dovuto ripiegare su un ristorante-pizzeria di cui è meglio tacere il nome, che sembra uscito da un romanzo di Loriano Macchiavelli.
La prenotazione era per le 21 e alle 21.45 le cucine sono state inesorabilmente chiuse. L’ultimo arrivato, che si era attardato in Ospedale a chiudere le danze, ha dovuto accontentarsi di un calzone mezzo crudo farcito fra le altre schifezze anche con peperone crudo per intero. L'inibitore di pompa non c'era fra i contorni.
A parte questo è stata una bella festa.
Poche sono le fotografie pubblicabili, di cui mostriamo uno scelta galleria.
Fra gli ospiti si è notato l’uomo dell’anno 2008, il giovane di studio di Cusano Milanino, che per l’occasione era particolarmente disinibito.
Le ragazze erano al massimo dello splendore, con mises particolarmente audaci cui le fotografie non hanno saputo rendere giustizia.
Vabbè, è stata una specie di festa di Buon Anno…. Il 2009 non dovrebbe essere bisestile.

28 dicembre 2008

Auguri 2




Buon Natale, buon anno e tanti auguri.
Mi sembrano di rito e li contraccambio di cuore a tuti quelli che me li hanno inviati, scusandomi di non poterlo sempre fare personalmente e tempestivamente, ma ci proverò.
Sarebbe tempo di bilanci e, come ha fatto l’amico Antonio, mi piace rivolgere un pensiero a tutti gli amici.
Purtroppo, essendo molto polemico, so di non essere capace di controllare le mia natura. Ma è anche bene che chi mi è vicino sappia quello che provo. Spedirò un’email semi-privata e multipla agli amici.
Ma passiamo oltre.

Per me la primavera ha inizio il giorno dopo il solstizio d’inverno. In effetti iniziamo a contare i giorni che ci separano dall’equinozio e ogni giorno ci regala qualche minuto di luce in più.
Così questa mattina, prima che iniziasse a cadere la neve, ho fatto la prima uscita primaverile a piedi.
La destinazione, neanche a dubitarne, il Sentiero del Viandante, la mulattiera che unisce a mezza costa i paesi della costa orientale del Lago.
Abbiamo camminato da Corenno a Dervio, poi siamo tornati, ancora a piedi.
La natura non dorme mai e il vento del sud dei giorni scorsi ha fatto fiorire i calicantus e uscire le gemme delle ortensie.

Le quercie non hanno ancora perso le foglie, anzi, qualcuna è ancora verde…
Sulla sponda occidentale il Bregagno coperto di neve un po’protegge i paesi della costa e un po’ si ricorda di specchiarsi nel lago.

23 dicembre 2008

Auguri




Auguri!!!
Paolo e (quasi) tutto lo staff della Pediatria di Gravedona

14 dicembre 2008

Mese pesante





Già, tutti mi dicono che è più di un mese che non mi faccio vivo. Ma, ragazzi, qua si lavora!
Nell’ultimo mese sono riuscito a combinare un viaggetto a Roma, dove ho incontrato Franca, un amica di Anobii e ho scovato alcune trattorie “de Roma” su cui torneremo.
Poi ho lavorato abbastanza tanto; poi ho contribuito a mettere in piedi un piccolo incontro con i medici del territorio assieme ai nostri cugini ricchi, i ginecologi.
Mi sto dedicando a proseguire, peraltro molto lentamente, il rifacimento dell’impianto elettrico di casa. Insomma, ce n’è stato per tutti.

17 novembre 2008

Viva Slow Food e il bel tempo.



15 novembre - Il tempo è stato alterno; per tutto il giorno le nuvole si sono rincorse e noi abbiamo rincorso gli sprazzi di sole per fotografare questi paesaggi toscani in Val d'Orcia.
Quando proprio la pioggia ci ha costretto a riporre le fotocamere ci siamo rassegnati a comprar vini e formaggi in fattorie e cantine fra Pienza e S. Quirico d'Orcia.
La sera, quando la luce se n' è andata, il tempo ha deciso di diventare decisamente sereno.
Siamo approdati a Follonica per dormire all'aria di mare.
Le osterie che hanno segnato il nostro cammino sono state "La Porta" a Monticchiello, a sud di Montepulciano e "La Pacianca" a Follonica stessa.
16 novembre - Finalmente il cielo sereno sin dal mattino!
Laura ha deciso che la fotografia sarà l'hobby della sua vita, convinzione nata proprio in questi giorni, e imperversa fra alte luci, profondità di campo e rischiosi contro-luce fra la spiaggia del Tirreno e i colli che salgono verso Massa Marittima.
Prosegue la ferrea dieta d'osteria e la tappa di mezzogiorno, fra i soffioni boraciferi, è "Le Logge" a Monterotondo Marittimo, in bilico su un poggio e altrettanto in bilico fra le province di Grosseto, Pisa e Livorno.
Il pomeriggio lo passiamo nell'avvicinamento a Volterra, dove arriviamo giusto per fotografare il sole che scende giù verso Orbetello.
Alla sera scopriamo, se ce ne fosse conferma, il valore di Slow Food: la trattoria consigliata ci sembra lontana e ripieghiamo su una suggerita dalla Guida Touring.
Cena rigorosamente riscaldata a micro-onde all'Osteria dei Poeti; l'unica eccezione sono gli affettati toscani, belli, spessi e stantii.
Gli unici versi che mi risuonano sono "Cancheri, e beccafichi magri arrosto...", tanto per restare nella Toscana del Poliziano.
Ho deciso che non farò più le corna a Slow Food che mi definisce un "socio sapiente".

15 novembre 2008

Toscana



Quale miglior antidoto al logorìo della vita quotidiana che un rapido week end in Toscana?
La partenza non è delle migliori; il tempo è orribile e io mi attardo come sempre fra ospedale, ecografo e ambulatorio.
Finalmente alle 18 si parte! Mentre si discute animatamente come consueto dove si finirà per cena, verso Fidenza mi accorgo con raccapriccio di aver dimenticato il portafoglio a casa con carte di credito, documenti, qualche spicciolo e tutto quello che potrebbe servire nei prossimi tre giorni.
Vivace battibecco come si usa e poi la decisione stoica: lascio la Laura dentro un Motel e me ne torno a casa a recuperare il dimenticato.
Siccome soffro di colpi di sonno alla guida e l’unico antidoto è il digiuno rigoroso per questa volta si salta la cena.
Sonnellino a casa di tre ore poi di nuovo sul Doblò, che non è proprio né agile né a suo agio sotto la pioggia, e per le 7 del mattino sono davanti al Motel.
Laura ha dormito male, ma comunque sempre meglio e più di me, quindi riprendiamo il viaggio come niente fosse.
Parma, Reggio, Modena e Bologna sfilano sotto la pioggia.
Valicato l’Appennino sembra ci sia una schiarita, ma è un’illusione.
Dopo Firenze il tempo torna ad essere pessimo; le biciclette giacciono inutilizzate dentro il fragoroso Doblò.
La prima tappa sarà a Montepulciano, a casa di Valentina.
In attesa di tempo migliore ci dedichiamo con passione alla dieta d'osteria.
A mezzogiorno la Solita Zuppa a Chiusi ci mette l’animo in pace, ma l’osteria dell' Acquacheta di Montepulciano conclude superbamente la serata; per noi è già la seconda visita.

09 novembre 2008

27 anni!




Era più o meno l'ora in cui i cristiani vanno a dormire, invece Cristiano aveva deciso che fosse l'ora giusta per venire al mondo 27 anni fa.
Naturalmente ero reperibile.
Comunque auguri Chris!

02 novembre 2008

Le navigazioni del Lusitania



Domenica scorsa la barca da pesca del Sciur Peppino è scesa di nuovo in acqua.
GPS alla mano, giusto perché la giornata era molto limpida, e prua su Gravedona. A metà del lago, con un vento da sud appena appena fastidioso abbiamo deviato passando al traverso di Domaso per una foto di repertorio.
Altra foto di palazzo Gallio, costeggiando lentamente Gravedona, poi decisa prua su Cremia per il pranzo al Lumin.
Dopo un approdo piuttosto ingarbugliato da veri marinai d’acqua dolce (mancavano solo gli applausi ironici degli astanti) abbiamo scoperto che nel ristorante in riva al lago avevano predisposto un menu tutto valtellinese.
E infatti una coppia di domenicali stava mangiando, parte con le posate e parte con le mani, un succulento brasato con polenta, sorseggiando cocacola, e chiamando invano un piccolo lord con i capelli a paggetto, verosimile frutto del loro amore, che preferiva, imperturbabile, gettare ciottoli nel lago.
Dopo la memorabile bresaola affumicata, pizzoccheri e polenta con gorgonzola, abbiamo ripreso il largo rientrando dalla sponda orientale e bordeggiando per Dervio, Corenno e Dorio prima di rientrare nel porto sicuro di Colico.
Piccolo dramma: si era in bicicletta e avevamo dimenticato l’ora legale, quindi il rientro è stato nelle tenebre rischiarate dai miserevoli fanali della bici. Che però ci hanno resi visibile a un imbecille che percorreva la ciclabile in motocicletta in senso contrario.

19 ottobre 2008

Matera, Lucania e Basilicata





Su Matera non ci sono dubbi: è uno dei posti più belli d’Italia, anche se chi ci abita non è dello stesso parere.
Sbucando dal bordo della gravina, di fronte alla città, in tarda mattinata, lo spettacolo dei Sassi toglie il fiato.
Lo sapevo, l’ho provato, l’ho sperimentato e ha funzionato ancora.
Poi però Matera non è più quella di cinque anni fa.
Il doppio delle automobili e il triplo degli abitanti sono tornati a vivere nei Sassi per spingere questa città magica verso la globalizzazione e l’omologazione.
Ci sono ancora trattorie sincere e locali tipici, ma sono salvati solo dall’innata gentilezza e dal congenito senso dell’ospitalità dei Lucani.
Costantino, amico sincero e recente, passeggiando nel Cimitero alle Malve mi esprimeva il terrore che i Sassi diventassero come i trulli di Alberobello dove il ciarpame e la paccottiglia vengono sdoganati come souvenir.
Ma tant’è: Matera rimane sempre una città magica e non è stato ancora possibile rovinarla irreparabilmente.

Poi basta uscire qualche chilometro e il turismo di massa si stempera nel paesaggio incontaminato… o almeno poco contaminato… o no?

01 ottobre 2008

Senza marinaio di prua




Sul Lusitania, la leggendaria barca da pesca del Sciur Peppino sono sempre stato al timone.
Nessuno pescava, ma in prua, appollaiato a prendere il primo vento, il primo sole e tutte le onde, c'è sempre stato Marco.
E infatti in uno storico sms si è definito il mio "marinaio di prua".
Ieri ha terminato il suo primo stage presso la Pediatria di Gravedona e se n'è tornato a Milano.

Io sono sempre al timone, spero per qualche tempo ancora, ma da oggi navigo senza il mio marinaio di prua.
Marco è sempre stato così anche in reparto. Pronto a prendere il primo vento, il primo sole e tutte le onde.
L'abbiamo festeggiato la scorsa settimana, eccome, ma oggi c'è un po' meno sole: è il primo di ottobre.

25 settembre 2008

Treni e cani

In un Italia con mille problemi, dei quali il più importante al popolo e all'inclita appare quello di Alitalia, su cui è meglio stendere un velo pietoso, compare la nuova norma che vieta il tasporto sui treni dei cani con peso superiore a 6 kg.
La prima reazione mi sembrerebbe quella di provare a far salire su un treno un gatto di almeno 7 kg; però forse sarebbe più simpatico un maialetto di kg 20.
In buona sostanza sui luridi convogli di Trenitalia possono viaggiare impunemente cimici, pulci e pidocchi, oltre a portoghesi abituali, puttane sieropositive e vandali dichiarati che vanno allo stadio.
Io, munito di biglietto pagato con valuta in corso legale, non potrò far viaggiare la mia educatissima bull-mastiff con guinzaglio, museruola e certificato di vaccinazione, almeno per difesa personale?
Beh, forse è meglio così; eviterò che il cane si infesti con le zecche.

23 settembre 2008

Auguri nonno Cesare





Se non ci avessi lasciato diciotto anni fa oggi sarebbero 92 anni.
Lì dove ti trovi i compleanni non si contano, però tanti amici ti hanno raggiunto mentre noi siamo sempre un po' più soli.

16 settembre 2008

Viaggio a Frascati - 2

12 settembre. Bel convegno, vivace e interessante, alla faccia di chi pensa che i medici camuffino sempre le vacanze con i congressi.
Siamo in una villa molto in alto, isolata sopra Frascati. Dal terrazzo si vede Roma ma non c’è anima viva nel raggio di qualche chilometro e poi piove.
Cena a Rocca di Papa, in un bel ristorante con ampio terrazzo che sovrasta una sala da pranzo vetrata a picco sul lago di Castelgandolfo.
L’antipasto viene servito in terrazza presso a quattro grandi gazebos.
Nel primo le tartine, nel secondo i fritti, nel terzo verdure; nel quarto, finalmente cozze, capesante, salmone e altre golosità.
Passo con nonchalance per i primi tre e mi tengo l’appetito gagliardo per il quarto.
E infatti arrivo ai tavoli imbanditi di pesce con un bicchiere di prosecco.
E’ un attimo: il cielo diventa livido; arriva un colpo di vento, poi uno scroscio d’acqua di traverso e infine, nel parapiglia, una tromba d’aria solleva il gazebo e le cozze iniziano a turbinare nell’aria assieme al ghiaccio tritato.
Tutti si buttano verso lo scalone che scende in sala da pranzo.
Io e uno sfortunato con il piatto di salmone affumicato gocciolante ci rifugiamo in un incavo accogliente del muro… che fortunatamente è la porta di un ascensore.
Raggiungiamo la sala da pranzo in anticipo e quasi asciutti.
Ne approfitto per occupare una bella e grande tavola rotonda per tutti gli amici bagnati che sbucano in quel momento dallo scalone.
Il seguito è senza storia.
Il 13 settembre il programma del congresso non è così avvincente e fuggo alla mattina presto sul treno per Roma a incontrare un’amica di aNnobii: Franca.
Simpatica e colta mi fa conoscere la chiesa gotica di Santa Maria Sopra Minerva che ospita un Michelangelo, due Venusti, un Duccio di Boninsegna e un Benozzo Gozzoli.
Caffè veloce, treno e ritorno alla villa sopra Frascati per le ultime battute del congresso.
Al ritorno c’è stato un fuggi-fuggi generale nel timore che all’Alitalia qualcuno pensasse di sospendere i voli.
Io ero abbastanza tranquillo: troppi parlamentari tornano a casa al sabato sera e la casta avrà preso i suoi provvedimenti per non restare a piedi.

14 settembre 2008

Viaggio a Frascati - 1

Giovedì 11 settembre partenza per Frascati, come da post precedente.
Alla mattina non posso sottrarmi al lavoro ed arrivo in ospedale verso le 9. I giovani stanno lavorando alacremente e do solo qualche aggiustatina alla montagna di cartelle che giace sulla scrivania in attesa di registrazione, controllo e firma, nell'ordine.
Dovrei partire verdo le dieci del mattino e infatti avvio il motore alle 13 senza pranzo.
La macchina fotografica bella, per distinguerla dalla piccola che comunque non è brutta, è rimasta in auto.
Che fare? Lasciarla in aeroporto nel bagagliaio al sole dell'automobile nera per 3 giorni? Il giovane Marco si offre di portarla a Colico dal Sciur Peppino. Capitolo e gliela affido.
Invece resta a Gravedona mentre Marco va a Milano e pace.
Parto per Linate. Durante il viaggio ne approfitto per parlare al telefono con le mie molte donne.
Mentre saluto l'ultima, la mitica Valeria da Firenze, amica di libri, mi accorgo di aver macchiato irrimediabilmente la polo.
Chiudo il cellulare e mi precipito in aeroporto, meglio essere in anticipo con i venti che tirano in Alitalia.
La Donna, quella non virtuale, è rimasta a casa quindi viaggio con il solo bagaglio a mano.
Check-in rapido con preghiera, esaudita, di posto al finestrino, poi mi fiondo nei bagni maschili e, come in un film di sponaggio, cambio la polo con una bella camicia a maniche corte.
Aziono lo sciacquone per dare maggior credibilità alla mia sosta prolungata nel cesso, poi via di corsa e guadagno un posto sul volo che parte un'ora prima.
Grande e insperata fortuna! Dopo il mio volo Alitalia blocca tutti i successivi per Roma e forse non solo quelli.

E infatti a Fiumicino nessuno capisce nulla. La hostess che mi accoglie mi confonde con un professore ordinario che dovrebbe arrivare da Cagliari e mi carica su un lussuoso pullmino-con-autista che mi lascia davanti all'Hotel.
Non è proprio Frascati, è Monteporzio Catone, ma fa lo stesso.
La cena è meritata, anche se la doppia razione di pasta alla gricia con cui mi sono abbuffato mi farà sentire meno solo durante la notte.

11 settembre 2008

Monteporzio Catone

Dopo il secondo viaggio del Lusitania e dopo una memorabile cena di compleanno del suo marinaio di prua eccomi oggi a Monteporzio Catone, vicino a Frascati, dove domani e posdomani avremo un piccolo congresso sul virus respiratorio sinciziale (brutta bestia, garantito al limone...).
I prossimi post saranno dedicati agli avvenimenti degli ultimi giorni, per ora non ho le attrezzature per postare delle foto decenti.
Un'amica, non di blog, mi ha scritto accusandomi di essere troppo enfatico e ironico nel mio scrivere.
Sarà vero?
Spero di non aver tediato nessuno e di essere abbastanza comprensibile; accetto e aspetto commmenti sarcastici e sardonici. Ma dove sono finiti i miei 15 lettori?

06 settembre 2008

Engadina, terme e monasteri





Dopo lo sfortunato viaggio in Tunisia a fine agosto abbiamo deciso di provare una vacanza di due giorni.
Dopo mesi di lavoro e problemi di ogni genere non mi è sembrato vero di varcare nuovamente la frontiera, anche se era solo per la vicina Svizzera.
Ci siamo incaponiti per le Terme di Scuol, senza pensare che fino alla fine d'agosto per gli Svizzeri è alta stagione.
Nessuno dei nostri alberghetti di Scuol si è mosso a compassione e quando stavo per rinunciare mi è venuta l'illuminazione: Sent.

Questo paesino, romancio tutto d'un pezzo, si staglia sul versante nord della Bassa Engadina a pochi chilometri da Scuol.
Intuizione e prodigi di internet hanno fatto uscire dal cilindro una camera libera all'Hotel Retia di Sent.
Qui il tempo si è fermato a metà degli anni '60 del secolo scorso; sala da pranzo in cembro, musica soffusa all'ora di cena, decorazioni svizzere retrò.

Concerto con Haendel e Mozart nella chiesa evangelica alle 8 di sera, poi la tranquillità e il silenzio di una cameretta mansardata al terzo piano senza ascensore.
La mattina colazione a buffet con pane alle noci, marmellate fatte in casa, formaggi e salumi in abbondanza.

Scambi di sorrisi, cortesia svizzera, servizio inappuntabile.
Prima di scendere alle Terme il conto, naturalmente in euro, e gli anni '60 del secolo scorso sono diventati la bella cornice della carta di credito.
Fortunatamente le terme rilassano.
Il ritorno al pomeriggio è stato allietato dalla ricorrenza del 25° anniversario del patronato UNESCO del convento benedettino di Mustair, dove per l'occasione venivano offerti dolci e vino da attempate mascottes in costume tradizionale.

02 settembre 2008

Il varo del Lusitania


Molto tempo che non scrivo, è vero, sono diventato un po' selvatico.
Finalmente qualcosa da raccontare il 29 agosto: il varo della nuova barca da pesca del Sciur Peppino.
Ritrovo alle 7 a Colico per raggiungere il porto di Bellano dove ormeggiato dorme sornione il nostro natante.
All'equipaggio si è unito Marco il fedele scudiero della Pediatria di Gravedona che per qualche ora ha provato a gettare alle ortiche camice e fonendo.
Le manovre per uscire dal porto, prima a remi, poi con l'apparato motore recalcitrante, ricordano vagamente il varo del Lusitania.
Lo pensiamo in silenzio perchè porta male cambiare nome alle barche, ammesso che questa ne avesse avuto uno in passato.

Il timoniere porta la barca al largo giusto il tempo per decidere che attraverseremo il lago.
E mentre le case di S. Maria Rezzonico accolgono il primo sole sulla sponda occidentale puntiamo decisamente la prua a ovest.


Basta un quarto d'ora di navigazione per trovarci in balia di un Tivano vivace che alza le onde a dritta inzuppandoci in pochi minuti.
Tetragoni al freddo e agli spruzzi proseguiamo sin sotto le case di S. Maria mentre il Peppino comincia a invocare un caffè caldo e Marco a prua ride felice come un Milanese in vacanza.
Dopo qualche giro sotto le case decidiamo di assecondare il capitano e approdiamo a Cremia davanti al ristorante Lumin.
Caffè caldo rapido e poi via sulle onde del ritorno doppiando la punta di Dervio ma ormai il Tivano è cessato.

Rientriamo giusti in tempo per evitare la Breva.
La manovra di attracco non è delle più limpide: vorrei ormeggiare di poppa mentre il padrone ha deciso di entrare di prua.
Nel parapiglia spegniamo il motore mentre i pescatori dall'alto ridacchiano delle nostre manovre con i remi.
Sarà meglio tornare in ospedale.

24 agosto 2008

Le mie foto




Se avessi potuto cambiare lavoro mi sarebbe piaciuto fare il fotografo.
E infatti per molto tempo, anni or sono, ho cercato di trasformarmi.
Foto di natura, arte, ferrovie, paesaggi, viaggi, incontri.
Ore di anticamera nelle redazioni di molte riviste: Airone, Oasis, Qui Touring, Treni Oggi e Orobie.
Invariabilmente la risposta era sì, le sue foto sono belle, ma manca un racconto, oppure manca il seguito, oppure abbiamo appena pubblicato un servizio così, oppure ce le lasci da vedere, oppure guardi ne prendiamo qualcuna poi se mai gliele restituiamo.
Sempre traspariva un po' di diffidenza, di insofferenza, di sufficienza, di cosa vuoi tu che noi siamo più bravi.
Poi ho gettato la spugna e sono tornato a fare il medico a tempo pieno. Certo viaggio, fotografo, raccolgo e regalo le mie foto.
Adesso che non mi interessa più fare il fotografo, adesso mi cercano le fotografie, qualcuno me le pubblica senza neppure chiedere il consenso.
Mah... va a finire che mi metto davvero a fare il fotografo e getto il camice alle ortiche...
O no?

04 agosto 2008

Mare, monti & maremoti

Figli tutti al mare. Sono partite: prima l'Infermiera mancata poi la Suffragetta; la Toscana aspettava la sorella vicino a Palermo.
L'Informatico è rimasto a Milano, però si è lamentato che si cuoce (nel suo brodo).
Io sono rimasto a casa: una lunga e piacevole domenica di lavori domestici e non-lavori.
Fra le cose buone ho pulito tutta la cucina e cucinato passabilmente.
Fra le cose cattive ho scoperto che Falciatrice è stata alimentata a gasolio e non ha gradito.
Ora è bloccata e l'erba cresce inesorabilmente.
Tutto il resto va da cani, cani compresi.
La vita continua, forse.

15 luglio 2008

A volte ritornano



Fra venerdì e sabato ritorno in patria dalla Tunisia.
Un “overbooking” ci costringe una notte a Napoli.
Non sarebbe spiacevole se Laura non avesse fratturato la nona vertebra dorsale sulle scale umide del villaggio Valtur.
Nessuno ci aspetta all’aeroporto di Napoli, ma no, non è vero, ci attende un sollecito signore in camicia bianca a maniche lunghe che gentilmente ci libera del carrello portabagagli e dell’€uro di cauzione poco prima della partenza del taxi per l’hotel.
Poi, dopo una corsa dissennata sul porfido ineguale, veniamo sbarcati davanti all’Hotel 5 stelle che la compagnia aerea ha dovuto offrire.
La notte si chiude tragicamente sulla nona. Peccato che si tratti della dorsale di Laura e non della sinfonia di Beethoven.
Dopo circa otto ore la ragazza si riprende ed è in grado di raggiungere la terrazza al sesto piano per la colazione mentre io mi precipito sui taxi in attesa implorando un tragitto più lungo ma senza porfido verso Capodichino.
Arriviamo e mamma Alitalia si occupa finalmente di un imbarco adeguato, riservato e protetto mentre un altro signore indigeno si occupa del carrello portabagagli e dell’€uro incluso.
Il fatturato della “cauzione” dei carrelli portabagagli all’aeroporto di Napoli non è trascurabile; peccato non versarne una tangente ad Alitalia: uscirebbe dalla crisi.
Volo interno, quindi senza birra, verso Milano Linate.
All’arrivo la terra trema e sussurra: “a volte ritornano…” … decisamente siamo di bocca buona.

07 luglio 2008

Vacanze in scatola e congresso





Sono sempre più convinto che questo villaggio offra solo vacanze in scatola. Poco importa; avevo bisogno di staccare e ricaricare un po' le batterie e quindi tanto basta.
Un bel po' di libri, spiaggia, molto nuoto, il congresso in sordina.
Ieri cena a base di pesce, ovviamente con pagamento di supplemento; finalmente serviti a tavola e non più al self service: disastro.
Qui non sanno cos'è un ristorante e mettono a dirigerlo un animatore o un'animatrice: molta cordialità ma quanto a organizzazione siamo molto lontani.
La cena è trascorsa inesorabilmente lenta, con menù fisso e cadenzato; il nostro tavolo era un po' defilato quindi si sono dimenticati il vino, poi il contorno, poi ancora il vino. Però al momento del commiato ci hanno portato la nuova bottiglia di acqua fresca, che la precedente era terminata all'epoca delle tagliatelle.
I relatori girano un po' tristi. Siccome questo è un villaggio turistico nessuno li ossequia a sufficienza, anche se girano ostentando mocassini, calze lunghe e pantaloni stirati mentre noi peones giriamo in sandali e sotto i pantaloni il costume è sempre pronto per una nuotata.
So che manca qualche fotografia ma, a parte che i villaggi sono tutti uguali da Bali a Malindi, questa specie di internet point non permette di inserire la chiave USB nè altri supporti.

06 luglio 2008

Vacanze in scatola

Eccomi a Tabarka, villaggio Valtur, Tunisia.
Siamo qui per un congresso, ma è inevitabile essere immersi nella vita di questo villaggio.
Il villaggio è italiano e quindi la cucina è quella italiana omologata che si trova in tutti i ristoranti italiani da Copenaghen a Istambul, passando per le trattorie dei camionisti e le mense degli ospedali. Cambiano solo i frequentatori e il prezzo.
Qui il valore aggiunto sono le signore abbronzata e i mariti pallidi e flaccidi (come me) che si rincorrono ciabattando nelle infradito firmate, arraffando sempre il doppio di quello che si potrebbe mangiare al self-service, l'importante è non trovare il piatto di portata vuoto, derubato da quei maleducati che sono arrivati prima.
Il sonoro è un sottofondo rock deja vu e canzone italiana nostalgica, una sera c'è stata pure musica etnica sicula, che inizia verso le 9 del mattino e prosegue senza grandi variazioni sino alle 23.
Gli animatori non disdegnano l'occhiolino alle tardone, così come le animatrici ancheggiano gratuitamente per i loro mariti, però ci mettono anche un po' d'ironia.
In piscina si fa di tutto, ma proprio di tutto, tranne che nuotare.
Alla fine della serata si arriva con il rammarico di non aver partecipato alla visita al mercato del paese, alla gita in quad (squallido cammello motorizzato che puzza più del suo antenato), al corso di diving, a quello di golf e al torneo di bocce.
Tutti crollano stremati sul lettone nella camera climatizzata, domani è un altro giorno.
Però quando dico che faccio le vacanze in bicicletta o in trekking mi dicono: ma lei è pazzo, dottore!
Alla prossima vi racconto dei medici che frequentano il congresso. A presto.

30 giugno 2008

Onomastico felice


29 giugno 2008, giorno dei Santi Pietro e Paolo.
Scandito dagli sms di auguri di buon onomastico, potenza della multimedialità, abbiamo completato un piccolo ma significativo itinerario a piedi: dall’Ospizio Bernina all’Alp Grum.
Avevamo tentato con le ciaspole in gennaio ma una tormenta di neve e la mancanza di una traccia ci aveva portato vicini a una tragedia.
Oggi GPS, mappe, segnali e Google Hearth ci hanno permesso di tracciare il percorso che rifaremo con le ciaspole e con la neve del prossimo inverno.
Il percorso è banale d’estate, ma è stata la nostra prima uscita dopo mesi di lavoro quasi frustrante.
Grazie degli auguri a Giovi, Gabri, Marco, Concettina, Angela, Costy, Chris, Va’, Ve’, Paolone, Mauro e la sua tribù, Maddy, Peppino, e tutti quelli che mi hanno fatto sentire la loro presenza.
Nelle ultime settimane ho anche conosciuto altri lettori del blog: Chiara e Valeria. La multimedialità non è poi così alienante.

26 giugno 2008

Giornata bestiale, ma non più di altre

Dovrebbe essere la fine di giugno. Domenica è il mio onomastico. La Pediatria dovrebbe essere semivuota con medici e infermiere e mamme in partenza per le ferie.
Infatti la giornata comincia nella sarabanda infernale di una notte con quattro ricoveri e cartelle ancora da fare per l'andirivieni continuo dal Pronto Soccorso.
La mattina prosegue fra bambini che salgono dal PS, genitori che sbagliano l'orario e si presentano con due ore d'anticipo e intanto siedono in corridoio e altri che arrivano sperando in una fibroscopia che arriverà solo a mezzogiorno ma non sarà diagnostica e un day hospital che arriva da lontano ma la mamma, che è Colombiana, non sa perchè è dovuta venire a fare il day hospital e quindi non è passata dall'accettazione e non sa cosa fare dell'impegnativa.
Le dottoresse trottano come a S. Siro. Stefy sorride e le riesce bene; Concetta è arrivata ieri dalla Sicilia, sperava di offrire i dolci che ha portato e invece viene buttata subito a far cartelle, ma il sorriso non muore, beata lei.
Il primario ha da fare ecografie, rispondere al telefono, difendersi dal telefono, non ha timbrato perchè ha perso il badge ma tanto ha 2000 ore (duemila sì, non è un modo di dire) di plus orario e non gli interessa. Tanti e tante lo cercano e non può farsi negare come sostiene quell'altra dottoressa che domani si sposa a Messina e lui ha detto che non andrà, ma lei non ci crede e si è offesa.
Un altro medico arriva con la figlia e deve partire per le vacanze e non vorrebbe disturbare ma la bambina deve essere vista anche lei e la Direzione Sanitaria vuole che due cartelle siano chiuse entro mezzogiorno vabbè che non sono trascorsi i termini ma servono le fotocopie per una consulenza decisa in un altro ospedale dove abbiamo trasferito un bambino.
Arriva un altro bimbo che era già arrivato due giorni fa e aveva mangiato una sigaretta e gli abbiamo fatto una lavanda gastrica ma adesso respira male e la mamma non è convinta.
Alle undici arriva un amico e Collega, era il mio primario tanto tempo fa; adesso è in pensione e vorrebbe che uscissimo a pranzo, ma è arrivato alle undici e cosa deve fare?
La caposala mi ricorda che alle sedici c'è una riunione di budget con il direttore amministrativo che prima era un bancario e vuole occuparsi di spesa sanitaria ma non può decidere.
Vincenzo ha vinto il concorso e arriva mentre io vorrei uscire a pranzo con Gilberto ma non vuole venire a pranzo con noi.
Deve ripartire per Lamezia Terme in serata vabbè ti accompagno io al treno a Colico ma solo alle quindici, poi vedrai che arrivi a Linate.
Mentre tento di uscire arrivano due informatori del farmaco; ho appena chiuso le cartelle che la Direzione Sanitaria voleva, ho fatto due ecografie e andiamo finalmente a pranzo a Dongo.
Torno in reparto dopo pranzo, faccio un'ecografia e via a Colico ad accompagnare Vincenzo al treno poi di nuovo indietro per la riunione con il Direttore Amministrativo.
Sono in ritardo di un quarto d'ora e mi infilo in un ingorgo sulla statale mentre la fida SLK mi annuncia di essere in riserva di carburante.
Arrivo in ritardo alla riunione mentre Laura mi telefona che la Dottoressa di Messina ha telefonato inviperita da Messina perchè non andremo al matrimonio mentre la segretaria dello studio mi chiede se sono disposto a fare un visita alle 18.30.
Finisco la riunione e arriva una mamma a mostarmi un elettroencefalogramma mentre dal Pronto Soccorso vorrebbero un'ecografia all'addome di una bambina che una volta aveva un'appendicite e io l'avevo diagnosticata ma il chirurgo diceva di no e allora la mamma era partita per il mare invece l'appendicite c'era e l'avevano operata a Savona e adesso ha mal di pancia e l'ecografia devo farla io.
Faccio quasi tutto e riparto per lo studio che sono già le 18.30 ma la SLK è in riserva e devo trovare un distributore.
Lo trovo e arrivo allo studio con solo mezz'ora di ritardo ma la segretaria non mi sorride: sono in ritardo di mezz'ora.
Riparto alla 19.30 e mi fiondo in stazione a prendere Laura che arriva da Lecco; naturalmente il treno oggi è in orario.
Cena e finalmente quasi a letto. Sono le 23 e ho ancora voglia di scrivere un post.
Adesso finalmente potrò leggere qualche pagina del romanzo che ho acquistato ieri al supermercato.

20 giugno 2008

Pinturicchio


Ieri partenza per il primo viaggetto dell'anno; la mèta sarebbe Perugia con la mostra del Pinturicchio.
Le settimane di pioggia e la stanchezza delle ultime settimane ci hanno suggerito un approccio soffice al viaggio.
E infatti abbiamo fatto tappa a Trevi nella valle del Tevere.
Questa valle è uno dei posti più rilassanti, anche se chi ci abita forse la pensa diversamente.
Qualche vigneto e gli uliveti a perdita d'occhio sugeriscono che nei torchi e nei frantoi la tradizione cerchi di coesistere con il progresso.
La tentazione di cedere alla suggestione commerciale per turisti di bocca buona è tangibile.
Oggi vederemo Trevi, Spello ed Assisi per arrivare alla Galleria dell'Umbria a metà pomeriggio.

09 giugno 2008

La crisi del medico di famiglia

Due pazienti su tre lo evitano: meglio il pronto soccorso.
Questo titolo un po’ provocatorio è in prima pagina su “La Stampa” di oggi.
Pronta la risposta di un Medico di Famiglia all’intervista a pagina 11: “E’ vero, non possiamo farci nulla. Colpa dei pazienti troppo ansiosi."
Fin qui tutto bene.
Non mi schiero; faccio l’ospedaliero e sono felice; l’unico periodo infelice della mia vita è stato quando ho tentato di fare il Pediatra di Libera Scelta (si fa per dire: è un eufemismo).
Il problema è un altro.
Da anni il Ministro della Sanità, qualunque sia la sua bandiera, il suo nome e la sua età, però mi viene in mente un nome a caso, da anni, dicevo, il Ministro della Sanità Italiana riduce il numero degli Ospedali e degli ospedalieri sostenendo che la Medicina si fa e si deve fare sul territorio.
Infatti sul territorio si guadagna di più e non c’è un primario lazzarone, di nomina politica, a rompere i santissimi.
Bene.
Venisse il Ministro in Pronto Soccorso una mattina qualsiasi!
Mi verrebbe da auguragli di capitare, magari picchiato da una banda di balordi, senza essere riconosciuto, un sabato e in ora di discoteca, ma non posso: ai miei tempi si insegnava ancora la buona educazione.

29 maggio 2008

Bergamo e l'Accademia Carrara


Oggi gita a Bergamo. No non credeteci. In realtà dovevo andare a discutere alcuni casi clinici ai Riuniti.
Poi però ce ne siamo andati all'Accademia Carrara.
L'Accademia Carrara è una delle più belle pinacoteche del nord Italia.
Se facciamo una proporzione con le dimensioni di Bergamo, che sostanzialmente non è una grande città, questa è una delle pinacoteche più grandi e importanti, paragonabile a Dijon e superiore alla Tosio Martinengo di Brescia.
C'è quasi tutto, Raffaello, Durer, Bellini, Mantegna, Bergognone, i due Ferrari, Luini, Crivelli, Signorelli...
Ora l'Accademia Carrara chiuderà per restauri per almeno due anni e mi è sembrato giusto andare a rivedermela.
Chissà dove saremo, se ci saremo e cosa useremo fra due anni...

24 maggio 2008

Rimini



Rimini; congresso di Dermatologia per il pediatra.
Atmosfera un po' rilassata, tranquillità come se si giocasse "in casa".
Tanti amici, qualche collega e il lavoro che mi segue al cellulare come sempre.

16 maggio 2008

Il Museo Egizio (e gli psicologi)

E’ una della mete obbligate di Torino, come la Mole Antonelliana.
Ieri sono stato a visitare la Galleria Sabauda, ricca raccolta di pittura sistemata al piano superiore al Museo Egizio.
Nell’atrio del museo, nella strada antistante e nel raggio die due-trecento metri si accalcavano decine di scolaresche, perlopiù di scuole elementare o media.
Questi bambini e ragazzi correvano, disturbavano, imprecavano, importunavano più o meno inconsciamente chiunque si trovasse suo malgrado nelle vicinanze.
Gli insegnanti assistevano indifferenti; solo una giovane maestra a un certo punto ha urlato il suo disappunto.
Al ristorante cerco sempre di mettermi piuttosto lontano dai tavoli con bambini.
Mangiano con le mani, ruttano, corrono fra i tavoli, giocano e disturbano fra l’ammirazione o l’indifferenza dei genitori.
Qualcuno raggiunge vertici insuperati di fantasia quali infilare il cellulare del padre nella caraffa dell’acqua, nella costernazione vera o finta dei commensali.
Qundo diventano adolescenti leggiamo sempre più spesso sui giornali quello che fanno quando i genitori non li vedono.
Quando faccio notare questi comportamenti in ambulatorio, perché evidentemente si comportano così anche in ambulatorio, i genitori sono unanimi: la colpa è della scuola che non insegna più nulla, né l’educazione né alcunché.
Ma dottore non si potrebbe sentire uno psicologo?
Mi permetto una breve considerazione: la giornata è di 24 ore, minuto più, minuto meno; la durata delle lezioni è al massimo di cinque ore, minuto più minuto meno.
Chi è quindi responsabile del comportamento idiota di buona parte dei nostri figli? ovviamente la scuola!
E allora rassegnamoci a leggere sui giornali quando l’inciviltà passa la misura.
Anche Tutankamon, appena uscito dall'adolescenza, pare non sia morto nel suo letto.
La colpa è della scuola. Per una volta non è colpa della malasanità, ma non si sa mai.

15 maggio 2008

Ancora Torino




Torino, Congresso della Società Nazionale di Neonatologia
Aggiungi immagine, cioè io che ci faccio qui? Forse ho lavorato troppo, ma non reggo più certi colleghi.
Questa mattina in albergo ai tavoli vicini si sentiva parlare solo di soldi e lavoro…
Comunque ho incontrato qualche amico, ho visto qualche persona antipatica; per fortuna di nemici qui non dovrei averne.
Mattina dedicata al convegno, poi sono fuggito in bicicletta.
Torino è un po’ tutta l’Italia; è vero che anche questo è un luogo comune, ma qui si percepisce che si è fatto almeno un pezzo di questo paese che affonda.
Le fisionomie sono quelle piemontesi e quelle di tutte le province del sud.
Le Olimpiadi sono state una buona occasione per fare quell’ordine e quella pulizia che Torino non ricordava più negli ultimi trent’anni.
Sono alloggiato in un albergo lussuoso dentro al Lingotto, lo storico stabilimento Fiat con la pista di collaudo sul tetto.
Ed è stato proprio nel ristorante sul tetto che ho rivisto questa sera un vecchio amico dei tempi di Verona.
Se la giornata mi ha fatto rivedere Torino e il suo sapore dalla posizione forse scomoda, ma privilegiata, del sellino della mia fidata bicicletta, la serata è stata l’occasione per fare un po’ di pace con l’ambiente medico.

14 maggio 2008

Torino

Finalmente lontano da quell’ospedale.
Viaggio da tregenda. Avevo sempre pensato che la strada più breve per andare da casa mia a Torino fosse l’autostrada Milano-Torino.
Invece no. La solerte Chiara, voce del temibile navigatore Tom-Tom mi ha informato che avrei fatto prima a imboccare la Milano-Genova, poi Alessandri-Asti e Torino.
E infatti così sarebbe stato se l’autostrada non fosse stata chiusa a Groppello Cairoli.
Mi è toccato attraversare la Lomellina dopo le 22, seguendo il fido navigatore, poi, a Casale Monferrato, ho ripreso l’autostrada.
Avevo fame; dopo aver scartato i vari banali e plastificati autogrill finalmente Torino.
Alla prima rotonda, vicino a un distributore Agip sfolgorava il furgone di Nico.
7-8 tipi di panini caldi, 2-3 tipi di birra mentre due o tre puttane battevano il marciapiede lì vicino.
Mi sono sfamato con un sontuoso panino caldo con porchetta calda e birra gelida attorniato da strani tipi in cerca di una scusa per tirare mattino.
Questa è vita!!

08 maggio 2008

Flikr? Flikr!

Da qualche tempo ho scoperto Flikr. Penso sappiate tutti che è una specie di Anobii delle fotografie.
Cioè noi ci mettiamo le nostre fotografie, poi gli altri magari le guardano.
In realtà la cosa non è così peregrina.
Da quando esiste la fotografia digitale, e quasi tutti la usano, il problema è diventato: che ne sarà delle nostre foto?
Inesorabilmente i supporti ottici e magnetici si deteriorano quindi metter le foto on line è uno dei tanti (o pochi?) sistemi per salvare le nostre immagini.
E infatti ho cominciato e alcune foto sono pubbliche, altre private, forse a futura memoria.
Poi ho visto che alcune immagini, che mi sono costate tempo, fatica e risorse, non interessano a nessuno.
Altre esercitazioni di elaborazione, qualcuna in bianco e nero, qualcuna proprio banale, hanno avuto invece un grande successo.
Che ne dicono i 20 lettori? Provate a guardare questa strana galleria e vediamo se l’impressione è proprio questa.
Poi tornerò a raccontarvi le mia giornate demenziali di ospedale, le uniche che suscitano interesse. Almeno a giudicare dai commenti.

01 maggio 2008

S. Croce a Naro


Non ci credevo. Dopo due mesi giusti di lavoro senza sosta, senza respiro e senza requie sono riuscito a ritagliarmi un paio d’ore.
No, niente Mar Baltico, niente bicicletta sulla pista dell’Adda, neanche alla libreria Cattaneo a Lecco.
Sono salito parte in auto, parte a piedi, sino alla frazione di Naro; non sono neppure uscito dal Comune di Gravedona.
C’era la festa di S. Croce e sono riuscito a vedere gli affreschi della chiesa omonima, dopo quattro anni di attesa.
L’Ospedale era sempre a portata di voce e di vista…
Pensare che avrei voluto cambiare l’automobile… ma per fare? Per salire fino a Livo; poi no, da Livo l’Ospedale non si vede, meglio stare più vicini.